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Genere: Thriller 

Scritto da: Alafair Burke 

21 giugno 2022 

Si fa chiamare Hope Miller, ma non ha idea di chi sia in realtà. È successo tutto quindici anni fa. Un incidente d'auto. Il trauma cranico che le ha fatto perdere la memoria. Anni di vita cancellati. Trovata senza documenti, e soprattutto senza ricordi, Hope ha dovuto iniziare da capo: nuovo nome, nuova città, nuova vita. Senza mai smettere di chiedersi che cosa si stesse lasciando alle spalle... o da cosa stesse scappando. Non ce l'avrebbe fatta, però, a ricominciare senza Lindsay. Lindsay Kelly, avvocato, è la persona che l'ha soccorsa dopo l'incidente: per Hope un angelo custode, l'unica certezza in un mondo che aveva smesso di esserle amico. Ma adesso Hope ha deciso: è arrivato il momento di vivere la sua nuova vita da sola. Si trasferisce agli Hamptons. Ha trovato un lavoro, sembra, una sistemazione, è pronta. Ma quando, poco dopo, smette di rispondere al telefono e di dare sue notizie, Lindsay capisce che qualcosa non quadra. Ben presto, Hope diventa introvabile; l'unica traccia che sembra essersi lasciata indietro è una goccia di sangue... E quella goccia di sangue, grazie all'analisi del DNA, riporta Lindsay a qualcosa che risale a molti anni prima: il caso terribile dello strangolatore di College Hill, che sembrava chiuso ormai da tempo. E quando si parla di quello spietato serial killer c'e una sola persona che può aiutarla: si chiama Ellie Hatcher e lo strangolatore di College Hill le ha rovinato la vita. E forse, adesso, grazie a Hope, per Ellie è arrivato il momento di mettere la parola fine a quella storia.

Salve Confine,
oggi vi parlo dell’ultimo romanzo thriller di Alafair Burke, una scrittrice che adoro e che ho amato sin dai tempi in cui scriveva in coppia con la grande e compianta Mary Higgings Clark (quanto mi manca!).
Il romanzo è “Se mi troverai”, uscito lo scorso giugno per Piemme, che ringrazio per la copia.

Hope Miller è una donna senza passato ma, adesso che ha recuperato le sue forze e la sicurezza che le occorre, è decisa a costruire il suo futuro.
Il primo passo da fare è trasferirsi dalla piccola città in cui ha trovato rifugio quando, ferita e senza memoria, era stata trovata sul ciglio di una strada. Ha bisogno di essere altro che la povera ragazza di cui sopra.
Lindsay Kelly, la giovane avvocatessa che l’ha trovata e soccorsa e che si è presa cura di lei in tutto questo tempo, non è d’accordo. Ha paura che possa succederle qualcosa, così quando Hope si trasferisce negli Hamptons, la tiene d’occhio in maniera fin troppo chioccia, tanto che anche il suo ragazzo ha qualcosa da ridire.
Intanto le paure di Lindsay trovano fondamento quando Hope scompare nel nulla qualche giorno dopo. Non risponde al telefono, non si trova nel piccolo appartamento che aveva preso in affitto e il suo datore di lavoro, un agente immobiliare, la accusa di aver rubato i soldi con i quali doveva allestire una casa in vendita dalla quale manca un tappeto e nella quale è stata trovata una piccola goccia di sangue.
Lindsay deve ritrovarla, non può pensare di averla persa per sempre, così con il poco che ha riesce a risalire ala DNA di quella goccia di sangue sospetta che la riporta a un caso chiuso molto tempo addietro, quello dello strangolatore di College Hill che ha segnato la vita della giovane detective Ellie Hatcher.
Trovare Hope è più difficile di quanto potesse immaginare, ma le due donne non si danno per vinte e, riportando alla luce segreti cruenti e inimmaginabili, si ritroveranno al centro di una matassa intricatissima che sembra non trovare soluzione.

