Ultime segnalazioni

The gift






Genere: Thriller

Autore: Rebecca Daniels

Katie Corfield ha un dono: riesce a entrare nella mente delle persone in coma, a guidarle in sogno e infine a riportarle in vita. Con l’aiuto di Matt O’Brien, suo amico e assistente, è riuscita a salvare molte persone. La fama è però un’arma a doppio taglio e Katie lo scopre sulla sua pelle quando viene rapita dal boss Alexander Mancini. L’uomo, incurante delle guerre tra clan che stanno dividendo Boston, ha il solo obiettivo di salvare il figlio Daniel, caduto in coma dopo un tentato omicidio. Mentre Katie è costretta a intervenire da sola in una situazione in cui fallire equivale a morire, Matt cercherà in tutti i modi di raggiungerla nel disperato tentativo di salvarle la vita.


Rischiando di perdere se stessa nei violenti ricordi di Daniel Mancini, Katie scoprirà che l’aggressore del giovane è molto più vicino di quanto creda.





Buongiorno lettori, 
oggi siamo lieti di aprire il blog tour dedicato a questo thriller paranormale, che vi invito a leggere sin da subito. Intanto vi lascio l'incipit del romanzo, per cercare di incuriosirvi. 



Incipit

 «Ancora non mi è ben chiaro perché tu sia in macchina con me.» La ragazza alla guida teneva gli occhi sulla strada. I contorni del bosco sfrecciavano indistinti alla loro sinistra, mentre dall’altro lato della carreggiata si intuivano appena i contorni delle abitazioni. Le uniche luci erano quelle dell’auto. «Non fraintendermi. So che siamo amiche e tutto il resto, solo che non ricordo dove dobbiamo andare.» Katie le rivolse un sorriso rassicurante. «Non preoccuparti, non mi sono offesa. Stiamo andando alla festa di Rick.» «No, la festa di Rick c’è già stata.» «Ne sei proprio sicura? Se è già passata raccontami come è andata.» La giovane si fece pensierosa e si portò una mano alla fronte. Era un gesto che stava ripetendo parecchio, soprattutto negli ultimi minuti di un viaggio che stava andando avanti da molto tempo. Procedevano sulla S Border Rd da almeno mezz’ora, probabilmente di più, e il paesaggio non era mai cambiato: boschi da un lato e case apparentemente disabitate dall’altro. Non avevano incontrato nessun altro veicolo. Era in casi come quelli che il compito di Katie era più facile, quando era chiaro che non si trovava in un luogo reale, nonostante le sue percezioni tentassero di ingannarla. «Non ce la faccio», ammise infine l’altra, scuotendo la testa. «Credo ci sia qualcosa che non va in me. Forse sto per sentirmi male. Non riesco a ricordare molte cose.» «Il tuo nome lo ricordi?» «Julie Camp», ribatté l’altra, sicura. 7 «Ottimo lavoro, Katie. Cominciamo a fare progressi.» Zitto, Matt. Non mi distrarre. «E come ti senti, Julie?» «Non lo so.» La ragazza strinse le mani sul volante. I capelli che fino a pochi attimi prima erano tenuti in una coda ordinata ora erano sciolti in una sorta di criniera bionda. Il trucco c’era ancora, ma adesso era rovinato come se Julie non se lo fosse tolto prima di andare a dormire. Gli occhi erano spiritati. La giovane di diciotto anni dall’aspetto sbarazzino e dal perenne sorriso sul volto era stata sostituita da una versione alternativa di se stessa in pochi attimi. Prima di continuare a parlare si riportò una mano alla fronte. «Nervosa, credo. Ma non so perché. Stiamo andando alla festa, perché dovrei essere nervosa? E poi mi sento confusa.» «Hai detto che la festa c’è già stata, magari è per quello che sei confusa.» Finalmente Julie si voltò a guardarla. «Forse