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La serie è composta da:

0. Un giorno di notte cadente

0.1 Tra i fiori infuocati

1. Il Priorato dell'albero delle arance
 



Genere: Fantasy 

Scritto da: Samantha Shannon 

28 novembre 2023


Tunuva Melim è una sorella del Priorato: da cinquant'anni si allena a uccidere le creature draconiche, ma è dall'epoca del Senza Nome che non se ne vedono, e ormai la gente inizia a mettere in discussione l'importanza del suo ordine. Intanto nel Settentrione la regina di Inys, Sabran l'Ambiziosa, ha sposato il nuovo sovrano di Hróth, allo scopo di rafforzare l'alleanza dei regni devoti alle Sei Virtù. Hanno una figlia, Glorian, che vive nascosta nella loro ombra, e non desidera uscirne. A Oriente i draghi dormono da secoli; Dumai ha trascorso tutta la vita in un tempio tra le montagne di Seiiki, officiando i riti in onore del potente Kwiriki. Ma ora un uomo riemerge dal passato di sua madre Unora, e dà una svolta al destino della ragazza. Una nuova era di terrore e violenza si avvicina: e quando il Monte dei Lamenti esploderà, spetterà a queste donne trovare la forza di proteggere l'intero genere umano dalla più terribile delle minacce.



Salve salve!
Oggi vi parlo di una delle mie uscite più attese del 2023: “Un giorno di notte cadente” di Samantha Shannon. Ringrazio tantissimo Mondadori Oscar Vault per la spettacolare copia cartacea!

Ambientato nello stesso mondo de “Il Priorato dell’albero delle arance”, ma 500 anni prima, questo romanzo ha dato vita alla serie “Roots of Chaos”.

È l’anno 509 e ai quattro angoli del mondo si sta dipanando la storia di quattro personaggi, ignari l’uno dell’altro, di come funzioni davvero il mondo, della loro storia e del fatto che il centro della terra si stia risvegliando…

Dumai, a Est, è nata e cresciuta sul Monte Ipyeda, a Seiiki. Insieme al suo migliore amica Kanifa si occupa della Campana Regina. Suonarla è proibito, poiché significherebbe svegliare gli dei dal loro riposo, un crimine gravissimo.
Dumai ha 27 anni quando la sua vita cambia completamente: scopre di essere figlia dell’Imperatore di Seiiki, la nuova erede al trono e la protagonista di un piano politico intricato e pericoloso.

A Ovest, Glorian Berethnet, 15 anni, erede al trono di Inys, vive spensierata la sua vita da adolescente. Sua madre è Sabran VI, la regina che ha salvato Inys e l’ha resa di nuovo potente. Glorian è principessa di Inysca e di Hróth, nel Nord, attraverso suo padre, Re Bardholt I. Glorian è una Berethnet, erede del Santo, ma ha nelle vene il ghiaccio e il ferro del Nord, purtroppo smorzato dal distacco di sua madre, mai soddisfatta, mai affettuosa.
Anche la vita di Glorian cambierà presto: il suo matrimonio è stato annunciato e con esso l’obbligo di procreare l’erede che terrà in vita la casata Berethnet, secondo la volontà del Santo, per proseguire la catena che tiene imprigionato il Senza Nome.

Terzo narratore è Wulfert Glenn, figlio adottivo di due baroni di Inysca, si trova al Nord alla corte di Re Bardholt. Su Wulf girano tante voci, per lo più malevole, secondo cui sia maledetto, poiché è stato trovato, poco più che neonato, dal Barone Glenn ai margini della dimora della leggendaria strega di Inysca.


Tunuva Melim è la narratrice del Sud, un’iniziata del Priorato dell’Albero delle Arance, la società segreta fondata da Cleolind Onjenyu per proteggere Lasia dal Senza Nome, che la Madre ha sconfitto nonostante le storie tramandate da Galian Berethnet, il Santo di Inysca.

Tunuva ha 50 anni, ha una relazione con Esbar uq-Nāra, la futura Priora, le prime a vivere un rapporto d’amore allo scoperto (le sorelle del Priorato devono donare tutte se stesse alla Madre e non possono lasciarsi distrarre da altri sentimenti). Nonostante la presenza di Siyu, figlia di Esbar, la donna porta in sé un dolore assoluto e indelebile. 

La vita tranquilla del Priorato viene scossa dall’arrivo di una maga straniera, Canthe, e dalla fuga di Siyu.


Il 509 è anche l’anno in cui il vulcano che ha creato il Senza Nome ha eruttato di nuovo. Cinque temibili creature sono emerse dalla sua bocca e così l’incubo ha inizio…


Come per la recensione de “Il Priorato”, quello che vi ho raccontato non è neanche un pezzettino piccolino di quel che succede in “Un giorno di notte cadente”. Il romanzo copre circa 3 anni di storia, dal 509 al 512, nei quattro angoli di un mondo ampio ed estremamente ricco di storia, cultura, leggende, reali e fasulle.

Un lavoro magistrale quello fatto da Samantha Shannon sotto ogni punto di vista. 

Io posso solamente inginocchiarmi alla sua bravura, alla precisione, all’immaginazione, allo studio e alla dedizione dell’autrice.

“Un giorno di notte cadente” è il frutto del desiderio di Shannon di ampliare un mondo che ha tantissimo da offrire e si vede. Nonostante le 880 pagine, mi ritufferei nuovamente in questo mondo per continuare a scoprire la storia di personaggi, eventi e la verità dietro le numerose leggende di cui veniamo a conoscenza.

Samantha Shannon non ha scritto solamente un’epopea fantasy, ha scritto un libro di storia, un libro di epica, un libro sulle donne, un libro senza discriminazioni.
Pensare alla portata di questo romanzo è quasi spaventoso, perché è un lavoro immane ispirato dagli eventi storici e dalla geografia del nostro mondo, adattati a un mondo di fantasia complesso e magnificamente stratificato.
Io posso solo dire di essere folgorata da questo romanzo e dall’autrice.


Attraverso i suoi personaggi femminili, Shannon affronta temi di un’importanza, anche attuale, non indifferente.
Parla di maternità, di maternità volute ma finite troppo presto in modo tragico, e di maternità forzate, imposte, temute, che diventano, tristemente, l’unico valore di una donna.
Tutte le Berethnet, nonostante la saggezza o la bravura politica, hanno un unico compito che garantisce il loro valore e il loro ruolo: la nascita di una figlia, l’anello della catena successivo il cui unico scopo sarà quello di procreare un’altra bambina. Una catena considerata sacra, ma che nasconde, alla base, un intento crudele e ingiusto. Lo stesso dovere di qualsiasi erede al trono, quando donna, di garantire una successione, anche quando il pensiero del tocco di un uomo risulta oppressivo.