Chi segue le mie recensioni sa che io sono una super fan di Alafair Burke, che adoro il suo stile e la sua mente così geniale. 
Riesce sempre a imbastire trame intricatissime senza perdere il bandolo della matassa, infatti, nonostante tutto, il lettore riesce sempre ad avere le risposte che cerca e a chiudere il cerchio perfettamente, cosa che, vi assicuro da accanita lettrice di thriller, non sempre succede… e non sapete quanto mi arrabbio ogni volta!
Ma la mia amica Alafair non mi lascia mai a bocca asciutta, è una garanzia sicura! Anche per questo romanzo è riuscita a farmi terminare la lettura con tutte le risposte che cercavo e perfettamente soddisfatta, nonostante la storia ricca di garbugli e sottotrame, tanto che si va a legare a un’altra serie di suoi romanzi in cui Ellie Hatcher ha il suo palcoscenico.
Stile impeccabile, asciutto e diretto, ma molto elegante e leggero, personaggi costruiti a tutto tondo con una personalità ben definita, che hanno un loro spazio e un compito specifico all’interno del romanzo.

Bellissime Hope e Lindsay, legate da un’amicizia così forte, fatta di gratitudine e amore sincero, tanto che l’una cerca di vivere nel rispetto dell’altra e viceversa, nonostante le paure e i sentimenti. 
La storia, come sempre ingegnosa, è ricca di colpi di scena e di misteri che donano alla lettura un ritmo ben definito, atto a tenere il lettore con l’attenzione sempre alta e il fiato sospeso.

Non vi sto raccontando nulla della trama di proposito, dovete approcciarvi a questa lettura senza sapere nulla, per scoprire pagina dopo pagina il passato di Hope insieme a lei e alle persone che la amano, fino ad arrivare alla fine. Una fine che non riguarda solo lei, ma anche altre persone che conosceremo nel corso della nostra lettura.
Buona lettura.

Valeria

Voto 5




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Genere: Graphic novel 

Scritto da: Ludovica Cima 

21 giugno 2022 

Cinque città e sei lettori alle prese con lo stesso libro: Andy a New York, Nina a Parigi, Georgia a Londra, Aoi e Ikiko a Tokyo e Luca a Milano. Tutti leggono le stesse pagine e si fanno trasportare dalla potenza delle loro parole, che come fili sottili li uniscono l'uno all'altra.

Salve salve!
In questa recensione vi parlo di un graphic novel per ragazzi che mi ha conquistato dal titolo: “Cinque volte un libro” di Lodovica Cima, illustrato da Sualzo. Ringrazio la casa editrice Il battello a vapore per la bellissima copia cartacea.

Prima di dare il mio parere, voglio raccontarvi una cosa. Io ho due nipoti e nessuno dei due ama particolarmente leggere, quindi immaginate la mia gioia quando hanno accettato di leggere il libro che avevo consigliato loro, l’hanno finito e gli è anche piaciuto!
Sono stata una zia molto orgogliosa in quel momento, e questo proprio grazie a “Cinque volte un libro”.

“È come se avessimo aperto con tanta fatica una porta che ora è spalancata verso, un mondo lontano, che ci attira come miele.”

La storia si svolge in cinque città: Parigi, Milano, New York, Londra e Tokyo.
A Parigi, Nina trova un libro dalla copertina rossa, scritto in italiano, tra le sue patatine preferite al minimarket. Lei studia italiano e sta cercando un modo per migliorare; trovare quel libro è una specie di segno del destino, per questo lo prende. Il libro è sottolineato, illustrato, annotato, Nina vuole sapere chi fosse il proprietario e perché l’ha abbandonato proprio tra le patatine. Riuscirà a trovarlo?
Luca vive a Milano e ha una famiglia numerosa e rumorosa. Lui viene continuamente distratto dal casino, mentre una delle sue sorelle no, completamente immersa nei libri che legge. Luca vuole capire come faccia, cosa hanno i suoi libri da rapirla in questo modo?
Così, ogni volta che può (siccome la sorella è molto gelosa dei suoi libri) “ruba” il libro dalla copertina rossa. Viene talmente rapito che inizia a sottolinearlo, fa qualche schizzo, lo porta anche con sé in Francia quando va a trovare il fratello a Parigi, nonostante l’abbia già finito più volte.

A New York, Andy e Leah sono alle prese con il loro primo appuntamento. Leah, per non arrivare a mani vuote a casa di Andy, gli prende un libro dalla copertina rossa. I due ragazzi continuano a frequentarsi; Andy è un fotografo, Leah un’atleta, in qualche modo riescono a unire le loro passioni. Nel frattempo, Andy legge il libro, un salvagente quando i due restano bloccati in ascensore e Leah avrà un attacco di panico.

