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Storia di una ladra di libri


Autore: Markus Zusak

Genere: Narrativa

È il 1939 nella Germania nazista. Tutto il Paese è col fiato sospeso. La Morte non ha mai avuto tanto da fare, ed è solo l'inizio. Il giorno del funerale del suo fratellino, Liesel Meminger raccoglie un oggetto seminascosto nella neve, qualcosa di sconosciuto e confortante al tempo stesso, un libriccino abbandonato lì, forse, o dimenticato dai custodi del minuscolo cimitero. Liesel non ci pensa due volte, le pare un segno, la prova tangibile di un ricordo per il futuro: lo ruba e lo porta con sé. Così comincia la storia di una piccola ladra, la storia d'amore di Liesel con i libri e con le parole, che per lei diventano un talismano contro l'orrore che la circonda. Grazie al padre adottivo impara a leggere e ben presto si fa più esperta e temeraria: prima strappa i libri ai roghi nazisti perché "ai tedeschi piaceva bruciare cose. Negozi, sinagoghe, case e libri", poi li sottrae dalla biblioteca della moglie del sindaco, e interviene tutte le volte che ce n'è uno in pericolo. Lei li salva, come farebbe con qualsiasi creatura. Ma i tempi si fanno sempre più difficili. Quando la famiglia putativa di Liesel nasconde un ebreo in cantina, il mondo della ragazzina all'improvviso diventa più piccolo. E, al contempo, più vasto. Raccontato dalla Morte - curiosa, amabile, partecipe, chiacchierona - "Storia di una ladra di libri" è un romanzo sul potere delle parole e sulla capacità dei libri di nutrire lo spirito.


Buonasera lettori, questa recensione sarà in onore di un avvenimento che mi sta molto a cuore. Come tutti sapete il 27 Gennaio è il giorno dedicato alla commemorazione della persecuzione nei confronti degli ebrei e quindi relativo al periodo della Germania Nazista, attorno al 1936. Ho deciso, quindi, di leggere un romanzo abbastanza recente e che ha riscosso un notevole successo, ma che magari non tutti conoscete. Markus Zusak è l'autore di “Storia di una ladra di libri”, pubblicato per la prima volta nel 2005 e dal quale nel 2013 è stato tratto un film, diretto da Biran Percival - a mio
parere degno di essere visto – successivamente riproposto nell'anno 2014 dalla casa editrice Frassinelli.
Si tratta di un romanzo di Narrativa contemporanea, la quale vicenda è ambientata nella Germania del 1939 quando le malate ideologie naziste si erano già infiltrate nelle menti degli uomini. Liesel Meminger è solo una bambina quando è costretta ad abbandonare la sua famiglia per essere “adottata” dagli Hubermann: l'unico modo per salvarla dal deperimento continuo e dall'infinita povertà delle famiglie. Rosa Hubermann è una donna grassoccia e parecchio scortese, che dice solamente parolacce e odia dimostrare il proprio affetto, mentre Hans Hubermann accoglie subito la piccola a braccia aperte, insegnandole a leggere ogni notte. Esatto, perché il desiderio più grande di Liesel è quello di poter dare un senso a tutte quelle lettere infilate l'una affianco all'altra e dopo aver salvato un piccolo libricino nero, oltretutto intitolato “Il manuale del necrologio”, il suo istinto la riporta sempre alla ricerca di dare un'interpretazione a ciò che la circonda. Per quale motivo ha dovuto lasciare la sua famiglia? Perché ha dovuto vedere suo fratello minore morire tra le sue braccia? Perché gli uomini vestiti di rosso continuano a fare falò su falò e a bruciare tutto ciò che vedono, compresi i suoi amati libri? Liesel non capisce per quale motivo le persone si guardino attorno circospette ed abbiano paura anche della loro stessa ombra. In compenso c'è Rudy Steiner, il suo migliore amico, il suo unico rivale ed allo stesso tempo il suo punto di riferimento. Dentro l'anima della protagonista c'è una voglia immensa di dare un senso alle cose che nessuno le vuole spiegare.Poi c'è la Morte, lei che ci racconta la vicenda dal suo punto di vista e che in quel periodo ha così tanti impegni, vede volare in cielo così tante anime sperdute, che non ha nemmeno il tempo di nominarcele tutte. Però incontra Liesel parecchie volte, le passa accanto e la ammira per il suo coraggio e per la caparbia. Per l'immenso desiderio di vivere, che è anche l'unica cosa a mantenerla in salvo.

---Piccolo ma significativo commento---
Nel corso degli anni ho visto tanti giovani che credono di correre gli uni contro gli altri.
Non è così.
E' verso di me che corrono.

Questo romanzo è un inno alle parole. Nessuna di esse è messa a caso ed ogni piccolissima vicenda ha un vero e proprio significato molto più profondo, che va oltre alla superficiale interpretazione. Il punto cruciale ci sorprende nel momento in cui nasce un'amicizia indissolubile ed ancestrale tra Liesel ed un uomo venuto per chiedere protezione. In quegli anni l'esercito delle SS tedesco sta cercando tutti gli uomini di origine ebrea per rinchiuderli nei campi di concentramento, ma con una fortuna immensa Max Vandenburg riesce a
raggiungere la famiglia Hubermann, chiedendo ad Hans e Rosa di nasconderlo dalle guardie tedesche. Per parecchi mesi rimane rinchiuso nel loro seminterrato senza vedere la luce ed ogni giorno Liesel rimane con lui, gli racconta com'è il cielo e per qualche minuto riesce a riportarlo alla vita. La domanda sorge spontanea: come possono una bambina tedesca ed un ex pugile trovare un filo conduttore? E' semplice, quando due persone che hanno perso si incontrano, si riconoscono al primo sguardo. Ho amato quest'opera soprattutto per lo stile dell'autore. Ogni concetto, ogni singola parola, sono tutti tratti simbolici. L'idea originale di scegliere proprio la Morte come narratrice è incredibilmente macabra, ma allo stesso tempo riempie la scrittura e la struttura della vicenda, rendendola completa e reale. Ringrazio quest'autore meraviglioso per aver scritto un romanzo così commovente, bisogna essere dei geni per scrivere un libro del genere. Non si tratta solamente di una storia significativa, ma anche di un documento che innalza e venera le parole e credo che per un lettore non ci sia così più importante e gratificante.

Voto storia - 5 Wow meraviglioso


5 commenti:

  1. Ho letto questo libro quando uscì e credo che mai nessuno mi ha commosso quanto questo. Appassionata da sempre di storie di guerra, vi ho trovato la spontaneità di cui solo i bambini sono capaci

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    1. Sono pienamente d'accordo! Un'opera davvero meravigliosa

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  2. Ho letto questo libro quando uscì e credo che mai nessuno mi ha commosso quanto questo. Appassionata da sempre di storie di guerra, vi ho trovato la spontaneità di cui solo i bambini sono capaci

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  3. Guardo con interesse questo libro ormai da un paio di anni, ma non mi decido mai, temendo che la sua fama nascesse dall'ondata mediatica. Questa recensione, così diversa dalle altre che ho letto credo che mi farà decidere ben presto di leggerlo.....

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    1. Mi fa piacere di esserti stata d'aiuto, comunque te lo consiglio vivamente!

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