Shannon parla di dolore, qualsiasi tipo di dolore, quello causato dalla perdita (di figli, amori, parenti); da ferite fisiche e mentali; dalla separazione. Parla di una miriade di emozioni, di forza, di coraggio, di ingiustizie. Parla di verità e bugie, leggende e miti, di magia, tanta magia.
Parla di amore, talmente tanti tipi e tutti così dolci! C’è amore passionale, amore non corrisposto ma sempre rispettoso, amore amicale, amore familiare, amore materno, amore messo alla prova, amore per gli dei.

Impossibile non parlare della rappresentazione, così naturale, così giusta. Iniziare un libro di Samantha Shannon, da questo punto di vista, è come prendere una boccata d’aria fresca dopo aver respirato solo fumo.
Non parlo solo di rappresentazione sessuale, ma anche di età. Le protagoniste dei libri fantasy, anche se adulte, raramente superano i 30 anni, invece Shannon ha creato personaggi come Tunuva ed Esbar, che a 50 anni sono due delle guerriere più forti e ineguagliabili del Priorato.

Dal punto di vista stilistico, be’ anche in questo caso non posso fare altro che inginocchiarmi a Shannon. Seguendola sui social so che è una studiosa appassionata delle lingue, dell’etimologia delle parole e della storia, per questo i termini scelti e le espressioni non sono passate inosservate.
Dietro questo libro c’è uno studio meticoloso, qualsiasi aspetto si decida di considerare, dal più generale al più particolare.
Anche il dettaglio all’apparenza più insignificante serve a costruire un word building intricato e particolareggiato. Un mosaico in cui ogni piccolo pezzo non si incastra alla perfezione solamente con gli avvertimenti narrati nel libro stesso, ma formano una parte di un’opera ancora più estesa e maestosa atta a definire l’intera storia del magnifico e complesso mondo della serie “Roots of Chaos”.

Nonostante la lunghezza la lettura scorre, la narrazione incanta, le descrizioni prendono vita davanti ai nostri occhi, le vicende conquistano (mi sono ritrovata a pensare a questi personaggi nei momenti più disparati).
Mentre “Il Priorato” l’avevo divorato, “Un giorno di notte cadente” l’ho dovuto (per cause esterne) assaporare con calma. Sarò sincera, all’inizio temevo che un blocco del lettore fosse in arrivo, ma lo stile elegante, attento, scorrevole, romantico e poetico di Shannon, così come le vicende, non mi hanno permesso di lasciar andare il libro. Sappiate che la prima parte è una sorta di introduzione ai personaggi e alla situazione storica del momento, quindi potrebbe risultare statica; ma il ritmo è coerente con le vicende di riferimento e si adatterà man mano che la situazione evolve.

Penso che qualsiasi cosa io possa dire sia riduttiva. Questo libro è un’esperienza che deve essere vissuta per comprenderla, è epica allo stato puro, è cronaca storica, è studio antropologico, è alchimia, è magia.
Non so se lo sapete, ma è stato annunciato un terzo libro, un altro prequel. Io so su cosa lo vorrei, ma in realtà qualsiasi periodo storico mi va bene, ci sono talmente tante cose da approfondire in questo mondo!
Baci


Voto - 5






Genere: Fantasy 

Scritto da: Samantha Shannon 

21 aprile 2026

Sono passati secoli da quando l'Armata Draconica si è alzata in volo e l'umanità ha rischiato l'estinzione. Marosa Vetalda vive da prigioniera in casa sua, sotto il ferreo controllo del padre, Re Sigoso. Al di là delle montagne, il suo promesso sposo, Aubrecht Lievelyn, governa di fatto se non di diritto. Insieme, sperano di dare vita a un mondo migliore. Prospettiva impossibile per Estina Melaugo, impegnata a dare la caccia alle creature draconiche che dormono da secoli in tutto il continente. E, ora che il potente wyrm Fýredel si sta risvegliando, Yscalin sarà la prima a cadere... Situato cronologicamente a metà tra gli eventi narrati in Un giorno di notte cadente e quelli del Priorato dell'Albero delle Arance, Tra i fiori infuocati è una potente storia di resilienza e coraggio: il primo passo verso la leggenda. 
Salve Confine!
Grazie alla Mondadori Oscar Vault ho avuto il piacere di leggere “Tra i fiori infuocati” di Samantha Shannon, nuovo volume ambientato nel mondo della serie “Le Radici del Caos”.
“Tra i fiori infuocati” è ambientato due anni prima degli eventi de “Il Priorato dell’albero delle arance”; è una novella prequel (è vero, sono 312 pagine, ma in proporzione al “Priorato” è una novella) che si focalizza su tre personaggi che nel romanzo sono secondari. Qui esplora le loro origini.


La Donmata Marosa è l’erede al trono di Yscalin, ma sembra più una prigioniera nel suo castello.
Suo padre, Sigoso III, le impedisce di partecipare ai consigli e di imparare come guidare il regno, quasi impaurito che così facendo Marosa possa cercare un modo per spodestarlo, ma allo stesso tempo non le permette di uscire dalle sue stanze.
Nonostante i tentativi del padre di tenerla lontana dalla politica, Marosa di nascosto si impegna per comprendere i bisogni del suo regno e mantenere un legame con gli altri.
Inoltre, presto si sposerà e sarà finalmente libera dal controllo del padre.

“Quattro persone, in un palazzo che ne ospitava centinaia, di cui sentiva di potersi fidare. Se solo non fossero state anche loro intrappolate lì insieme a lei.”

Aubrecht Lievelyn, promesso sposo di Marosa, è l’erede al trono del Libero Stato di Mentendon ed è il secondo narratore della storia. Aubrecht ha perso tante persone amate da giovanissimo e la paura che possa succedere di nuovo, soprattutto quando sarà sul trono, lo paralizza.
Aubrecht non vorrebbe mai lasciare nessuno indietro, ma scopre, a sue spese, che a volte è necessario.

Infine, tornando a Yscalin, scopriamo il passato di Estina Melaugo. Estina è un’orfana che ha dovuto abbandonare il lavoro e la donna che ama e rifugiarsi nei fitti boschi dell’Ovest, dove il cibo scarseggia e le persone non si fidano degli estranei. Estina rischia di morire di fame o per mano di un dormiente eppure non riesce a rinunciare al suo orgoglio né a Liyat, sposata con il suo lavoro.