Georgia desidera andare in Giappone. Per pagare il biglietto, il sabato lavora in una piccola libreria. Il fratello ha una band; ai loro concerti c’è un tipo che ha costantemente la testa in un libro dalla copertina rossa.

“Strano è strano. Non si legge in un pub con la musica.”
“Oppure si legge perché ne vale veramente la pena.”

Georgia riesce a capire quale sia il libro (grazie al lavoro in libreria) e decide di leggerlo, regalandolo anche al fratello e ai suoi amici.
Il libro riuscirà ad ispirarli?

Infine, a Tokyo, due compagni di classe, Aoi e Ikiko, decidono di leggere un libro dalla copertina rossa per migliorare il loro livello di inglese. Si incontrano al parco due volte a settimana per leggere ad alta voce il romanzo e acquisire più vocaboli possibile, così da superare gli esami. I due sono anche appassionati di musica.

“Quando una persona cara ci regala un libro, la prima cosa che facciamo è cercarla tra le pagine.”

I sei adolescenti non si conoscono, ma le loro vite finiscono per incrociarsi quasi per un gioco del destino, grazie alla forza di un libro.
Tutti e sei restano affascinati dal romanzo, perseguitati da una storia che è entrata a far parte di loro e che, in modi assolutamente particolari, li unisce.
Davvero interessante è proprio il modo in cui le storie vengono in contatto, eppure non alla fine, come accade di solito, ma nel loro sviluppo, grazie a piccoli dettagli ripetuti spesso, in modo da dare loro il giusto valore.

“Cinque volte un libro” è un elogio ai libri e alla lettura. Attraverso le storie dei sei personaggi, Lodovica Cima ci mostra come un libro dalla semplice copertina rossa possa cambiare la vita, renderla migliore, farci conoscere nuove persone, farci imparare una lingua, farci viaggiare.
È una sensazione, un’esperienza, che noi lettori proviamo tutti i giorni, eppure a volte è difficile condividerla e farci capire. Per questo è giusto metterla su carta, con parole e disegni, affinché anche chi si è avvicinato da poco alla lettura possa iniziare a immaginare la reale portata di un semplice libro.

“Questo libro si è infilato nella mia vita e non vuole più uscire. Grazie.”

I disegni sono perfetti per la storia. Sia i personaggi che le ambientazioni sembrano usciti da un cartone animato, uno stile ottimo per attirare i più piccoli; stile interessante per i più grandi, io sono rimasta affascinata dai colori ad esempio. Anche la divisone della storia per città è una scelta furba per mantenere l’attenzione dei ragazzi, perché sembra divisa in puntate.
Furbi i riferimenti alla cultura pop dei ragazzi di oggi, come i Simpson o le carte Pokémon (i miei nipoti li hanno adorati).

A tratti il linguaggio mi è sembrato un po’ artificioso: a volte c’è lo sforzo di usare un gergo giovanile, altre c’è la tendenza a far utilizzare parole che raramente i giovani usano. L’ho notato soprattutto nelle prime due storie (Parigi e Milano), poi sembra stabilizzarsi.

Una cosa che mi ha fatto storcere il naso, proprio alla fine, è stata la rappresentazione stereotipata nella traduzione italiana della lettera in inglese di Aoi e Ikiko, i ragazzi giapponesi. È vero, dalla storia sappiamo che non hanno una conoscenza dell’inglese necessaria per scrivere una lettera lunga, però non mi sembra neanche corretto sottolineare degli errori naturali per il loro livello di conoscenza della lingua nella traduzione ed eliminarli completamente per gli altri due personaggi che non sono madrelingua inglesi, Luca e Nina. Non posso parlare per l’educazione francese, ma penso che un ragazzo italiano ai primi anni di liceo faccia qualche errore nella stesura di una lettera abbastanza lunga in inglese.
Considerato il target di lettura, non si dà affatto un bell’esempio.

