Io non ti lascio solo

 


Genere: Narrativa Contemporanea

Autore: Gianluca Antoni

Gennaio 2021

L’amicizia è affrontare insieme la paura. Lo sanno bene Filo e Rullo, due ragazzini 
diversissimi eppure inseparabili, che decidono di scappare da casa e di avventurarsi 
tra i boschi, alla ricerca del cane di Filo, perso durante un temporale. Per ritrovarlo 
si spingono fino alla cascina di Guelfo Tabacci, uno schivo montanaro di cui si 
mormora che anni prima abbia ucciso suo figlio. Così, l’ingenuità della loro fuga 
lascia il posto ai terribili segreti del mondo degli adulti. Molto tempo dopo, nella 
cantina di quello stesso casolare vengono ritrovati due diari. Sono stati proprio i due 
amici a scriverli, consegnando a quelle pagine ingiallite la soluzione del mistero e il 
racconto, insieme crudo e poetico, di un’estate destinata a cambiare per sempre le 
loro vite. In un paesaggio dominato dal contrasto tra la luce dell’eterna innocenza e 
il buio del dolore, Gianluca Antoni mescola le atmosfere del giallo a quelle del 
romanzo di formazione. Con colpi di scena e toni delicati, racconta i rapporti tra 
genitori e figli, le strategie imprevedibili con cui affrontiamo la perdita, ma anche la 
tenacia di legami fatti per sopravvivere al tempo.


Ciao Lettori,
“Io non ti lascio solo” è un romanzo di Gianluca Antoni edito dalla Salani Editore, che ringrazio per la copia recensione.

Non è mio uso parlare o presentare l’autore in una recensione, ma questo libro mi ha incuriosita, per questo sono andata a cercare chi fosse Antoni e ho scoperto che non è uno scrittore tout court ma uno psicoterapeuta, e uno anche molto particolare. Nella pagina personale del suo sito scrive “Credo fermamente nelle potenzialità della nostra mente e considero il malessere come un’espressione di un mancata armonia con la nostra natura interiore o con l’ambiente che ci circonda.”
E ho trovato una spiegazione al perché questo libro mi ha così stupita.

La storia narrata di per sé è molto semplice: di ritorno da un’uscita nei boschi, il padre di Filo torna a casa senza Birillo, il suo cane. Il temporale li ha colti di sorpresa e i forti tuoni hanno spaventato il povero Birillo che, terrorizzato, è fuggito, perdendosi. Nonostante lunghe ricerche, Paride è costretto a tornare a casa e annunciare a suo figlio che il suo amico si è smarrito.

Il bambino, Filo (Teofilo è il suo nome), rimane sconvolto dalla notizia e non vuole accettare la perdita di Birillo, nonostante siano ormai trascorsi diversi mesi dalla sua scomparsa, perciò organizza un piano per andare a cercarlo; fingerà di partecipare a un campo scout per poi invece inoltrarsi nei boschi alla ricerca del suo cane. Suo complice e compagno d’armi sarà Rullo, il suo migliore amico. I due si inoltrano nei boschi sicuri di ritrovarlo, ma vivranno un’esperienza molto più sorprendente di quanto entrambi si potessero aspettare.

Spesso mi è successo di incontrare libri all’apparenza semplici e lineari ma che inoltrandosi nella narrazione iniziano a scavare, scavare, scavare e tu non te ne accorgi subito, ti sorprendono dopo, quando magari li hai finiti già da un paio di giorni eppure ti scopri a ripensarci e ti accorgi di una sfaccettatura che non avevi colto subito ma che poi ti salta alla mente all’improvviso, perché non lo sai, ma ci stai rimuginando dentro.
In questo romanzo sono i personaggi a fare la storia; nonostante i due bambini siano le figure di spicco, tutti i personaggi sono essenziali. Per metterla con le parole di Scacco:

“Una cosa va in figura e il resto diventa sfondo, e nello sfondo la figura si perde, finché non torna di nuovo in figura, ma in quel momento la figura di prima si perde nello sfondo. È un ciclo infinito.”

In questo libro la storia fa da sfondo, ad un certo punto ogni personaggio va in figura e in quel momento ne diventa il protagonista, per poi ritornare nello sfondo e lasciare il posto a un altro personaggio che gli ruba la scena.