Mentre le vite di questi personaggi si snodano tra sogni e paure, nel profondo delle montagne dell’Ovest una grandissima minaccia si sta risvegliando.
Nessuno di loro poteva immaginare che il nemico dormisse sotto i loro piedi e che la vera battaglia per la sopravvivenza doveva ancora iniziare.

“Se la sua anima era il prezzo da pagare per la sicurezza di Yscalin, allora l’avrebbe pagato.”

Secondo l’autrice, questa novella può essere letta anche come introduzione al “Priorato”, essendo un prequel e molto breve. Quindi se non avete ancora trovato il coraggio di affrontare il Priorato, potete “farvi le ossa” con questo qui!

Dal punto di vista delle informazioni, avere un’idea di come funzioni questo mondo un pochino aiuta.
All’inizio, l’autrice ricorda nomi, cita luoghi ed eventi che per chi ha letto il “Priorato” sono più familiari. L’impressione, quindi, potrebbe essere quella di ricevere una matassa di informazioni difficile da sbrogliare. Ammetto che anche per me, che ho letto il “Priorato”, ci è voluto un pochino per carburare, ma una volta trovato il ritmo e messo ogni personaggio al proprio posto, non ho potuto che amare questa storia.
È sempre interessante conoscere nuove storie e nuovi personaggi di questo vastissimo mondo, ma anche scoprire e approfondire il passato di personaggi già noti, tenuti un po’ in disparte, è stato interessante.
Non solo l’autrice ci regala uno scorcio sul passato di questi personaggi, ma anche sull’origine di importanti vicende del romanzo principale.

Sono stata conquistata da Marosa. Dalla sua forza e resilienza, dal suo coraggio e dal suo spirito.
È una giovane donna che ha vissuto grandi traumi. Ha perso sua madre, l’unica figura genitoriale che le stava accanto e le dava affetto, all’improvviso, per un suicidio.
Solo crescendo ha iniziato a sospettare che le circostanze intorno alla scomparsa della madre non erano del tutto chiare e che possa esserci qualcosa sotto, ma non sa come scoprire la verità.
Suo padre la ignora e la tiene rinchiusa nelle sue stanze, raramente le rivolge la parola eppure legge la sua corrispondenza.
L’unico pensiero che le regala un po’ di serenità è l’imminente matrimonio con Aubrecht, che suo padre continua a rimandare. E poi… le fiamme.

“Rimasero così tutta la notte, sotto le stelle, a guardare Yscalin bruciare.”

Nonostante la paura, il dolore, la sofferenza e l’angoscia, Marosa non si tira indietro, tiene la testa alta, le lacrime nascoste e i suoi pensieri in silenzio.
Marosa tenta, in ogni modo, di salvare i suoi amici, il suo popolo e avvertire gli altri regni, ma non può nulla contro la crudeltà e la violenza del nemico.
Eppure sopporta, persiste, spera e non smette mai di lottare per il bene.
È stata un personaggio indimenticabile.

Anche gli altri due narratori hanno storie importanti. Aubrecht ci parla del lutto, dei traumi che può lasciare, delle aspettative che rimangono e dei doveri che un erede al trono deve porre persino dinanzi ai suoi sentimenti.
Estina ci racconta un altro punto di vista, quello dei poveri e della gente comune, delle persone che fanno il regno, che vengono sfruttate e maltrattate e ridotte alla fame da chi di altre ricchezze non avrebbe neanche bisogno.

“Melaugo desiderò arrendersi e lasciarsi trascinare via. Voleva smettere di lottare, e dormire.“

La storia è “breve” (ricordate sempre le proporzioni), ma costruita benissimo, proprio come mi aspettavo.
Ormai sappiamo che Samantha Shannon fa un lavoro super dettagliato di ricerca delle parole e delle strutture migliori per costruire la sua storia.
È sempre un piacere iniziare un libro scritto da lei perché so che leggerò una storia scritta benissimo che mi rapirà completamente, mente e anima.
Adesso mi è venuta anche voglia di rileggere il “Priorato”! Chissà, magari ci faccio un pensierino.
Baci.

Voto - 4.5




 Genere: Fantasy 

Scritto da: Samantha Shannon 

30 Novembre 

La casa di Berethnet ha regnato su Inys per mille anni ma ora sembra destinata a estinguersi se la regina Sabran IX non si sposerà e darà alla luce una figlia. I tempi sono difficili, gli assassini si nascondono nell'ombra della corte. A vegliare segretamente su Sabran c'è Ead Duryan, adepta di una società segreta che, grazie ai suoi incantesimi, protegge la sovrana. Ma la magia è ufficialmente proibita a Inys... Tra draghi, lotte per il potere e indimenticabili eroine, l'epico fantasy al femminile per il nuovo millennio.


Salve lettori!
Questa recensione avrà come protagonista un libro uscito il 30 novembre ma che io ho potuto leggere davvero in super anteprima grazie alla casa editrice Oscar Vault, ramo della Mondadori.
Il libro in questione è il fantastico ed imperdibile “Il priorato dell’albero delle arance” di Samantha Shannon, una giovane autrice che, a 27 anni, ha scritto un capolavoro, degno di diventare un pilastro del genere fantasy.
Ma passiamo a quel pizzico di trama che posso raccontare.

“È nei momenti in cui la storia manca di far luce sulla verità che si generano i miti.”

In Occidente, Sabran IX Berethnet, trentaseiesima regina di Inys, deve sposarsi e partorire un erede. Secondo la sua religione, è l’unico modo per garantire al suo regno la pace.
Ead Duryan, all’apparenza, è una semplice domestica nel palazzo della regina Sabran, in realtà è stata incaricata di proteggerla e tenerla in vita, perché anche nella sua religione, nonostante non sia la stessa, la discendenza Berethnet è fondamentale per impedire il ritorno del Senza Nome.
In Oriente, una giovane donna sta per vedere il suo sogno realizzarsi, finché uno spettro d’acqua compare dal mare e rischia di mandare tutto a monte.
Sabran, Ead e Tané sono tre donne completamente diverse le cui strade sono indissolubilmente legate, a loro insaputa, da un millennio.
Ma non sono le uniche pedine di questa enorme scacchiera: Lord Arteloth Beck, migliore amico della regina cresciuto tra gli agi della corte, e l’alchimista Niclais Roos, nemico della corona e un ubriacone esiliato, giocano ruoli inaspettatamente fondamentali.
Nonostante le immani differenze culturali e religiose, mille anni di odio, chiusura e incomprensioni, Oriente e Occidente si ritrovano con un nemico comune, il cui obiettivo è far sprofondare il mondo nel caos, e per sconfiggerlo servirebbe un’alleanza improbabile e una Riforma senza precedenti.