mi sono soltanto sbagliata. Forse ricordavo male, come tutto il resto.» Katie annuì, comprensiva. Non occorreva forzare la mano. Bisognava andarci piano. Anche se cominciava ad avere anche l’apprensione di non arrivare alla festa in tempo. Se non si fosse sbrigata, si sarebbe persa l’apertura dei regali e non era qualcosa a cui era disposta a rinunciare. Aveva risparmiato un mese per trovare il regalo giusto per Rick, quel guantone con dedica personalizzata firmata da Joe Kelly… «Katie, resta con noi. E poi non sei mai stata una tifosa dei Red Sox. L’ultima volta che ho provato a portarti allo stadio hai usato la scusa della febbre.» «Dov’è il regalo per Rick?» domandò Katie, scuotendo il capo. «Avrei scommesso che fosse proprio… lì dove sei tu. È tutto sbagliato.» «Stai parlando di questo?» Katie sollevò il pacchetto da sotto il sedile. La scatola in origine doveva essere stata azzurra, ma ora era annerita dal fumo e tutta schiacciata. Un bordo del guantone da baseball spuntava da un angolo. «Sì, ma…» Julie sembrava sull’orlo delle lacrime. «Katie, tu sei mia amica, vero?» 8 «Certo.» «E allora mi spieghi cosa sta accadendo? Ho una gran confusione nella testa. E peggiora a ogni minuto.» Katie lo avrebbe fatto volentieri, se fosse servito allo scopo. Ma già sapeva che non era così. Gettare la verità addosso alle persone come una secchiata d’acqua fredda otteneva solo l’effetto di farle ritirare. In quel caso, probabilmente avrebbero solo ricominciato il loro eterno viaggio sulla S Border Rd e in sostanza il lavoro fatto fino a quel momento sarebbe stato inutile. No, ora bisognava cominciare a operare con delicatezza. Era una chirurga della mente, come diceva sempre il professor Garcia. E doveva intervenire con la stessa precisione. «È quello che sto facendo, Julie. Parlami ancora della festa di Rick. A che ora doveva esserci?» «Alle dieci. Ma lo sai, il venerdì ho gli allenamenti di pallavolo fino alle dieci e mezza. È per questo che rischiamo di fare tardi.» Controllò l’orologio. «E infatti sono già le undici passate, vedi? Dovremmo sbrigarci.» Katie le mostrò di nuovo la scatola tutta ammaccata. «Avrai di sicuro già pensato a un modo per recuperare il regalo, allora.» «No, io… mi gira tutto. Forse dovrei fermarmi.» «No, tesoro, stiamo andando nella direzione giusta. Vedrai, ci siamo quasi. Cerca solo di resistere. Non pensare al regalo. Concentrati sulla festa. Chi sono gli altri invitati?» Julie parve rilassarsi. Quello era un pensiero che la faceva rientrare nella comfort zone. «Be’, da quello che so c’è mezza scuola. Delle mie amiche strette ci sono Margaret, Susan e Hannah.» Spalancò gli occhi, come se si fosse appena ricordata di qualcosa. «Vedi? Susan mi ha scritto. Dice che stanno per aprire i regali, ecco perché dobbiamo fare in fretta.» Katie decise di assecondare quel pensiero. «Altra ragione per non fermarsi.» Ora che le aveva nominate, le tre amiche di Julie risultavano più familiari. Margaret era una ragazza un po’ in carne con gli occhiali spessi e un visetto dolce che la faceva sembrare ancora più piccola dei suoi diciotto anni. Susan era asiatica e dal fisico slanciato. 