Quando abbiamo smesso di capire il mondo


Genere: Narrativa

Autore: Benjamín Labatut

4 febbraio 2021

C’è chi si indispettisce, come l’alchimista che all’inizio del Settecento, infierendo sulle sue cavie, crea per caso il primo colore sintetico, lo chiama «blu di Prussia» e si lascia subito alle spalle quell’incidente di percorso, rimettendosi alla ricerca dell’elisir. C’è chi si esalta, come un brillante chimico al servizio del Kaiser, Fritz Haber, quando a Ypres constata che i nemici non hanno difese contro il composto di cui ha riempito le bombole; o quando intuisce che dal cianuro di idrogeno estratto dal blu di Prussia si può ottenere un pesticida portentoso, lo Zyklon. E c’è invece chi si rende conto, come il giovane Heisenberg durante la sua tormentosa convalescenza a Helgoland, che probabilmente il traguardo è proprio questo: smettere di capire il mondo come lo si è capito fino a quel momento e avventurarsi verso una forma di comprensione assolutamente nuova. Per quanto terrore possa, a tratti, ispirare. È la via che ha preferito Benjamín Labatut in questo singolarissimo e appassionante libro, ricostruendo alcune scene che hanno deciso la nascita della scienza moderna. Ma, soprattutto, offrendoci un intrico di racconti, e lasciando scegliere a noi quale filo tirare, e se seguirlo fino alle estreme conseguenze.


Salve amici del Confine!
Oggi vi parlo di un vero e proprio capolavoro, un libro che mi ha fatto venire i brividi e mi ha aperto gli occhi.
Mi riferisco a “Quando abbiamo smesso di capire il mondo” di Benjamin Labatut, pubblicato in Italia da Adelphi.

«E a chi dobbiamo questo meraviglioso inferno, se non a voi? Mi dica quando ha avuto inizio tutta questa follia, professore. Quand’è che abbiamo smesso di capire il mondo?»

Il bellissimo titolo di questo romanzo ci attira e coinvolge sin da subito, ma viene spontaneo chiederci: di cosa tratta veramente? Lo sintetizzerei così:
uomini di scienza cercano di comprendere il mondo senza mai riuscirci fino in fondo.
Ci troviamo davanti a cinque racconti: “Blu di Prussia”, “La singolarità di Schwarzschild”, “Il cuore del cuore”, “Quando abbiamo smesso di capire il mondo” e “Il giardiniere notturno”. Ben quattro di questi riguardano direttamente una scoperta scientifica, parlano di esseri umani che hanno provato a svelare i segreti (anche quelli peggiori) del mondo in modo folle e disperato.
Leggiamo della creazione involontaria del “Blu di Prussia”, origine del cianuro, a sua volta responsabile di quello che sarebbe stato poi lo Zyklon B, il gas scoperto dall’ebreo Fritz Haber. Quel gas avrebbe ucciso in seguito un enorme numero di persone nei campi di concentramento della seconda guerra mondiale. Ironico vedere come un colore nato casualmente per creare arte sia diventato successivamente guerra, odio, distruzione e morte.
Apprendiamo la vicenda di un uomo perseguitato dalla sua scoperta, da una specie di oscurità che si sarebbe poi rivelata la base della teoria dei buchi neri.
Ci viene raccontata la storia dell’incredibile e misteriosa dimostrazione di un matematico giapponese e del matematico che era stato di ispirazione per lui, di come entrambi gli uomini parlassero delle loro scoperte come di qualcosa che doveva restare segreto, qualcosa di pericoloso per l’umanità.
Veniamo a conoscenza dell’ossessionante partita di confutazione di Schrodinger ed Heisenberg (questo è proprio l’episodio che dà il nome all’opera).
E infine, l’ultimo racconto è, secondo me, uno stupendo riassunto di ciò che l’autore ha voluto raccontare in tutto il libro. Ad un certo punto il giardiniere notturno (che conosciamo già) parla di come nessuno sarà mai in grado di capire la scienza e di come diventi sempre più difficile capire cosa voglia dire essere umani. 

«Possiamo scindere gli atomi, ammirare la prima luce e predire la fine dell’universo con un pugno di equazioni, scarabocchi e simboli arcani che le persone normali, che pure controllano ogni minimo dettaglio della propria vita, non comprendono. Ma non si tratta solo della gente comune: nemmeno gli scienziati capiscono più il mondo.»

Lo stile e gli argomenti non sono certamente materia per tutti e a volte sono anche un po’ difficili da seguire, ma io ho provato un’emozione che, ad essere sincera, descritta a parole non renderebbe allo stesso modo.
Se volete una lettura riflessiva e pungente che unisca fatti e fantasia, che vi lasci qualcosa, qualsiasi cosa, dall’amaro in bocca a una nuova piccola consapevolezza, dovete assolutamente leggere questo libro e farne tesoro. Vi lascio con una domanda a questo punto scontata: secondo voi quand’è che abbiamo davvero smesso di capire il mondo? Mi verrebbe da dire: lo abbiamo mai realmente capito? Lo capiremo mai? C’è davvero il bisogno di farlo? Ora vi saluto, cari lettori e lettrici, e a presto! 

Voto libro - 5
 

 

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