A parte questa scelta secondo me infelice, la storia di “Cinque volte un libro” intrattiene molto e incuriosisce, inoltre fa davvero interrogare il lettore sulla forza e sull’influenza che questi piccoli oggetti di carta possono avere.
A me è piaciuta particolarmente la storia ambientata a Londra. E a voi? Fatemi sapere!
Baci

Voto libro - 4









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Genere: Young Adult 

Scritto da: Malinda Lo

21 Giugno 2022 

Lily Hu ha diciassette anni e non ricorda esattamente quando sia nata in lei la domanda. Ma di sicuro la risposta l’ha trovata insieme a Kathleen Miller sotto l’insegna al neon del Telegraph Club, un locale per lesbiche. L’America del 1954, però, non è un luogo sicuro per due ragazze che si amano, soprattutto a Chinatown. La paranoia del maccartismo investe tutti, soprattutto i cittadini cinesi americani come la famiglia di Lily: nonostante il padre si sia duramente guadagnato la cittadinanza negli Stati Uniti, infatti, il rischio della deportazione è ancora alto. Ma Lily e Kath sono disposte a rischiare tutto purché il loro amore fiorisca alla luce del giorno.

Ciao a voi, readers!
Oggi sono qui per parlarvi di un’opera di cui attendevo da un po’ l’arrivo sugli scaffali italiani. Per mesi mi sono chiesta se leggerlo in lingua originale oppure aspettare la traduzione, ma la seconda opzione ha prevalso. Ciò che mi ha attirata di questo libro è stata sicuramente l’ambientazione negli anni ‘50 e la rappresentazione lgbt, di cui c’è sempre bisogno!
Forse avrete già capito di quale libro sto parlando…
Si tratta di “La notte scorsa al Telegraph Club” scritto da Malinda Lo, edito Mondadori!

“Più la madre insisteva che fosse un errore, più Lily era certa che non lo fosse. Forse era la parte più perversa di tutto ciò: il capovolgimento di tutto, come se la negazione potesse farlo sparire, quando le faceva solo stringere il dolore al petto, quando rendeva solo le emozioni più chiare.”

Ci troviamo con esattezza nell’America del 1954. La protagonista è Lucy Hu, una ragazza di diciassette anni che, già dal principio del romanzo, inizia a raccontare della sua ricerca di sé stessa, incentivata dalla scoperta del Telegraph Club, un locale per lesbiche, e dall’incontro con Kathleen Miller. Vedremo il loro rapporto, in particolare, crescere pagina dopo pagina finché Lily e Kath non impareranno a dargli un nome e a lottare per esso.
Non è soltanto una storia d’amore. O, almeno, non riguarda solo rapporti interpersonali di tipo romantico. Parla del rapporto tra genitori (familiari, se includiamo anche la zia) e figli, della deportazione degli americani cinesi (purtroppo, dati i tempi, sempre dietro l’angolo), del rischio e degli ostacoli che le persone omosessuali e/o comuniste hanno affrontato ogni giorno e, ovviamente, del trauma e delle preoccupazioni che tutto ciò ha scaricato sui cittadini.

“Si chiedeva se Kath potesse percepirla, seduta su quel treno che la portava via. Forse era possibile se chiudeva gli occhi e trasmetteva i suoi pensieri lungo il binario di acciaio come un messaggio su una linea telegrafica.
«Ti amo. Ti amo.»"

Inutile dirvi che questo romanzo mi ha devastata in trecentomila modi diversi.
L’elemento fenomenale di “La notte scorsa al Telegraph Club” è la costruzione dei personaggi e, in particolare, di Lily. Ho empatizzato con lei su più livelli, anche se a volte mi è stato difficile entrare pienamente nel romanzo a causa di un pizzico di lentezza che ho avvertito nel ritmo narrativo.
La relazione tra Kath e Lily non occupa un punto centrale nel romanzo, a mio parere, quindi non rischierei nel categorizzare l’opera come “romance”.
Direi che è un historical fiction e, se permettete, anche un romanzo di formazione. Credo, infatti, che tante persone (che siano ragazz* o adult*) possano ritrovarsi nel percorso compiuto da Lily, includendo non solo l’accoglienza e la consapevolezza del proprio orientamento sessuale, ma anche le difficoltà in cui potrebbero incappare.
Riguardo queste ultime, il romanzo insegna a non arrendersi davanti a nulla e ad essere fier* di sé stess* nonostante tutto.