9 Si allenava con la squadra di atletica, in effetti. Hannah aveva i capelli rossi e una tempesta di lentiggini sul naso e sulle guance. Aveva anche una cotta per Rick, ma non per questo c’era da avercela con lei, dopotutto ne avevano già parlato… «Io tifo per l’irlandese», commentò Matt. «Anzi, se vuoi indago. Magari è successo qualcosa tra lei e questo povero Rick.» Non mi sembra il momento di perdersi tra i gossip. «Come vuoi. Comunque sta cambiando qualcosa. State andando bene.» Quindi ci siamo quasi. «Sì, attenta al contraccolpo.» «Perché non riusciamo ad arrivare? Questa dannata strada sembra infinita!» «No, vedrai. Ci siamo quasi. Raccontami ancora di Rick. Cosa gli piace oltre al baseball?» «Adora il karaoke, anche se è stonatissimo. È riuscito a stonare su un pezzo di Johnny Cash.» «Gli piace Johnny Cash?» «A suo padre piacevano queste cose vecchie e così le ascolta anche lui. A me onestamente quella roba fa schifo. A proposito, vuoi che metta un po’ di musica?» «Sì, perché no?» La ragazza allungò la mano verso le manopole. Un attimo dopo, Million Reasons di Lady Gaga riempì l’abitacolo. Il viso di Julie si distese in un sorriso, ma solo per un momento. L’istante successivo si contrasse in una smorfia dubbiosa. Katie si sforzò di continuare a sorridere, anche se la paura del contraccolpo in arrivo continuava ad aumentare. «Che succede? Non ti piace?» «Al diavolo, spero proprio di no», borbottò Matt. «Cos’è questa schifezza commerciale? Meglio Johnny Cash.» «No, la canzone mi piace. È solo che ho una strana sensazione. Come se avessi già vissuto tutto questo. Mi sento ancora confusa.» «Come la festa di Rick che c’è già stata», rispose Katie, annuendo. Le sembrava di vedere una luce provenire dalla carreggiata opposta, il primo cambiamento reale all’esterno dell’auto da quan- 10 do quel viaggio infinito era cominciato. «Già, proprio così. Ma non è possibile. Voglio dire, siamo qui. Ci stiamo andando ora.» Julie scoppiò a ridere, una risata forzata che poco si abbinava alla canzone che continuava a uscire dagli altoparlanti. «Cioè, neanche io posso essere così in ritardo.» Katie cominciava a sentire puzza di bruciato. Abbassò lo sguardo e vide un filo di fumo che si sollevava dalla scatola di cartone. Lasciò cadere l’involucro a terra e continuò a tenere lo sguardo sulla luce in lontananza. Pareva non essersi avvicinata, ma ormai era questione di tempo. «Forse dovresti rispondere alla tua amica.» Julie lanciò un’occhiata al cellulare sul cruscotto, quindi si aggrappò con ancora più forza al volante. «Perché dovrei? Siamo quasi arrivate.» Perché alcune cose non si possono cambiare. «Già, ma attenta a come le rispondi. Da qui ci vuole un attimo per tornare al punto di partenza e ricominciare.» La voce di Matt si era fatta seria. «E qui cominciano a innervosirsi. Prova di nuovo con la storia del regalo. Secondo me è quello il chiodo su cui battere.» «Magari stanno aprendo i regali proprio in questo momento. La tua amica potrebbe aiutarti a guadagnare tempo, se glielo dici.» La canzone era terminata, ma era anche appena iniziata di nuovo. A quanto pareva, nella realtà non era mai andata oltre quel pezzo. E la luce dell’altro mezzo iniziava a farsi più vicina. Un chiarore troppo evidente in quel buio costante per poterlo ignorare. Eppure Julie pareva troppo presa dal suo dissidio interiore per considerarlo. «In realtà stavo pensando a un’altra cosa. E se stessi cercando di ingannarmi?» «Perché dovrei farlo?» «Non lo so. Non ho alcun ricordo di te, fuori da quest’auto. Non riesco a vederti all’interno della scuola. Come ti ho conosciuta? Sento che mi sei amica, ma potrebbe essere una suggestione. Magari mi sento così confusa perché mi hai ipnotizzato.» «E perché dovrei fare una cosa del genere?» «Non lo so, ma guardati. Sei più vecchia di noi. Che diavolo dovresti farci a una festa di liceali? Non ha alcun senso.» 