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SPAZIO - INTERVISTA (Cecile Bertod)

Cari amici, oggi a rispondere alle nostre domande e curiosità abbiamo con noi Cecile Bertod. L'autrice del libro "Tu mi appartieni"



Ciao Cecile grazie per averci concesso questa intervista e benvenuta sul blog "Il confine dei libri".

Grazie a voi per avermi chiesto di partecipare =)


  • Da dove è nata l'idea di scrivere il tuo ultimo libro?
  • Più che ultimo libro, ultima pubblicazione. Purtroppo con il contratto con la Newton si è venuto a creare un leggerissimo divario (leggi voragine incolmabile) tra quello che scrivo e quello che pubblico. Ho tipo sei, sette libri inediti dopo “Tu mi appartieni” che per ora ristagnano in attesa di delibera. Ma ritorniamo al libro. Ecco, io ora vorrei rispondere qualcosa di intelligente che inizi con: “Tutto è partito da…” Ma credo sarebbe una rivendicazione di possesso neurologico che non mi appartiene. Dunque, sarò schietta: ero a Barcellona, devastata dalla Estrella, che cercavo di scrivere un diario di viaggio. Prova solo a immaginare io da sola. IO. DA SOLA. Con la Estrella, dettaglio direi fondamentale dell’equazione. Uno strazio. Non era un tentativo di autobiografia, era un suicidio letterario. Aveva assunto i toni della patologia, non scherzo. Apro, chiudo, apro, riapro. Niente. Quel libro non voleva uscire in alcun modo. Ho ancora il primo capitolo conservato da qualche parte. Rimasto figlio unico di madre vedova per mesi. E intanto una sera, una a caso, dopo un concertino jazz vergognoso in cui becco un sassofonista portoghese dal quale sono fuggita indegnamente adducendo scuse improbabili, tutto questo mentre i miei ormoni gridavano, “NO, TI PREGO NO. NON SAI QUANDO RIVEDRAI UN’ALTRA VOLTA UN SASSOOOOOFONOO”…Eeeh… Tristi ricordi. Di… Dicevamo? Ah, sì, il romanzo. E niente, torno a casa e riprovo, rimugino, e alla fine esasperata chiudo tutto, apro un file nuovo e inizio a tirare giù frasi a caso. Ora, io non lo so se era la disperazione del mio orologio biologico, la data di scadenza del Valium, l’immagine del sassofono che aleggiava mistica e konfuica nella stanza, fatto sta che mi ritrovo senza sapere come, dove, quando e perché (no, oddio, magari il perché giusto un tantino…) in un locale di scambisti a cinque livelli con un personaggio tra le mani come Natalie, che praticamente sembrava una bomba a orologeria pronta a esplodere. La storia della mia vita. Meno faccio sesso, più produco. Il giorno che mi troverò un uomo in pianta stabile magari troverò un lavoro vero.
  • Come mai hai scelto di pubblicarlo in self?
  • La Newton per ora credo sia interessata al filone chick lit. Immagino valga un po’ per tutti gli autori. Parti in un determinato modo e ti crei, tuo malgrado, una certa cerchia di lettori. Cambiare genere significa mettere un po’ a rischio tutto il processo. Alla fine sì, come ti pare. Conta la storia, se è bella è bella a prescindere da quale sia il tuo genere d’origine, ma siamo così sicuri che la Rowling avrebbe venduto tutti quei libri se avesse cambiato momentaneamente tipologia di bacchetta? Non lo so, riflettiamoci un attimo… Elucubrazioni soft porno su Harry Potter… Comunque, tornando al self, chiarito che il mio target di riferimento è relativo al chick lit, restava il libro ed era stupido tenerlo sul desktop. Avrei potuto provare a darlo a un agente, ma onestamente ho già una casa editrice, quello che non mi pubblicano preferisco gestirlo da sola, più che metterlo in mano a terzi.
  • Lo stile è del tutto diverso da gli altri, da cosa è dovuto questo cambiamento?
  • Volevo un erotico cupo, dai risvolti drammatici, anche se comunque contenuti. Cercavo uno stile che creasse la giusta atmosfera. Doveva essere tesa, rallentata, introspettiva. Oddio, non so se ci sono riuscita, come ho detto era un tentativo, ma cerco sempre di associare il linguaggio al tipo di trama. La scelta della terza persona è stata fondamentale. Il presente mi serviva a mantenerlo ancorato al contemporaneo, quindi tutto sommato una storia che potrebbe svolgersi tranquillamente intorno a te. Natalie è una ragazza comune, si doveva avere l’impressione di poterla avere lì accanto, magari mentre sei seduto in un bar o fai la fila al cinema. Usare il passato significava darle qualcosa di irreale, e già di per sé la trama tende a trascinarti in una realtà non proprio comune. Per la terza persona be’… Era obbligatoria. Se avessi usato la prima, Natalie si sarebbe mostrata da subito in tutte le sue contraddizioni, e non avremmo avuto modo di conoscere nulla della psicologia dei personaggi che le ruotavano attorno. Con la terza sei più libero, puoi dire solo quello che vuoi, quando ritieni sia necessario.