A colpirmi è stata una cosa in particolare: il coming out con la madre. Ho provato un senso di sopraffazione. Giuro che tutte le emozioni, positive e negative, in quel momento mi hanno investita come un treno in corsa. Se solo ripensassi a quelle pagine, il groppo in gola che ho mandato giù a fatica tenderebbe a risalire.
Il finale, se da un lato mi tranquillizza su un futuro un po’ più roseo, dall’altro mi fa sentire come se ci fossero dei pezzi mancanti e risultasse un po’ incompleto.
A parte questo, sono contenta di come la comunità lesbica sia stata rappresentata nel romanzo. Inoltre, lo stile di scrittura di Malinda Lo ha reso ancora più apprezzabile e confortevole l’opera.
Ora, se permettete, torno a piangere in un angolino per la fine di questa storia!

Voto libro - 4.5






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Genere: Romance

Autrice: Ali Hazelwood

21 Giugno 2022

Dottoranda in Biologia, Olive Smith crede nella scienza, non nell'amore. Non le è mai importato granché di avere una relazione e di sicuro non le importa di Jeremy, un ragazzo con cui è uscita un paio di volte in tutto. Si dà il caso, però, che lui piaccia da morire alla sua amica Anh, ed è proprio per convincere quest'ultima che Jeremy appartiene al passato che Olive una sera bacia il primo ragazzo incontrato in laboratorio, fingendo che sia il suo fidanzato. Costui, però, si rivela essere Adam Carlsen, giovanissimo professore sexy, noto per comportarsi sempre da tiranno con tutti. Per questo Olive rimane a bocca aperta quando lui accetta di reggerle il gioco con l'amica, rivelandosi una persona affascinante e gentile. All'improvviso, un appuntamento finto dopo l'altro, il mondo di Olive viene stravolto, tanto che è costretta a mettere il suo cuore sotto un microscopio e ad analizzare i suoi sentimenti per Adam. Riuscirà a comprendere che il teorema dell'amore non segue alcuna dimostrazione?


Salve lettrici e lettori!
Dopo una serie di letture tristi, avevo bisogno di qualcosa di leggero e veloce, quindi ne ho approfittato per leggere, finalmente, “The Love Hypothesis. Il teorema dell’amore” di Ali Hazelwood, uscito in italiano con Sperling & Kupfer il 21 giugno. Grazie, grazie, grazie alla casa editrice per la bellissima copia cartacea! 

Olive è una dottoranda al terzo anno a Stanford.
Il suo lavoro e le sue ricerche sono la cosa più importante per lei; non le interessa passare giorno e notte in laboratorio e non avere tempo per la vita privata. Anzi, a tratti è una conseguenza positiva, visto che Olive ha un rapporto particolare con l’attrazione.
Si è lasciata convincere solo una volta, dal suo migliore amico Malcom, a uscire con un ragazzo e questa decisione ha causato una reazione a catena di bugie che coinvolgono anche il professore più odiato, più scontroso e più affascinante del campus: Adam Carlsen.
In modo del tutto inaspettato, Olive si ritrova a baciare Adam nel corridoio (semi)deserto dell’Università. L’unica testimone di un bacio abbastanza strano è Anh, la migliore amica di Olive. Buttarsi su Adam è stato un gesto disperato per portare avanti la bugia raccontata ad Anh, ma adesso deve dare una spiegazione a un Adam molto confuso…
Olive è sicura che Anh starebbe benissimo con Jeremy, un ragazzo con cui è uscita ma per cui non prova assolutamente nulla; però Anh non gli darà mai una possibilità finché non sarà sicura che a Olive davvero non interessa. E l’unico modo per convincerla, che Olive è andata oltre, è trovare qualcun altro, inventare un appuntamento fasullo, ergo Anh non può vederla in laboratorio la sera del finto appuntamento appuntamento e così… si arriva ad Adam.

Adam è stupito del bacio, giustamente, ma ascolta le regioni di Olive e decide di… aiutarla. Stringono un patto: faranno finta di essere fidanzati fino a fine settembre. In questo modo Olive aiuterà Anh a trovare la felicità con Jeremy, mentre Adam dimostrerà all’università di non avere intenzione di andare via e potrà convincerli a sbloccare i fondi per le sue ricerche.
Olive non poteva immaginare, però, che soli 10 minuti ogni mercoledì nello Starbucks del campus avrebbero potuto farle provare dei sentimenti per Adam, eppure i dati raccolti potrebbero sconvolgere tutte le loro ipotesi e condurre a teorie davvero inaspettate.