Miei cari lettori, questo che vi ho raccontato è una piccola parte del primo libro della serie. Il rimo su sei! La storia creata dalla Shannon è meravigliosamente intricata e sviluppata in ogni piccolo dettaglio, ognuno di essi con un compito fondamentale nello sviluppo della trama.
Questa è la cosa che mi ha colpito di più: la storia è minuziosamente dettagliata e i singoli particolari non vengono abbandonati, ma hanno tutti un ruolo da svolgere nell’ampia tela costruita dall’autrice.
Quasi che il destino, ogni volta, ci mettesse lo zampino. Ed è proprio questo: nello svolgimento delle scene, felici o sfortunate che fossero, si percepisce la presenza di qualcosa di più grande, di prestabilito. Nel bene o nel male le cose dovevano andare in quel modo, perché le conseguenze, poi, sarebbero state utili a fini della storia. Quindi confermo le voci, sì è un continuo “mai una gioia”, ma con un criterio, quindi non amareggiatevi rischiando di rovinarvi la lettura e godetevi l’intreccio geniale che l’autrice è stata capace di creare.

Per me questo libro è incredibile, non solo per la bellezza, ma per la complessità, l’idea, lo sviluppo: è un lavoro egregio, epico, indimenticabile.
Il mondo, i personaggi, la cultura, la religione, i miti, tutto è sviluppato in maniera approfondita, chiara e reale.
Conosciamo l’Occidente della corte di Sabran, con le sue regole arcaiche e fortemente legate alla religione delle Sei Virtù, gli intrighi, i giochi di potere e i pettegolezzi. Il loro credo è nel Santo, Galian Berethnet, colui che ha sconfitto il Senza Nome con Ascalon, la sua leggendaria spada, ha fondato Inys e ha dato vita alla discendenza delle regine, la cui vita impedisce al Senza Nome di ritornare.
Il mito cambia in Meridione, sede del Priorato dell’albero delle arance, casa di maghe che discendono da Cleolind, secondo gli occidentali moglie di Galian, ma in realtà colei che ha davvero ucciso il Senza Nome. Il compito delle sorelle del Priorato è quello di proteggere il mondo dal nemico comune di tutte le religioni: il Senza Nome e la sua armata draconica.
L’armata draconica è composta dai wyrm, bestie enormi, nere o rosse, ricoperte di scaglie e spuntoni, e alimentati dal fuoco dell’Utero da cui sono fuoriusciti, e dalle bestie nate dall’unione dei wyrm con altri animali.
Sono i wyrm che depredano, distruggono e infettano, ma per l’Occidente non fa differenza, gli orientali sono eretici perché considerano i draghi, creature completamente diverse dai wyrm, i loro dei e convivono con loro.
I draghi orientali, a differenza dei wyrm, derivano dalle stelle e dal mare, sono creature splendide, agili e colorate, che vivono a contatto con gli umani, governano e combattono con loro.
In Oriente li venerano e reputano un grande onore poter avvicinarsi a loro.
Il sogno più grande di Tané, quello che il forestiero sulla spiaggia mette a rischio, è quello di entrare a far parte del clan Miduchi e diventare un cavaliere di draghi.
Tutte le informazioni sulle varie culture le riceviamo dalle dirette interessate e dai narratori maschili, che vivono esperienze mozzafiato in luoghi lontani e con personaggi inaspettati, che smuoveranno le fondamenta del loro credo.

Ma, come ho detto in precedenza, le protagoniste prescelte sono Sabran, Ead e Tané.
Sabran sa qual è il suo compito, ma non riesce ad accettarlo. Non crede che per essere una buona regina possa solo sposarsi e rimanere incinta, deve poter fare altro, non può rassegnarsi a una vita che non desidera, il suo valore non può essere calcolato in base al suo parto.
La regina è una donna schiacciata dai doveri, dall’eredità, da persone che vogliono controllarla, da minacce di morte, dall’infelicità e dalle bugie, ogni giorno rischia di cedere sotto il peso di tutto questo, ma trova sempre la forza di rialzarsi, perché è anche una donna forte e una sovrana attenta, pronta a tutto per proteggere il suo regno.
Sin dall’inizio si capisce che Ead non è chi dice di essere, ma il lettore dovrà aspettare per scoprire la verità, nel frattempo può ipotizzare e imparare a conoscere un personaggio poliedrico, leale e coraggioso, con un compito che ha intenzione di portare a termine e una missione millenaria che accetterà di buon grado.
Tané è il mio personaggio preferito, perché è il più reale e umano tra tutti. È una ragazza con un grande sogno, secondo alcuni immeritevole di realizzarlo per la sua discendenza, che lotta quotidianamente, fino allo sfinimento, per poterlo realizzare. L’ansia, il senso di colpa e il non sentirsi abbastanza, l’accompagnano continuamente, ma è anche modesta, coraggiosa e rispettosa.
Diciamo che emotivamente mi sono ritrovata molto nel personaggio.

“Per essere legata a un drago non basta possedere un’anima d’acqua. Bisogna avere sangue di mare, e il mare non è sempre limpido. Non è mai omogeneo. Contiene oscurità, minacce, crudeltà. La sua furia può spazzare via intere metropoli. I suoi abissi sono insondabili, e non conoscono il tocco del sole. Essere una Miduchi non significa essere puri, Tané. Significa essere mare vivente. Per questo ti ho scelta: in te batte un cuore di drago.”

La mia “paura”, quando ho iniziato il romanzo, erano le pagine, quasi 800, ma credetemi, lo finirete in un niente, per vari motivi. Il primo è che la storia è meravigliosa e difficilmente riuscirete a staccarvi dal libro; secondo, l’autrice ha un modo di narrare fluido, scorrevole, dinamico, i capitoli finivano e le parti si susseguivano senza che me ne rendessi conto. Sono arrivata alla fine in un attimo e ne desideravo ancora.
Quando ho girato l’ultima pagina, il mio cuore ha fatto un tuffo, perché mi ero talmente abituata ad addormentarmi e svegliarmi con le avventure de “Il priorato dell’albero delle arance”, che terminarlo mi ha lasciato un senso di vuoto dentro.

