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Prologo - Dirty



Alejandra

Ero confusa.
Almeno, ricordo che ero confusa.

Essere chiamata da scuola per raggiungere mio padre nel suo ufficio non è una buona cosa. L'ufficio è dove conduce i suoi affari. Sono stata lì prima ma non è posto per una ragazza come me, o così dice lui.

Il corridoio sembra più lungo del solito. Lo percorro non sapendo cosa mi aspetta, stringendo a me il mio zaino.

Ho fatto qualcosa di sbagliato? Perché sembrava così teso al telefono? I miei piedi mi trascinano in avanti. Deglutisco, guardando le mie scarpe. I miei lacci sono sciolti.

Non gli piacerà.

Mi fermo dove sono per essere sicura che il mio aspetto sia vicino alla perfezione, passo le mani tra i miei lunghi capelli neri e liscio la gonna dell'uniforme della mia scuola privata. Prendo il mio tempo, tirando i miei calzini bianchi sopra che ginocchia e stando attenta a non stropicciarli.

Mio padre non ha cresciuto un branco di animali. Ha cresciuto signore, e nel caso dei miei fratelli, gentiluomini.

I miei fratelli ed io siamo orgogliosi di essere tutto ciò che mio padre desiderava. L'unica famiglia del popolo con grazia ed umiltà, ne sono sicura.

A diciotto anni, so qual è il mio scopo. Il mio scopo è rendere mio padre felice. E lo faccio. Almeno, penso di farlo. Non ci sono mai state lamentele.

Studio molto per mantenere sulla A la mia media, mi vesto appropriatamente, non mostro mai troppa pelle e tratto le mie sorella con amore e cura, formandole ad essere le signore che dovrebbero essere. Devo ammettere che sono una persona abbastanza decorosa e amo la mia famiglia.

Siamo sei in tutto. In ordine di età siamo: Miguel, che ha ventiquattro anni, io, