Genere: Fantasy
Scritto da: Tamsyn Muir
20 gennaio 2026
Quando la strega ha costruito la torre di quaranta piani, l'ha fatto proprio a regola d'arte. Ogni piano ospita un mostro ripugnante: si va da un drago con le scaglie tempestate di diamanti a un branco di goblin bavosi. Se un principe riuscirà a raggiungere la cima, verrà ricompensato con una spada dorata e con l'adorabile principessa Floralinda. Ma nessun principe è ancora riuscito a conquistare il pianterreno, figuriamoci ad arrivare al quarantesimo. Anzi, a dirla tutta, la scorta di nuovi principi sembra essersi esaurita. E l'inverno sta per intrappolare Floralinda...

Salve Confine,
Torna in Italia Tamsyn Muir!
Non con “Alecto la Nona” purtroppo, dobbiamo ancora aspettare per lei, ma con una short story pubblicata qualche anno fa: “La principessa Floralinda e la torre di quaranta piani”.
La principessa Floralinda viene rinchiusa da una strega al quarantesimo piano di una torre, non tanto per vendetta quanto per consuetudine. La strega non ha davvero nulla contro Floralinda, ma ha speso un bel po’ di soldi per riempire la torre di mostri e in qualche modo deve essere utilizzata.
Floralinda è piuttosto dispiaciuta, ma accetta con garbo la sua situazione e attende l’arrivo dei principi distraendosi con le poche cose lasciate dalla strega: ricami e libri di economia.
Poi i principi iniziano ad arrivare, ma nessuno raggiunge mai il quarantesimo piano e sicuramente nessuno esce di nuovo dalla torre: finiscono tutti sgranocchiati dal drago dalle squame di diamante al pianterreno.
Alla fine i principi smettono di arrivare e Floralinda capisce che se vuole tornare a casa tocca a lei scendere e affrontare i mostri.
«Non ci sono più i principi di una volta. Sono smidollati. Non hanno voglia di venire a cercarti soltanto perché ventiquattro di loro sono stati già mangiati.»
Armata di due pagnotte di pane, Floralinda scende al trentanovesimo piano fiduciosa di poter parlare con i goblin e convincerli a farla passare. Invece, non solo la principessa perde il pane, ma resta anche ferita.
È la prima “doccia fredda” per la principessa, che fino a quel momento aveva sempre ottenuto ciò che desiderava con poco sforzo. Con molta fatica e un pizzico di inaspettata astuzia, Floralinda trova il modo di liberarsi dei goblin, ma non senza conseguenze. I morsi che ha ricevuto sono velenosi (non che ne fosse consapevole) e se non fosse stato per l’arrivo fortunoso di Ragnatela, una fatina, probabilmente ne sarebbe morta.
Ragnatela è ferita e deve attendere la luna piena per poter guarire. Non avrebbe mai voluto interessarsi alle sorti di una principessa, ma nella torre non c’è molto da fare, Floralinda è davvero ingenua, a ləi piace studiare e sperimentare e cosa è meglio del veleno dei mostri per farlo. Quindi aiuta Floralinda a guarire e, suo malgrado, tra insulti e suggerimenti poco gradevoli, la spinge a continuare la sua discesa e la aiuta a combattere contro i mostri.
Nasce così tra l3 due un legame utilitaristico ed egoistico che pian piano si trasforma in qualcosa di più: è un’ulteriore gabbia o è la loro salvezza?
«Non posso nutrire dispiacere per te quando sei così stupida, e mi piaci ancora di meno quando sei intelligente. Io ti disprezzo e ogni tanto tu mi sorprendi, cosa che non gradisco affatto. Consiglio anche a te di non provare simpatia per me, e sono certa che è così.»
La storia inizia al quarantesimo piano e ogni capitolo corrisponde a uno o più piani e ai relativi mostri. Questa suddivisione è la prima cosa che mi è piaciuta molto del racconto, dà una struttura facile da seguire, logica, ma anche diversa.
