House of Frank

 



Genere: Fantasy

Scritto da: Kay Synclaire

20 gennaio 2026

Dopo due anni dalla morte della sorella Fiona, la strega Saika è pronta a eseguirne le ultime volontà e a portare i suoi resti ad Ash Gardens. Quando giunge al santuario, perennemente battuto dalla pioggia, viene accolta dal suo proprietario, amante dei cardigan fatti a maglia, un'enorme bestia mitologica di nome Frank, che le offre di fermarsi qualche tempo nella tenuta. Sopraffatta dal dolore, Saika accetta, anche perché ciò significa poter rimandare l'ultimo addio alla sorella. Ma per dare una mano a Frank e agli altri abitanti della casa deve fingere di possedere ancora i propri poteri, svaniti alla morte di Fiona, limitandosi a lanciare piccoli incantesimi grazie a un frammento di stella cadente. Col tempo, Saika impara a conoscere meglio Frank, la casa decrepita di Ash Gardens e i singolari personaggi che la popolano, tra cui due litigiosi gemelli cherubini, un fantasma muto, una fata della luce, un elfo irascibile e una snervante strega a metà. Pian piano, imparerà di nuovo cosa significhi amare ed essere amata e come far convivere dentro di sé la gioia e il dolore.

Salve Confine,
Grazie alla Mondadori Oscar Vault ho avuto l’occasione di leggere un libro dalla premessa molto interessante: “House of Frank” di Kay Synclaire.
Li ringrazio per la copia omaggio!

Saika è una strega della musica che, da quando sua sorella Fiona è morta, è rimasta sola.
Per due anni ha viaggiato in lungo e in largo solo per rimandare l’inevitabile.
Fiona “Fi” desiderava essere piantumata ad Ash Gardens, un luogo in cui vengono seppellite le ceneri dei defunti che col tempo diverranno meravigliose piante, e ha chiesto alla sorella di realizzare il suo ultimo desiderio.
Saika va ad Ash Gardens, ma non vuol dire che sia pronta a lasciare definitamente Fi. Così Frank, il proprietario del luogo, le offre di fermarsi per un po’, aiutare in casa e piantumare le ceneri di Fiona solo quando sarebbe stata pronta.
Col passare dei giorni, Saika si rende conto che Ash Gardens e i suoi abitanti, purtroppo, sono in pericolo.
La strega non riesce a capacitarsene, ma non può fare a meno di cercare una soluzione e tentare di aiutare queste persone che, pian piano, le stanno entrando nel cuore.

«Secondo te nasciamo tutti uguali?» «Penso che sarebbe più generoso risponderti di sì. Ma noi sappiamo che spesso la vita è tutt’altro che generosa, vero?»

Premessa: io non avrei paragonato questo libro a “La casa sul mare celeste” di Klune perché il paragone ha creato aspettative che (ovviamente) non sono state rispettate.

Vi dico la verità, ci sono stati un bel po’ di alti e bassi con “House of Frank”. L’idea di partenza è molto carina e ci prospetta una storia emozionante e toccante.
Frank e gli abitanti della sua casa si occupano di un arboreto magico al cui interno le ceneri dei defunti vengono piantumate e grazie a un incantesimo spuntano alberi unici. In questo modo i defunti non spariscono del tutto, ma è come se una parte di loro rinascesse con l’albero.

«[…] Assistere alla nascita della sua vita ultraterrena fa parte dell’esperienza dell’arboreto. Sarebbe davvero un peccato perdersela.»
«Nascita?» ribatto io. «Dovete mettere le sue ceneri sottoterra. È il punto finale. È la morte.»
«Signorina Saika.» Solleva la zampa a indicare gli alberi intorno. La vegetazione mormora cullata dal vento. «A lei pare morte, tutto questo?»

Saika, la protagonista, non ha ancora superato la morte della sua amata sorella. Non solo sta rimandando il momento in cui dovrà separarsi dalle sue ceneri per rispettare il suo ultimo desiderio, ma le parla come se fosse ancora lì con lei, si confida, si lamenta, la accusa, e la distrugge non poter ricevere risposta.
Mentre il romanzo è narrato in prima persona singolare, la conversazione con Fiona viene distinta attraverso la seconda persona, cosa che mi è piaciuta molto.
Apprezzo quando la seconda persona singolare viene utilizzata per comunicare con qualcuno che non c’è più, rende la narrazione più toccante secondo me.