È assolutamente il libro più bello che ho letto quest’anno, è un capolavoro, il sogno degli amanti del fantasy.
Devo aggiungere altro? Per favore, compratelo. Leggetelo, vivetelo e amatelo, poi fatemi sapere cosa ne pensate e speriamo insieme che la Oscar Vault organizzi un bell’ evento con la scrittrice!
Baci


Voto - 5

















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Genere: Fantascienza 

Autore: TJ Klune


Don e Rodney hanno vissuto una lunga, bella vita. Insieme hanno sperimentato i momenti più alti di amore e famiglia, e momenti talmente basso che sembravano la fine del mondo.

Adesso, il mondo sta per finire davvero. Un buco nero si sta avvicinando alla Terra e in un mese tutto e tutti scompariranno.

All’improvviso, dopo 40 anni insieme, Don e Rodney non hanno più tempo. Sono in una corsa contro il tempo per andare dal Maine allo stato di Washington per occuparsi di alcune faccende in sospeso prima della fine.

Per strada incontrano coloro che si rifiutano di credere che la morte stia arrivando e coloro che le corrono incontro. Ma ci sono anche persone che stanno vivendo i loro ultimi giorni nel modo migliore che conoscono: matrimoni improvvisati, grandi falò, pasti condivisi e nuovi amici.

Mentre il buco nero si avvicina, insieme a palle di fulmini, sotto una luna spaccata, e un cielo caleidoscopico, Don e Rodney ripenseranno alla loro vita e si chiederanno se quello che hanno fatto fosse abbastanza.

Basta bruciare se non si ottiene nulla dalle ceneri?

( Tradotto da Il confine dei libri)


Salve Confine,
Con la novella “We Burned So Bright”, TJ Klune ci porta alla fine del mondo.

“Ci alziamo ogni mattina senza sapere se la giornata sarà la migliore della nostra vita o la peggiore. Ma ci alziamo comunque.”

La Terra sta per scomparire.
Un buco nero si è formato nella nostra galassia e nel giro di qualche settimana ingloberà tutto. Il mondo sta finendo e l’umanità si estinguerà.
Per Don e Rodney è arrivato il momento di partire e realizzare un ultimo compito.

Don e Rodney hanno più di settant’anni, stanno insieme da tantissimi anni e il loro amore è forte come quando si sono conosciuti.
Rodney è ancora silenzioso e un po’ scontroso, Don è calmo e gentile.
Insieme hanno combattuto tante battaglie, si sono costruiti una vita, una casa, una famiglia, si sono amati. Sono consapevoli di essere stati fortunati.
È vero, sta arrivando la fine, ma loro, a differenza di altre persone, la loro vita l’hanno vissuta. Hanno un solo rimpianto, una sola ferita che continua a sanguinare dopo tanti anni, e partono per provare a richiuderla prima della fine.

Mentre Don e Rodney rivivono e rielaborano il loro dolore, incontrano durante il loro viaggio famiglie, coppie, bambine, che cercano di venire a patti con la fine del mondo. Incontri casuali che non sarebbero mai avvenuti in altre circostanze.
Incontrano due genitori che hanno deciso di indossare una maschera per non affrontare la realtà. Una coppia di giovani conosciutasi troppo tardi, o giusto in tempo, per realizzare il loro sogno d’amore.
Poi una bambina che ha deciso di prendersi carico del dolore degli altri, infine una donna e il suo cane che li ha salvati con un ultimo gesto di generosità.
Tutti questi incontri, assolutamente casuali, aiutano Don e Rodney a ripensare al loro passato, a ragionare sulle loro azioni e a perdonarsi. C’è una tragedia nella loro storia, una mancanza, un’assenza che si percepisce nonostante non venga confermata se non alla fine.

“Ci pensava spesso al tempo. A quanto potesse sembrare interminabile, poi anni passano in un battito di ciglia.”

Questa storia, per quanto breve, regala tantissime emozioni.
Ho pianto per Don e Rodney e non vi nego che ho provato angoscia pensando alla fine del mondo.
Klune riesce a descrivere con grande impatto e semplicità quello che gli esseri umani potrebbero fare, e diventare, in una situazione del genere: c’è la violenza ovviamente, ma c’è anche la gentilezza, l’amore, la disponibilità, la meraviglia per questo mondo sempre meno apprezzato.

“Non ho paura della fine, ma di come sarà poco prima.”

Anche la scelta dei personaggi è interessante. Si percepisce tantissimo l’amore dei due uomini, le battaglie che hanno combattuto, quelle vinte e quelle perse, nonostante non ci vengano raccontante esplicitamente, le sentiamo, le comprendiamo, e non possiamo rimanerne indifferenti.
Il fatto che si sia concentrato su soli due personaggi e sul loro viaggio, nonostante ne incontrino altri nel frattempo, è molto toccante. Il nostro focus è su questi due uomini tormentati da una promessa che non sono riusciti a mantenere: riusciranno a trovare l’assoluzione alla fine di questo viaggio, oppure rimarrà una promessa spezzata tanto tempo prima?

Nei ringraziamenti, Klune spiega che con questa storia ha voluto esplorare un fallimento. Don e Rodney hanno avuto un compito, ma è andato tutto a rotoli. Non sappiamo cosa fino alla fine, anche se danno qualche indizio che qualcosa ci fa sospettare. Nonostante abbiano fatto del loro meglio, nonostante l’amore e i tentativi, la loro storia non ha avuto un lieto fine.
È stata colpa loro? Del destino? Del sistema? Non possono saperlo. Ma per quanto abbiano cercato di nasconderlo, quell’evento li ha segnati, sia personalmente che nella coppia.
Arrivati alla fine del mondo l’unica cosa che possono fare è perdonarsi e morire in pace.

“We burned so bright” è un racconto che emoziona, che fa pensare, che mette paura. Ho pianto talmente tanto!
Lo stile Klune è inconfondibile; la sua voce si percepisce nelle righe che leggiamo e come sempre colpisce nel profondo
Baci.


Voto libro - 5 



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La serie è composta da: 

1. The Ornithologist’s Field Guide to Love

2. The Geographer's Map to Romance

3. The Antiquarian’s Object of Desire


Genere: Fantasy 

Scritto da: India Holton

Beth Pickering sta finalmente per catturare un raro uccello, il deathwhistler, quando il professor Devon Lockley si intromette, ruba il suo uccello e la sua immaginazione come un cattivo. È comunque un cattivo bellissimo e affascinante, ma non c’entra nulla.