Filo è una bambino molto speciale, è un bimbo grande, ha perso sua madre, gli è rimasto solo il padre, ma con lui è difficile, non riesce a capirlo, fuma, beve, è sempre arrabbiato. È determinato, Birillo è il suo cane e non può abbandonarlo, non può essere morto, lo deve trovare. È un  bimbo audace, pianifica in ogni minimo dettaglio la sua battuta di ricerca, non lascia nulla al caso, le mappe, il cibo, il denaro, sa perfettamente come muoversi in un bosco. Non sono mai stata negli scout, ma credo non sia comunque semplice per un bambino così piccolo organizzare una scampagnata così dettagliata. È un bimbo colto; osservando le stelle insieme a Rullo, gli spiega cos’è un sistema solare e il concetto del tempo attraverso la luce delle stelle che arriva a noi quando queste già non esistono più. È un bimbo molto solo, Rullo è il suo solo amico, oltre Birillo, e sulla sua coscienza pesano troppi segreti, troppe incognite irrisolte.

Rullo è molto diverso da Filo, è un bimbo della sua età e non è convinto della decisione di Filo di andare nel bosco a cercare Birillo, ha paura di mentire al suo capo scout e a sua madre, ha paura che il piano non funzioni e che sua madre si spaventi a morte se scoprirà che è scomparso mentendole, ha paura che possa capitargli qualcosa di brutto e non tornare a casa. È combattuto fino alla fine, ma Filo è il suo migliore amico e sa che non può farcela senza di lui, deve seguirlo perché anche se ha paura non può abbandonarlo, fedele e coraggioso.

Il maresciallo De Benedittis è a capo della centrale dei carabinieri del paesino in cui vivono Filo e Rullo, ed è legato a quel luogo a causa di un caso irrisolto che gli ha toccato la coscienza e non l’ha più abbandonato. Quando scopre che due bambini sono a zonzo nei boschi pericolosamente vicini al capanno di Guelfo, si allarma e parte alla loro ricerca. Nel frattempo Filo fa la conoscenza di Amèlie e Scacco: Amèlie è una bambina che vive con i nonni nel paesino sperduto in mezzo ai boschi che aiuta Filo nella sua ricerca di Birillo, e Scacco, il ragazzo matto del paese, anche lui vittima di uno shock dopo la perdita dei suoi genitori.

I quattro bambini faranno irruzione nella vita solitaria di Guelfo, l’orco del bosco, sospettato di aver ucciso e occultato il corpo del suo bambino di due anni. E Guelfo la parte dell’orco la fa benissimo, tratta i due bambini con aggressività e rabbia, senza che però i due si arrendano nonostante il terrore che Guelfo incuti in loro. Invece, sconfiggeranno tutte le sue difese fino a fargli confessare ciò che non ha mai rivelato a nessuno.
Anche il padre di Filo è molto più di quello che all’inizio il libro ci aveva presentato, un padre assente, disattento, insensibile alla sofferenza e alla solitudine del figlio.

Ma la figura che mi è piaciuta di più è proprio Scacco, il ragazzino matto, che però, come ogni soggetto fuori dagli schemi, riesce a dare un’interpretazione della realtà che mi ha lasciata meravigliata.

Alla fine, la storia non è poi così semplice e i personaggi molto meno sconnessi, scollegati da quello che all’inizio avevamo pensato. È una storia sulla solitudine e su come gli eventi della vita ci colpiscano e trasformino, lasciandoci ammaccati e disfunzionali. L’intreccio della narrazione diventa sempre più fitto e anche il ritmo cambia con l’evolversi degli avvenimenti, fino a vivere un brusco arresto, che ci fa credere che la storia si sia conclusa. E invece no. Ora Filo è adulto ed è pronto ad andare alla ricerca di quel sorriso biondo che non aveva cercato più. E si ritrovano tutti, alla fine, di nuovo in quel paesino, a raccontarsi i pezzi della storia che non conoscevano perché non si erano rivisti più. Mi ha toccata l’incontro tra Filo e Rullo dopo tutti quegli anni.

Consiglio davvero il libro, perché è una scatola cinese di avvenimenti, perché ha un dedalo di personaggi vividi e molto ben delineati, perché è toccante e inaspettata. Complimenti anche alla copertina, la fotografia rispecchia benissimo tutto il libro.



Voto 4




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