11 «Neanche il fatto che Million Reasons potrebbe ripetersi per milioni di volte se non uscite da questo loop», commentò Matt. «Attenzione, siamo alla fase del rifiuto.» Pensi che non me ne sia accorta? «Ehi, sto solo facendo il mio lavoro.» Già, ma quella era la fase in cui Katie cominciava a innervosirsi. Un po’ c’era l’ansia per il contraccolpo, un po’ c’era la paura di perdere l’identità. E non aveva altro modo di sfogare la tensione che rispondere male al suo amico irlandese. In ogni caso bisognava riportare l’attenzione di Julie sulla realtà. «Quindi secondo te sono stata io a rovinare il tuo regalo?» «Magari sì. Magari ti piace Rick e vuoi togliermi di mezzo.» In altre circostanze, Katie avrebbe riso di quell’accusa. «E secondo te avrei ricorso all’ipnotismo per rubarti il ragazzo? Quando tra l’altro potrei stare già alla festa invece di trovarmi in macchina con l’invitato più in ritardo della compagnia? Mi dispiace, tesoro, ma la tua logica fa acqua da tutte le parti.» La puzza di bruciato ora era più intensa. Altri fili di fumo si sollevavano dal cruscotto, dal tappetino e dal sedile sotto di lei. A Katie sembrava anche di sentire un calore irradiarsi nell’abitacolo, mentre Lady Gaga continuava la sua performance eterna. Matt sbuffò nella sua mente. «Il lato positivo è che almeno non rischi più di perderti.» Certo, sempre se non ricominciamo da capo la visione. «E allora perché sei qui?» «Perché sono tua amica», rispose Katie, addolcendo il tono. «E perché voglio aiutarti. Dobbiamo arrivare a quella festa. Ma prima di farlo dovresti rispondere alla tua amica. Magari fai ancora in tempo a impedire che aprano i regali.» Julie finalmente staccò gli occhi dalla strada per posarli nei suoi. C’era un alone di tristezza in essi e Katie annuì, riconoscendovi la consapevolezza di ciò che sarebbe avvenuto. La fase del rifiuto stava passando. Ora arrivava quella dell’accettazione. «La festa c’è già stata, vero?» Katie si lasciò andare a un sospiro. Non era pronta per ciò che sarebbe avvenuto. Era impossibile esserlo, anche dopo tante esperienze 12 simili. «Avvertiamo la tua amica. Dopo penseremo alla festa.» «Mi dai la mano?» domandò Julie. Katie annuì e prese le dita della ragazza. Erano fredde, a differenza della temperatura all’interno dell’abitacolo, che continuava a salire. Con la mano libera, Julie afferrò il telefono e si lasciò scappare un singhiozzo. «Non sono sicura di volerlo fare.» «Lo hai già fatto, tesoro.» «Okay, tieniti forte, Katie.» Sto per fare un frontale con un minivan, Matt. Sai cosa si prova? «A dire il vero… sì, ma non è il caso di riparlarne ora, non trovi?» «Va bene», disse Julie. Ora stava piangendo, le lacrime le scavano due solchi sulle guance annerite dal fumo. «Va bene, mando un messaggio a Susan.» Appena preso il cellulare, le luci del veicolo nell’altro senso si fecero vicine, come se l’autista avesse fatto un salto in avanti di diverse centinaia di metri. «Oddio, ci siamo», disse Julie. Stava tenendo lo sguardo fisso sul telefono, forse per evitare di guardare in avanti o forse perché semplicemente era già successo così. Katie le strinse forte la mano. Quello era il momento più importante, non poteva lasciarla andare. «Sì, ci siamo. Ma ti aiuterò io. Questa volta non sei sola.» Alzò lo sguardo, giusto per incontrare quello dell’autista dall’altra parte. Inviando il messaggio, Julie aveva perso di vista la strada e aveva invaso la carreggiata nel senso opposto. Il