Da persona altamente istruita in una disciplina senza morale come l’ornitologia, Beth riconosce un guaio quando lo vede, quindi è determinata a tenere le distanze da Devon. 

Da parte sua, Devon non è mai stato così cotto come quando ha posato gli occhi per la prima volta sulla professoressa Beth Pickering. È così bella, così gentile, così capace di soggiogare un uccello impetuoso e letale usando solo la sua mente. In poche parole, un angelo. 

Devon sa di non doversi affezionare a lei siccome sono rivali. 

Quando viene annunciata la competizione per diventare Birder dell’anno catturando il caladrius, un uccello in via d’estinzione, Beth e Devono sono costretti a unire le forze per avere la possibilità di vincere. 

Tenere le distanze adesso diventa questione di un letto o due. Ma devono rischiare perché c’è qualcosa che puzza e non possono fidarsi di nessuno. Tutto è concesso in guerra e amore, ma questa è ornitologia.

(Trama tradotta da Il confine dei libri)

Salve salve!
Avevo voglia di un po’ di romance e mi è caduto lo sguardo su “The Ornithologist’s Field Guide to Love” di India Holton, primo volume della “Love’s Academic”.

La trama mi trasmetteva le vibes della serie “Emily Wilde”, quindi mi ci sono buttata a capofitto!

“Quando sei in dubbio, ricorda che hai la saggezza di un ornitologo, la pazienza di un ornitologo e diversi strumenti nel tuo kit da ornitologo che possono essere usati come armi.”

1890. Beth Pickering è una delle ornitologhe più giovani e brillanti dell’Università di Oxford. Anche le sue idee lo sono, infatti non vengono apprezzate dai suoi superiori classicisti; per questo viaggia con Hippolita Quirm, un’ornitologa di fama e senza scrupoli.
Beth è tranquilla, gentile con tutti, ha sempre una parola di conforto per chiunque, anche se preferirebbe passare il suo tempo all’aperto, con il suo quadernino, a studiare gli uccelli magici.
Devon Lockley è giovane e brillante quanto Beth, ma più sfacciato. Inoltre è un professore di Cambridge che ha studiato in America!
Sono rivali naturali, ma c’è qualcosa che li attira l’una verso l’altro: attrazione, chimica, comprensione, curiosità, il magnetismo degli occhi profondi di lei e del sorriso sbarazzino di lui.
La competizione tra loro si intensifica quando viene indetto un concorso per trovare un uccello magico rarissimo e diventare “Birder dell’anno”. Qualcosa in questa competizione puzza, e Beth e Devon dovranno collaborare (un po’ costretti, un po’ desiderosi di farlo) per sfuggire all’orda di ornitologi senza scrupoli.

“Era semplice, non c’era abbastanza spazio nella stanza (anche se a questo punto Devon sospettava non ci fosse abbastanza spazio nel mondo intero) per respirare normalmente, sapendo che Beth Pickering esisteva.”

Romanzo dolcissimo, simpaticissimo e un po’ esagerato, con quelle scene “over the top” che rendono la storia un po’ assurda ma molto, molto divertente.
È un cozy romance coi fiocchi, ricco di momenti romantici e da sogno, interazioni grazie alle quali ci si sbellica dalle risate e qualche momento di tensione, ma sempre accompagnato da un pizzico di follia.
I personaggi seguono dei motivi già visti, ma sono adattati bene al romanzo e hanno delle backstory piuttosto solide.
Beth preferirebbe stare al sicuro a studiare gli uccelli, che sia tra i libri o sul campo; con le persone non si sente a suo agio, soprattutto perché non ha mai trovato nessuno che capisse la sua voglia irrefrenabile di parlare degli uccelli magici. Quando ha a che fare con le persone sente il bisogno di essere gentile e cortese, anche quando la trattano male, strascichi di un’infanzia che l’ha segnata.
Devon è simile a Beth sotto tantissimi aspetti, ma la differenza è che lui usa il suo fascino per districarsi da situazioni complesse.
La verità è che entrambi provano un profondo senso di solitudine e di incomprensione che affrontano a modo loro, finché non incontrano l’altro e trovano la persona che li comprende e li completa perfettamente.

“Sì”, disse, poi bevve un sorso di vino e sorrise, mentre la mente di Beth si sparpagliava al vento.
“Io… um… come s-scusa?”, disse balbettando.
“Qualsiasi cosa abbia provocato quell’espressione sognante che hai, sì."
“Ma non sai a cosa stavo pensando.”
“Ti dirò sempre sì, Miss Pickering.”

Il cast secondario invece è un’insieme di soggetti assurdi ed esagerati, ma perfettamente in pendant con il tono sopra le righe dell’intera storia.
In “The Ornithologist’s Field Guide to Love” ho trovato quello che cercavo e qualcosa di completamente inaspettato, ma che ho adorato. È un libro che tiene compagnia, fa divertire e sognare. Non vedo l’ora di leggere il secondo!
Baci
Voto libro - 4





Genere: Cozy Fantasy


Scritto da: India Holton 


La professoressa Elodie Tarrant è un’esperta in disastri magici. Nulla la sconvolge, se non il suo disastro personale: il professore Gabriel Tarrant, l’uomo burbero e antipatico che ha sposato per convenienza un anno fa… e di cui è segretamente innamorata.

Anche Gabriel è un esperto di disastri magici. E neanche lui si lascia sconvolgere, se non dal tornado che è sua moglie. Si sono allontanati poco dopo il loro matrimonio, ma questo non gli ha impedito di struggersi per lei.

Quando della magia erutta in un piccolo villaggio del Galles, minacciando catastrofi nel resto d’Inghilterra, Elodie e Gabriel vengono accidentalmente assegnati al caso. Il destino del paese è nelle loro mani, quindi devono lavorare insieme di fronte a terribili pericoli come esplosioni, capre addomesticate e un unico letto. Più facile a dirsi che a farsi. Dopotutto, non c’è nessuna mappa per la geografia del cuore.

(Trama tradotta da Il confine dei libri)


Salve salve!
La serie “Love’s Academic” di India Holton è stata una vera scoperta cozy, quindi il secondo volume “The Geographer’s Map to Romance” era una delle uscite che attendevo di più!

