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Era una famiglia tranquilla



Genere: Thriller

Autore: Jenny Blackhurst

Data: 12 Gennaio 2017


Un’accusa infamante
Una pena scontata da innocente
Una bugia durata troppo tempo

Emma Cartwright ha una vita all’apparenza normale: una bella casa, un gatto, il volontariato la domenica. Nessuno però sa che, tre anni prima, si chiamava Susan Webster e aveva ucciso Dylan, suo figlio di appena dodici settimane. Susan non ricorda nulla dell’accaduto, ma come può non credere a medici, poliziotti e avvocati che hanno raccolto prove quasi schiaccianti della sua colpevolezza? Eppure, nonostante tutti gli indizi siano contro di lei, c’è una piccola parte del suo cervello che non è convinta della versione che le hanno raccontato, che non pensa sia possibile rimuovere un gesto tanto tremendo come l’uccisione del proprio bambino. E se in realtà non fosse un’assassina? E se suo figlio fosse vivo? Susan non può darsi pace finché non trova risposte certe, così decide di lanciarsi in una folle corsa alla ricerca della verità, lottando contro una rete di segreti e bugie che coinvolge proprio le persone che più ama e che minaccia di fare a pezzi tutto il suo mondo.

Le hanno detto che ha ucciso suo figlio, e ormai ha scontato la sua pena. Ma se le avessero mentito? 

 Salve lettori!
Oggi vi parlo di un nuovo thriller pubblicato dalla Newton Compton il 12 gennaio, "Era una famiglia tranquilla", scritto da Jenny Blackhurst. Emma Cartwright é da poco uscita da un istituto psichiatrico in cui ha passato gli ultimi tre anni della sua vita, dopo esser stata accusata di aver ucciso il figlio Dylan,di soli tre mesi, poiché affetta da una grave depressione post parto, ma in realtà la donna non ricorda nulla di tutto ciò. Cerca di far ripartire la sua vita da zero, cominciando da un nuovo nome (infatti il suo vero nome è Susan Webster) e trasferendosi in una nuova città insieme alla sua migliore amica, Cassie, sua compagna di stanza all'istituto. Proprio quando Emma/Susan inizia a convincersi di aver ucciso suo figlio accade uno strano fatto: riceve una foto di un bambino di circa tre anni e scorge sul retro la scritta "Dylan", insieme alla data in cui è stata scattata la foto. Chi le ha mandato questa foto? Il bambino in foto è veramente Dylan o qualcuno vuole prendersi gioco di lei? O forse Susan non ricorda di aver ucciso suo figlio perché in realtà non l ha fatto e suo figlio è ancora vivo?
Dopo la foto, riceve altri effetti personali di Dylan che accendono in lei la speranza di poter stringere di nuovo tra le braccia il figlio. Inizia così ad indagare insieme a Cassie e un giornalista conosciuto per caso di nome Nick. 
La voce narrante è quella di Susan che si alterna a capitoli scritti in terza persona che raccontano di fatti accaduti nel 1992. Questa strutturazione del libro non l'ho vista di buon occhio perché per tutto il libro mi sentivo confusa dagli innumerevoli nomi e soprannomi dei personaggi da dover tenere a mente, che hanno reso la lettura abbastanza difficile, al punto di dover tornare indietro con le pagine per poter capire di chi si parlasse. Presente e passato si incastrano solo alla fine del libro, infatti solo in quel momento sono riuscita a capire il perché della narrazione del passato. Altra cosa che non mi è piaciuta è stato il fatto che si arriva subito alla soluzione del caso. Insomma, credo che tutti leggendo si facciano un opinione su chi possa essere il "colpevole" e se si indovina...Beh allora c'è qualcosa che non va! Date le premesse della trama mi sarei aspettata un finale molto meno grossolano e affrettato. Segnalo invece un buon livello di scrittura dell'autrice; assolutamente fluida e ben curata. Alla prossima, Giusi.

Voto storia - 3 Bella

 










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