tizio alla guida del minivan era reduce da un turno lavorativo di quasi dodici ore e stava lottando contro i colpi di sonno da quando si era messo al volante. Questo era ciò che Katie sapeva razionalmente, ma vedere il cofano farsi sempre più vicino, quasi al rallentatore, era tutto un altro paio di maniche. Notò chiaramente l’espressione assonnata dell’uomo che da un momento all’altro sgranava gli occhi per la paura. Da ciò che avevano detto agli inquirenti, se non ci fosse stato quell’attimo di lucidità Julie sarebbe morta sul colpo. Invece l’autista era riuscito a sterzare il minimo sufficiente a ridurre le conseguenze dell’impatto. 13 Impatto che ormai era imminente. Le dita di Julie la stringevano in una morsa, ma Katie le sentiva appena. Così come sentiva nella mente la voce di Matt che continuava a parlarle – forza così, non mollare proprio ora, ci siamo. La ragazza è tua, portala fuori – sovrastata dal battito del suo cuore. Persino Lady Gaga era sparita una volta per tutte. «Perché mi stai facendo questo?» domandò Julie. Ma non c’era tempo per rispondere. Il muso del minivan colpì l’utilitaria di Julie dalla parte dell’autista e Katie si trovò catapultata in avanti, mentre la ragazza al suo fianco gridava riuscendo a superare il rumore di ferraglia che si ripiegava su se stessa. Riuscì a registrare il viso contratto dell’uomo alla guida – che, ricordava dai registri, aveva riportato solo qualche ferita al volto quando aveva sbattuto contro il volante – e il cappello che gli cadeva dalla testa mentre si tirava indietro di scatto, come se così facendo avesse potuto evitare l’incidente. Quindi il mondo si capovolse, in un turbine di colori, suoni e follia. L’unica cosa a restare salda fu la presa di Julie. Un attimo dopo anche il dolore alla mano era secondario rispetto a tutto il resto. Un braccio era insensibile e l’altro doveva essere fratturato. Le gambe le bruciavano, ma non riusciva a muoverle. Katie aprì la bocca per urlare anche lei, ma scoprì di non poter più prendere aria. Qualcosa era premuto contro il suo petto, schiacciandole i polmoni. «Non sta accadendo davvero», le ricordò Matt. «È solo un brutto sogno. E quando ti sveglierai sentirai un buon aroma di caffè. Vedrai, starai così bene che potrai venire con me alla partita dei Red Sox.» Mai la voce dell’amico le era sembrata tanto soave. Ripeté a se stessa che quella era reale e non la sofferenza che la stava torturando. Da qualche parte intorno a lei, Julie si stava lamentando appena. Non sta accadendo davvero, pensò. Si guardò intorno e si trovò circondata dal buio. Il silenzio era assordante, persino Matt taceva ora. Il dolore si stava attenuando quando una luce prese a pulsare sopra di lei. Avvertì la stretta alla mano farsi più reale – le dita non più lisce come quella di una ragazza di diciotto anni, ma ruvide e massicce – mentre la voce di 14 Julie la chiamava in lontananza. «Katie, ci sei ancora?» «Sì, Julie, non ti ho lasciata sola.» «Katie…»...


Curiosi? Allora seguite il blog tour, in più c'è anche un bellissimo giveaway per provare a vincere una copia digitale di questo favoloso romanzo.








2 commenti:

  1. Santo cielo mi stavo perdendo questo blogtour dedicato a un libro meraviglioso che ho preso nota da quando ho ricevuto l'email della Dunwich edizioni per le nuove uscite..partecipo molto volentieri!! Seguo tutte le tappe!!

    RispondiElimina
  2. Una bellissima tappa, complimenti! Prartecipo con il nome Carlo Salvato.

    RispondiElimina