Solitamente una torre si deve risalire, inoltre nell’immaginario comune scendere vuol dire finire in un posto o una situazione peggiore di quella in cui si era all’inizio: questo è uno dei primi schemi che Tamsyn Muir capovolge con il racconto.
Il secondo capovolgimento è quello dei personaggi. La strega non è davvero cattiva, ma deve pensare al suo interesse economico. L’aiutante non è ben dispostə verso la principessa, anzi la insulta e la comanda a bacchetta, consapevole della propria intelligenza, la sfrutta e arriva anche ad odiarla. Essendo la sua unica compagnia, Floralinda diventa codipendente da Ragnatela e la “rinchiude” in norme sociali che sono estranee alla fatina. Ragnatela, infatti, non ha genere e neanche le interessa esplorare il concetto, ma Floralinda decide che deve essere femmina per rsipettare le norme sociali con cui è cresciuta e continuare a mantenere la rispettosa facciata di principessa.
Floralinda si nasconde spesso dietro queste norme, le usa come uno scudo, soprattutto quando la convinzione di essere una principessa inizia a vacillare e altro emerge al suo posto.
All’inizio Floralinda è la classica principessa che ha bisogno di essere salvata, gentile, docile, dolce, ingenua; ovviamente facciamo il tifo per lei, la spingiamo a prendere coraggio e a non aspettare un principe qualunque per salvarla. Certo, ci augureremmo che lo facesse con un po’ di criterio, ma è pur sempre la prima volta che prende la sua vita in mano.
Floralinda inizia la sua discesa con innocenza, ingenuità e bontà, con la speranza di poter superare i piani illesa. Purtroppo non va come sperato, anzi ad ogni piano scopre nuovi mostri, viene ferita e rischia di morire, così la sua mente si adatta.
Floralinda non perde mai ufficialmente la sua bontà o la sua ingenuità durante la discesa, anzi se ne fa scudo soprattutto quando ha bisogno di ritornare la principessa sbadata a cui tutto può essere perdonato, ma sembra sviluppare una sorta di interruttore che non si fa scrupoli a spegnere.
«A volte credo che tutto questo stia iniziando a piacerti.»
Quella di Floralinda è una discesa all’inferno, non solo esterna, ma anche personale. È la sua odissea.
Floralinda inizia la sua avventura da principessa: delicata, sensibile, pura, ma la torre, i suoi mostri e anche Ragnatela sortiscono degli effetti: se all’inizio Floralinda esegue gli ordini di Ragnatela in modo automatico, nei piani inferiori è lei stessa a ragionare, complottare e ad essere malvagia (non nego nel dire che il nono piano mi ha lasciata letteralmente a bocca aperta e senza parole. Non me l’aspettavo e mi ha turbata).
Possiamo incolpare Floralinda per essere diventata l’eroina mostruosa della sua storia?
Se fosse stato un principe a salire i piani e ad eliminare i mostri l’avremmo applaudito, quindi cosa facciamo con una dolce principessa che si è dovuta salvare da sola e nel farlo ha perso se stessa?
È giusto quello che fa?
È sicuramente sopravvivenza, ma c’è qualcosa di profondo e oscuro e ribollente che ci tormenta durante la lettura e mi tormenta ancora adesso mentre ci ripenso.
“Fu in quel momento che Floralinda smise per sempre di essere una principessa.”
Il terzo capovolgimento è quello stilistico: le storie sulle principesse sono sempre colorate, brillanti, vibranti, positive. In questo racconto invece il tono è oscuro, satirico, pungente, gore; nessuno risparmia colpi, soprattutto quando c’è da commentare Floralinda.
Non conoscere l’identità del narratore poi, a volte anacronistico nei commenti che fa, rende il racconto anche misterioso. Chi legge conosce solo l’interno della torre, non ci sono molti riferimenti al mondo esterno se non qualche commento che è difficile da collocare, il che, ripeto, rende la storia ancora più particolare.
Penso si capisca che questo racconto mi è piaciuto tantissimo. Mi ha turbata, intrattenuta e ha confermato la bravura dell’autrice sia dal punto di vista stilistico che creativo.
Baci.



