  • Quale dei tuoi personaggi si avvicina di più alla tua personalità?
  • Un personaggio di cui non ho ancora mai parlato e che per ora pisola sul mio PC. Spero di potervelo mostrare presto, si chiama Daphne Hayes ed è… singolare.
  • Natalie è un personaggio abbastanza complesso, come mai questa scelta?
  • In effetti Natalie è l’elemento cardine del libro. Più che una trama, volevo parlare di un personaggio. Spesso negli erotici si descrivono uomini segnati da passati drammatici, che lottano con le loro psicosi, le loro perversioni. Per una volta volevo che fosse lei quella da salvare e non lui, e volevo che fosse realmente disturbata e che lo rimanesse. Perché non amo il fatto che tutti questi incredibili episodi del passato, tipo violenze, abusi, vengano descritti sempre nel dettaglio ma poi si risolvano con una semplice passata di spugna. Natalie fa intuire cosa le è accaduto, non spiega passo dopo passo il suo trascorso, ma resta malata anche alla fine del libro. Non trova la sua redenzione, trova solo un suo equilibrio per convivere con i suoi traumi, imparando ad accettarli. Trovavo l’idea incredibilmente affascinante, perché io stessa mi porto dietro grossi traumi e so per esperienza che non vanno mai via. Magari ci sono periodi in cui sembra di averli finalmente archiviati, ma basta anche solo una piccola, piccolissima variazione e ti ritrovi indietro di anni, come se non fosse mai successo nulla. E allora devi imparare ad accettarti per quello che sei, comprese le tue sfibranti incapacità.
  • Dove ti sei documentata riguardo le scene erotiche del finale che riguardano il shibari?
  • Ecco, questo è stato un momento davvero drammatico della mia esistenza. Avevo il computer invaso di foto, file, documenti. Ho preso anche un paio di libri. Tutto questo con la mia famiglia che mi ronzava continuamente intorno. Perché sei Made in Sud. Non puoi pretendere di scrivere tipo poeta maledetto, chiuso nel tuo scantinato segreto circondato da opere d’arte lascive. No, io stavo in salotto, hai presente? Con tre quarti della famiglia che mi girava intorno. Perché la seconda parte l’ho completata una volta ritornata alla mia vita abituale. E tipo ero lì che cercavo di dare un senso a quattro anni di Tetris in dodici pagine e mia nonna urlava che la pasta era pronta, mia madre cercava di strangolarmi perché “Insomma vuoi stirare quelle cavolo di camicie una buona volta” e mio padre che non riusciva a fare nulla senza prima aver interpellato anche la Nasa. Aggiungi che non è che erano proprio foto ricordo della comunione. Vivevo col terrore della scomunica. Cancellavo la cronologia internet a scaglioni di cinque minuti con la frequenza cardiaca di un corridore. 
  • Nel finale entra il personaggio di Xavier ma non prosegue oltre, pensi di scrivere un continuo o una storia a parte per lui?
  • Si, all'inizio doveva essere marginale. Ma più scrivevo più mi trovavo fosse un personaggio fantastico. Così, invece di mettergli un epilogo congruo, l’ho lasciato un po’ in sospeso, sperando di avere un po’ di tempo. Non so quanto mi ci vorrà e comunque andranno attesi i famosi quattro mesi di opzione con la CE per sapere se verrà o meno pubblicato e in che forma, ma posso dire di aver almeno trovato il titolo. E’ successo ieri, mentre fissavo con espressione ebete il desktop, chiedendomi se fosse o meno il caso di scartare la seconda kinder delice della giornata.
  • Qualcosa di nuovo bolle in pentola? Se cosi puoi anticiparci qualcosa?
  • Molte. Moltissime cose. Ma mi hanno detto che se parlo mi razionano i biscotti. L’unica cosa che credo di poter dire senza rischiare che la CIA sfondi la porta della mia stanzetta è che il ventinove di questo mese scadono i 4 mesi di opzione per un inedito dal titolo Curvy e saprò finalmente cosa posso farne. C’è la possibilità che il 30 novembre esca Non mi piaci ma ti amo in edizione economica. Almeno abbiamo trovato un link su Mondadori Store che sembrava ventilarlo. Il punto vedi? E’ che perdi un po’ il contatto con quello che fai, quando c’è di mezzo una grossa CE. Io stessa non so mai bene cosa sta per accadere con i miei lavori. 