“Alla fine, non aveva molta importanza. La specializzazione e gli appuntamenti erano inconciliabili in ogni caso, il che spiegava probabilmente perché il professor Adam Carlsen, vincitore di una MacArthur Fellowship e genio straordinario, era lì, a trent’anni suonati, a domandarle che cosa facessero le persone durante gli appuntamenti.
Studiosi, signore e signori.”

Non so perché ho aspettato tanto a leggere “The Love Hypothesis”, ma una cosa è certa: vorrei tanto ricominciarlo di nuovo!
Mi mancano Olive e Adam, Anh, Malcolm e Holden!
Olive è una donna incredibile: ha sofferto una terribile perdita da giovanissima, una perdita che l’ha colpita profondamente e le ha lasciato traumi che si ripercuotono ancora sulle sue decisioni e sui suoi rapporti; anche la scelta del suo campo di ricerca dipende da quello. La decisione di intraprendere la strada accademica non è stata facile, ma le sue ragioni sono nobili e giuste, la ricerca è la sua vita.
Il campo accademico scientifico, però, è difficile, competitivo, inclemente, soprattutto per le donne, soprattutto quando sei divorata dai dubbi di non essere abbastanza brava, abbastanza brillante, abbastanza innovativa. Olive è molto insicura, non sempre, ma arrivano momenti in cui diventa il peggior nemico di sé stessa, momenti in cui non si rende conto di quanto sia fantastica.
Perché Olive è fantastica!
È divertentissima, una passa guai e una pessima bugiarda che ci racconta le sue disavventure in modo ironico e ormai rassegnato alla sua sfortuna e alla certezza che se c’è una possibilità di fare una pessima scelta… lei la farà.

Prima ho detto che Olive ha un rapporto particolare con l’attrazione; per molto tempo Olive ha pensato di essere asessuale, per poi capire che in realtà è demisessuale, ossia una persona che prova attrazione sessuale solo per le persone di cui si fida ciecamente. Non avevo mai letto un Romance con questo tipo di rappresentazione e devo dire che è stato interessante, l’autrice non ha approfondito ma ho sicuramente scoperto qualcosa di nuovo e questo mi fa sempre piacere. Tasto dolente della traduzione questa, che mi ha davvero amareggiata. Non è possibile che una traduzione nel 2022 contenga errori del genere, per me è sinonimo di sciatteria, poiché dimostra che chi ha tradotto non ha fatto alcuna ricerca sull’argomento (fondamentale) ed è una mancanza di rispetto. Fortunatamente, nella ristampa l’errore sarà corretto. 

“Per qualche inspiegabile ragione, la sua presenza nella stanza la tranquillizzò, anche se fino a un secondo prima stava farneticando. Due diversi tipi di disagio si neutralizzavano forse a vicenda? Sembrava un affascinante argomento di ricerca.”

Adam è perfetto, ma che ve lo dico a fare!
È inutile descriverlo fisicamente, basta che pensiate ad Adam Driver (il romanzo è nato come fan fiction dei Reylo di Star Wars). Caratterialmente, invece i dottorandi lo odiano, è incontentabile, boccia tesi senza pietà, è molto severo e intransigente.
Con Olive, però, mostra un lato di sé attento e premuroso, divertente e gentile. Si preoccupa per Olive, si ricorda ogni particolare, considera sempre i suoi desideri, comprende le sue ansie, la fa sentire al sicuro.
Olive non se ne accorge, ma Adam è diverso con lei, più sereno, più aperto, più rilassato. Lei è l’unica a non vederlo, troppo sicura di non essere abbastanza per interpretare bene i dati che ha davanti agli occhi.