Gabriel Tarrant è un geografo, a proprio agio tra mappe e cartine. Non è bravo a mostrare emozioni e lo sa bene sua moglie Elodie, che preferisce scappare dalle finestre piuttosto che parlare con lui.
Elodie Tarrant è una forza della natura, anche lei geografa, è l’unica donna ricercatrice e insegnante all’università di Oxford. Il matrimonio tra Gabriel ed Elodie è di convenienza, anche se nessuno dei due ci sta guadagnando molto.
Dopo un anno passato a ignorarsi, i due si ritrovano a collaborare sul campo. C’è stata una fuoruscita improvvisa di magia e devono muoversi a scoprire da cosa sia dovuto, perché le conseguenze potrebbero essere catastrofiche.
Soprattutto se si mettono in conto un’avventura sul campo con la persona che si ammira di più, un mistero geografico affascinante, una capra malefica, e una locanda… con un solo letto!

“Odiava quell’uomo inflessibile e dal cuore di ghiaccio. Lo amava assolutamente e completamente… no, un momento, lo detestava.”

La relazione tra Gabriel ed Elodie è bloccata a causa di un grosso, enorme malinteso.
A dire la verità, da come Gabriel aveva introdotto la sua storia nel primo volume (Gabriel è il cugino di Devon), pensavo ci sarebbe stato molto odio in questo libro. In realtà, Gabriel ha una visione alquanto sfalsata della sua situazione poiché è lui ad essere convinto che la moglie lo odi. Allo stesso modo, Elodie è convinta di essere solo un fastidio per Gabriel, per questa ragione lo evita. Nel frattempo, entrambi sono innamorati persi dell’altro, ma nessuno dei due ha il coraggio di iniziare una conversazione. Da qui, il malinteso.
Di solito odio il “miscommunication trope”, ma Gabriel ed Elodie sono troppo dolci e innocenti per odiarli.
Entrambi provano i sentimenti in modo potente, ma nessuno dei due sa come gestirli e viverli.
Nella famiglia di Gabriel mostrare emozioni era visto come un simbolo di debolezza e comportava un allontanamento dalla famiglia, così Gabriel ha imparato a nascondere sotto un’espressione di marmo qualsiasi sentimento.
Elodie è cresciuta in giro per il mondo, sempre in viaggio con i genitori, geografi e studiosi di fama, per cui una bambina era più un fastidio. Soprattutto una bambina come Elodie, curiosa di tutto e dall’immaginazione senza limiti, difficile da “spegnere” e da tenere lontana dai guai.

Quindi Gabriel non parla perché non sa come esprimere ciò che prova ed è sicuro che Elodie lo odi, Elodie non parla perché è convinta che a Gabriel non potrebbe mai piacere una persona chiacchierona e combina guai come lei. Piccoli stolti.

“Maledizione, desiderava abbracciarla più di quanto volesse respirare. No, non era vero. Desiderava baciarla.”

Gabriel ed Elodie sono dolcissimi, e dolcissima è la loro storia. Davvero romantica e piacevole da leggere. In fondo sono due geni imbranati persi l’uno per l’altra, devono solo capire come esprimere i loro sentimenti e allo stesso tempo fare il loro lavoro mentre cercano di non esplodere (sia a causa della magia che della tensione tra di loro).
Siccome parlano con molta difficoltà tra di loro a meno che non si tratti di geografia (Gabriel) o qualsiasi cosa su cui si possa posare gli occhi (Elodie), la storia si basa perlopiù sui pensieri e le elucubrazioni dei due personaggi, che portano avanti la loro indagine mentre cercano di non impazzire di desiderio e capire se c’è una possibilità che l’altro non lo odi completamente. È molto divertente e vi assicuro che non è fastidioso. Davvero, è impossibile arrabbiarsi con Elodie o Gabriel, sono troppo teneri.

“Lanciarsi dalle mongolfiere era una cosa; confessare il suo amore al marito completamente un’altra.”

La storia è divertente, dolce e c’è un bel po’ di tensione che scoppia magnificamente. Inoltre i due protagonisti (soprattutto Elodie) sanno infilarsi in situazioni incredibili e non danno un attimo di respiro.
Mi piace tantissimo lo stile di India Holton, è leggero e divertente, così come poetico e romantico. Adoro il fatto che usi il corsivo nei pensieri e chi narra “se ne rende conto” e lo sottolinea. Una trovata fantastica!
Nonostante non succeda molto nel libro, se non le disavventure dei protagonisti, non sono comunque riuscita a staccarmi un attimo, troppo curiosa di scoprire come e quando questi “geni tonti” avrebbero finalmente aperto il loro cuore all’altro.
Se vi piace il cozy non potete lasciarvi scappare questa serie. Io aspetto con trepidazione il terzo volume!
Baci

 

Voto libro - 4







Genere: Cozy Fantasy


Scritto da: India Holton 



Gli esperti di antiquariato magico Amelia Tarrant e Caleb Sterling sono migliori amici da sempre, anche se da un po’ di tempo hanno iniziato a sperare entrambi in qualcosa di più dell’amicizia.
Quando delle voci sulla loro relazione iniziano a girare, sono costretti a fare finta di essere nemici per proteggere la loro reputazione e non perdere il lavoro.

I loro litigi creano caos per tutta Oxford, ma l’esplosione durante un litigio per un oggetto magico è l’ultima goccia per il loro esasperato capo, che li manda in Cumbria per un lavoro. Neanche loro possono finire nei guai lì…

Il che dimostra quanto un uomo possa essere nel torto.
In una vecchia magione bloccata nella tempesta, Amelia e Caleb devono affrontare disastri magici e fantasmi furiosi.
La cosa più problematica di tutte, però, è tenere segreto cosa provano davvero l’uno per l’altra. Nascondere la verità dei loro cuori potrebbe distruggerli per davvero.

(Trama tradotta da Il confine dei libri)

Salve Confine,
Non vedevo davvero l’ora di leggere “The Antiquarian’s Object of Desire” di India Holton, terzo e purtroppo ultimo volume della trilogia “Love’s Academic”.
I protagonisti sono Amelia Tarrant, sorella del geografo Gabriel e cugina dell’ornitologo Devon, e il suo arci-nemico/migliore amico Caleb.