  • Scrivi a tempo pieno o ritagli dei momenti per farlo?
  • Di notte. Io principalmente scrivo di notte. Perché sono totalmente insonne. Questo almeno fino alle sei del mattino, poi non è che mi addormento, collasso.
  •  Cosa consigli alle persone che ora stanno pensando di intraprendere la carriera di scrittrice/scrittore?
  • Non lo so davvero. Per me è uno splendido passatempo. Una forma di riscatto che prendo dalla vita quando qualcosa non va come vorrei.  Definirla carriera implica un percorso che non è detto che ci sarà e questo vale per me come per chiunque altro. Un giorno hai qualcosa da dire e magari scrivi un libro che vale la pena leggere, il giorno dopo potresti non riuscirci più. Non è una costante, è l’intersezione innaturale di elementi incongruenti che per un qualche motivo, magari del tutto improvviso e accidentale, si sono concatenati fino a produrre un risultato che, l’esperienza insegna, è fuggevole, soprattutto in un genere effimero come il rosa, che più di tutti risente della leggerezza dei contenuti e delle mode. Quindi più che carriera, io direi che occorra definire uno scopo. Se è quello di interfacciarvi con il mercato, allora la prima cosa è fare in modo che sia qualitativamente parlando idoneo. Ho iniziato senza saper neanche cosa fosse una piattaforma self e non è tutto così immediato. Alcune cose sono venute con gli anni. Altre devo ancora impararle. Cercate di apprendere quante più cose possibili, a partire dalla costruzione di una trama, per arrivare alla creazione di una copertina. Non tralasciate mai niente. Se c’è una cosa che ho capito è che questo è un settore dove per emergere devi saper fare il numero maggiore di cose possibili da solo, perché se già inizi a rivolgerti a terzi i costi possono essere proibitivi e non è detto che i risultati siano quelli sperati. Non sai mai a chi ti stai affidando e se non possiedi le capacità necessarie, rischi di scoprirlo troppo tardi. L’editing, la promozione. Siamo imprenditori di noi stessi. A volte spaziamo dalla grafica al marketing e tutto in una sola figura. E sì, conoscere tante persone magari aiuta, ma a lungo andare è solo la qualità del prodotto che fa la differenza tra chi resta e chi va via. E a volte non basta neanche questo. Vorrei avere già le risposte e invece sono piena di dubbi proprio come voi, perché sono solo una piccola esordiente che muove i primi passi. Il mio quindi non è neanche considerabile un vero consiglio, solo quello in cui ho deciso di credere in questi ultimi quattro anni. 
  • Secondo le tue esperienze è meglio il self o case editrici?
  • Ognuna ha i suoi vantaggi. Immagino vada a seconda dell’indole e dell’obiettivo personale. A me il self onestamente bastava e la CE implica togliere una buona fetta delle cose che normalmente mi amo fare, come la realizzazione di una copertina, per dirne una. Però c’è da dire che lavoro con dei professionisti che mi stanno insegnando tante cose e che difficilmente il contenuto dei miei romanzi si sarebbe potuto presentare in vesti migliori, se avessi agito senza la collaborazione di un editor professionista. Bisogna considerare sempre tutto, senza lasciarsi trascinare troppo dall'impulsività. Ho la possibilità di lavorare con una grande CE, ma posso comunque pubblicare qualcosina da self, direi che per il momento questo è un connubio perfetto e risento solo dei lunghi tempi di attesa. Non voglio lamentarmi. Sarebbe ingiusto per tutti quelli che in qualche modo vorrebbero essere al mio posto. Magari sono qui solo per caso, ciò non toglie che sia un’incredibile opportunità. 

Grazie mille per la tua disponibilità, ti auguriamo tanto successo per questa bellissima opera e per le altre a venire, buona fortuna, il confine dei libri.

In bocca al lupo per il vostro blog e grazie mille per le quattro chiacchiere. 



(Domande realizzate da: Mariagrazia - Intervista da: Mariagrazia)
http://ilconfinedeilibri.blogspot.it/2015/10/tu-mi-appartieni.html





1 commento:

  1. bravissima, Cecile :) adoro le tue interviste, mi fai sempre sorridere :)

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