“Ogni cosa che facevi tu, io la imitavo perché sei mia sorella. Ma stavolta non posso. Sei morta, Fi. Non ho nessuna traccia da seguire. È scomparsa. Sei scomparsa.”

Il rifiuto di Saika di “staccarsi” da Fiona, e quindi superare la sua morte, ci fa capire che Ash Garden e i suoi abitanti serviranno proprio a questo, a far capire a Saika che, nonostante Fiona non ci sia più, non vuol dire che superare il lutto significhi dimenticarla.
Peccato che questo percorso doloroso non venga messo davvero in atto. O, per lo meno, non è continuativo, non è costante, ma viene preso in considerazione solo quando serve.

Ho avuto la sensazione che ogni elemento e tema del romanzo avesse il proprio compartimento e non ci sia stata un’interazione fluida tra le varie situazioni. Anzi, ogni elemento viene considerato solo quando arriva il suo momento di andare avanti singolarmente. Non vediamo come lo svolgersi delle singole situazioni impatti sul totale della storia, ma solo l’effetto su un momento.

Anche i personaggi sono slegati, si vuole creare un legame tra di loro, ma sembrano tutti per lo più disinteressati a quello che succede alla casa e agli altri, tranne quando devono farlo per forza perché c’è un disastro in corso.
L’unica che si interessa, forzatamente, è Saika, ma non toccherebbe neanche a lei e infatti prende decisioni che non le spettano, per cui gli altri inquilini se la prendono (giustamente) e lei si offende anche.
Ecco, più che una found family, i personaggi sembrano coinquilini che si sono trovati a vivere insieme e le interazioni tra di loro sembrano forzate perché sono troppo diversi e non hanno nulla di davvero significativo in comune.
Anzi, una cosa ce l’avrebbero, ovvero la perdita (perché è chiaro a tutti, tranne a Saika, che ognuno di loro ha perso qualcosa o qualcuno), ma ciò non influisce in modo impattante sul percorso della protagonista.


Vorrei fare un piccolo spoiler.

Prendiamo come esempio la situazione di Frank. È chiaro che Frank non sia in sé eppure gli abitanti della casa sembrano fregarsene, perché in quel preciso momento della storia questo “colpo di scena” non è importante.
Sembra che l’unica che nota le cose sia Saika, ma non è credibile. C’è una casa piena di esseri che vivono e collaborano con Frank da molto più tempo ed è assurdo, secondo me, che nessuno si preoccupi concretamente quando notano che c’è qualcosa che non va. Anzi sembrano quasi dimenticarmene e poi si stupiscono quando è Saika ad agire.

Fine spoiler.

Purtroppo non c’è coesione tra le varie scene, gli sviluppi e neanche tra i personaggi. Persino le discussioni sono inconcludenti. Tutte le conversazioni, in realtà, lasciano il tempo che trovano, ma i litigi in particolare non hanno nessun beneficio perché non c’è una risoluzione e non hanno neanche chissà quale effetto sulla trama.

«Devi essere consapevole di chi sei e del tuo posto nel mondo. Perché tu ce l’hai, un posto.»

Questo libro avrebbe potuto avere un impatto emotivo non indifferente, ma la sensazione che si ha è quella di superficialità. I problemi, i dolori, le sofferenze non vengono sviluppati in modo coeso e per questo non c’è un vero coinvolgimento emotivo.
I vari elementi della storia sono slegati, se ne percepisce l’importanza che potrebbero avere, ma restano bloccati nel loro spazio e non evolvono.

Insomma, l’idea di partenza è ottima, ma per me non è stata sviluppata nel modo migliore per esaltare la forza emotiva che questa storia avrebbe potuto avere.
Per fortuna il libro scorre e si fa leggere grazie allo stile dell’autrice, che non è pesante.
Poi ho apprezzato i capitoli finali, questi sono stati molto carini, ma purtroppo non salvano un libro che purtroppo non lascia molto.
Baci

Voto libro - 2.5






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