Amelia e Caleb sono due storici specializzati in storia materiale e i professori più brillanti di questo campo all’università di Oxford. Sono anche migliori amici da quando erano bambini e inseparabili, ma un’amicizia tra una donna nubile e un giovane uomo affascinante non potrebbe mai essere accettata dal manipolo di vecchi professori del mondo accademico.
Quando un loro abbraccio viene trasformato nel gossip più scottante dell’università, il lavoro di Amelia (solo il suo, “ovviamente”) viene minacciato.
Per evitare il licenziamento, i due amici decidono di fingere di essere nemici giurati quando sono circondati dai colleghi.
Sono talmente bravi ad odiarsi che tutti hanno il terrore dei loro incontri: urla, insulti e incendi sono assicurati.
Dopo l’ennesimo incidente, il capo del loro dipartimento decide di spedirli in Cumbria per analizzare e catalogare la collezione di oggetti di un nobile del posto, alcuni potrebbero essere magici.
Amelia e Caleb partono, con diversi gradi di sconforto e lamentele, ma questo viaggio potrebbe essere l’occasione per esplorare la loro amicizia e dare vita alle fantasie che sempre più frequentemente invadono la mente di Amelia.
Caleb è il suo migliore amico, metà della sua anima e del suo cuore, ma potrà mai ammetterlo e confessarglielo?

“[…] Non osarono rilassarsi, perché la notte era ancora giovane e la biblioteca piena di storici. Nessuno è più pericoloso di persone che hanno poco interesse per il futuro.”

Ovviamente i loro piani passionali vanno completamente in fumo quando un altro professore (quello che la prima volta aveva sparso la voce su di loro) e il curatore del museo arrivano alla tenuta, rendendo impossibile per Amelia e Caleb realizzare ciò che avevano immaginano ininterrottamente. Ciononostante, Caleb non si lascerà scappare l’occasione di far capire ad Amelia la profondità dei suoi sentimenti, il desiderio che prova e la necessità che ha di starle vicino.

“[…] era proprio una fortuna che avesse deciso anni fa di essere solo amici, altrimenti si sarebbe innamorato ogni volta che avesse guardato in quei bellissimi, profondi…”

Questa missione è una sfida per entrambi in pazienza e resistenza, sia dal punto di vista fisico che mentale che professionale, e forse era proprio la spinta di cui entrambi avevano bisogno per capire come desiderino vivere la propria vita.

India Holton non si è smentita neanche questa volta. Questo terzo volume è stato tutto quello che cercavo, una dolcissima rom-com ricca di magia, romanticismo e avventura. Forse avrei desiderato un pochino più di spicy, ma devo dire che Caleb, in quanto a passionalità, ce la mette tutta, anche se viene costantemente interrotto.

Solitamente non vado matta per i friends to lovers, ma Amelia e Caleb sono stati meravigliosi.
Si sono conosciuti da bambini, in collegio: Amelia stava piangendo, nascosta (perché per la famiglia Tarrant le emozioni sono un disonore) e Caleb ha fatto di tutto per farle tornare il sorriso. Da quel momento, sono diventati inseparabili.
Hanno scelto la stessa materia di studi all’università e lavorano nello stesso posto, incapaci di staccarsi l’uno dall’altra.
Purtroppo la loro amicizia è rischiosa, soprattutto per la carriera di Amelia, già costantemente minacciata dal fatto che sia donna.
Ho apprezzato moltissimo la critica sociale che l’autrice ha inserito nelle tre storie; nonostante sia un mondo alternativo in cui le donne hanno iniziato a studiare e lavorare, anche in ambienti accademici, in epoca vittoriana, tutte e tre le protagoniste hanno dovuto affrontare, e continuano a subire, pregiudizi e discriminazioni perché donne, nonostante le loro conoscenze e onorificenze. Lo dimostra il fatto che la minaccia del licenziamento c’è sempre e solo per Amelia.

“Era una donna intelligente: questo da solo era preoccupante per i suoi colleghi maschi. Il fatto che non esitasse a usare la sua intelligenza senza artifici o scuse ispirava terrore vero. Come poteva un uomo dominare una donna così?”

Tornando al suo rapporto con Caleb, quando il pericolo che la loro vicinanza possa essere vista come una tresca amorosa, i due decidono di fingere di odiarsi. Estremamente difficile, soprattutto quando tutto quello che vorrebbero fare è accarezzarsi, abbracciarsi, guardarsi negli occhi e… baciarsi.
Da un po’ di mesi a questa parte, Amelia ha iniziato a fare pensieri su Caleb, pensieri impropri per una gentildonna come lei e che sicuramente il suo amico non condividerebbe. Eppure le risulta sempre più difficile resistere ai suoi occhi, ai suoi sorrisi, al suo fascino. Riuscirà ad ammettere con se stessa qual è il sentimento che sta provando?

Amelia è una donna introversa che raramente cede alle emozioni, ma non vuol dire che sia fredda o distaccata. Con poche persone può essere davvero se stessa (Caleb, suo fratello e suo cugino), ma anche a loro nasconde un segreto.
Amelia è stanca di essere costantemente sminuita dal suo capo e dai colleghi, di essere ignorata o venire additata come una strega quando fa sentire la sua voce. È combattuta sul suo futuro, non sa se valga la pena continuare a farsi piccola in un luogo in cui, non importa cosa faccia, resta comunque nel torto. E poi è davvero stanca di dover stare dietro alle persone.
Non aiuta il fatto che l’unica persona che riesce a farla stare meglio, il suo migliore amico, le viene reso una minaccia.

“Lei era la sua luce, la sua vita, la sua tomba.”

Caleb, dal canto suo, è sempre stato innamorato di Amelia. Lo si comprende dal modo in cui la guarda, la difende, cerca lei e il suo tocco ovunque siano.
Lo si capisce dal modo in cui ne parla, come se fosse tutto il suo mondo, la sua rovina e la sua salvezza. Caleb ama Amelia e farebbe di tutto per lei, anche sotterrare i suoi sentimenti per poterle stare accanto. Nulla è più importante della sua migliore amica e non esita mai a dimostrarlo.

Oltre al romance, che si sviluppa più attraverso i pensieri dei protagonisti che nel concreto, non mancano magia, avventura e un pizzico di mistero, nonché critica sociale. Inoltre trovo che il worldbuilding sia ben costruito e interessante, già forte di due libri precedenti molto chiari e memorabili, quindi è stato facile immergermi nuovamente.
Lo stile dell’autrice mi piace moltissimo, utilizza un linguaggio e una cadenza perfette per il periodo di cui sta narrando; utilizza spesso termini arcaici, eppure riesce a rendere la storia fruibile e coinvolgente.

Mi dispiace molto che questa serie sia finita, l’ho trovata squisita, ma terrò sicuramente d’occhio i prossimi lavori dell’autrice!
Baci
Voto libro - 4










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