“The Love Hypothesis” finisce troppo presto! Avrei letto altre 300 pagine semplicemente di Olive e Adam che interagiscono. Sono adorabili insieme!
Olive, così ignara di fronte all’ovvio a causa di paure derivate da ciò che le è successo da giovane; Adam è dolcissimo, all’apparenza freddo e senza emozioni, in realtà ha talmente tanto amore da dare!
È un amico leale e un finto fidanzato accorto e sensibile. Ci tiene davvero a Olive e ce ne accorgiamo subito (noi almeno, Olive no), perché le espressioni o le frasi che Olive ignora o sulle quali sorvola, noi sappiamo in realtà cosa significano.
Oltre ai personaggi principali, poi, ci sono una serie di personaggi secondari ADORABILI! Holden è il migliore, mi ha conquistata da subito (!), Malcolm è un cucciolo, Anh è un’amica insostituibile.

“The Love Hypothesis” mi ha riempito il cuore e mi ha regalato la lettura che desideravo: divertente, dolce, romantica.
Ma ci sono stati anche momenti in cui ho trattenuto il fiato, timorosa di quello che sarebbe potuto succedere.
Bellissimo l’ambiente accademico, che l’autrice ci ha descritto nella gioia e nel dolore, senza indorare la pillola. Olive ci racconta, senza nasconderci nulla, di quanto sia estenuante essere dottorandi, le ore infinite in laboratorio, la paga misera, attrezzatura pessima, professori difficili.
Non ci risparmia nulla, ma ce lo racconta con una certa sarcastica rassegnazione.

«Perché mai... Che cosa
mai ci guadagneresti?»
«Da che cosa?»
«Dal fingere di uscire con me. Perché ti interessa? Che cosa ci
guadagni?» Il professor Carlsen – Adam – aprì la bocca, e Olive ebbe l’impressione che stesse per dire qualcosa di importante. Ma poi lui distolse lo sguardo, e l’unica cosa che disse fu: «Ti aiuterebbe». Esitò. «E ho le mie ragioni.»
Lei strinse gli occhi. «Quali ragioni?»
«Le mie.»
«Se è un reato penale, preferisco non essere coinvolta.» «Non lo è.»

Non posso ripetere abbastanza che questo romanzo è dolcissimo, bellissimo, divertentissimo.
I personaggi sono ben delineati e il loro sviluppo è coerente, così come quello della trama. Le relazioni tra i personaggi si capiscono subito, ma ci sono comunque twist che lasciano a bocca aperta e con l’amaro in bocca.
La storia scorre talmente bene che vi ritroverete all’80% senza neanche rendervene conto; un capitolo tira l’altro e, per quanto dobbiate fermarvi, non ce la farete.
Niente, mi mancano tutti, Ali ti prego regalaci delle novelle o qualche altro romanzo ambientato a Stanford… ti prego!!!

Prima di finire volevo avvertirvi del fatto che Olive è una ricercatrice biologa e molti dei suoi esperimenti sono su topi da laboratorio.
Non sono molto brava con i trigger warning, però pensavo che valesse la pena dirlo piuttosto che evitarlo.
Baci


Voto - 5




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Genere: Narrativa

Autrice: Elin Hilderbrand

21 giugno 2022

Irene Steele vive in Iowa, in una grande casa vittoriana, accanto a un marito che semplicemente la adora, riempiendola di attenzioni in maniera quasi imbarazzante. Una vita praticamente perfetta... che va in frantumi la sera di Capodanno. Sotto il gelo e la neve che accompagnano la prima notte del 2019, Irene riceve la telefonata più terribile: all'altro capo del filo, la voce di una sconosciuta le annuncia che il suo amato Russell, che lei credeva in viaggio d'affari, è rimasto ucciso in un incidente in elicottero sull'isola caraibica di St John, in circostanze che lasciano la donna molto perplessa.

Le brutte sorprese non sono finite: giunti sul posto, infatti, Irene e i figli Cash e Baker iniziano a scoprire la doppia vita dell'uomo che hanno sempre considerato un marito e un padre irreprensibile. Nella natura incontaminata e nella cultura vitale dell'isola, i tre dovranno districare la rete di menzogne e inganni tessuta da Russ, e dovranno imparare a fronteggiare la realtà sulla loro famiglia e sul loro futuro.

Un inverno in paradiso, il primo romanzo di una nuova, emozionante trilogia, è un racconto in cui rifulge la lussureggiante bellezza dei tropici e che mescola amore, dramma e intrighi come solo Elin Hilderbrand sa fare.

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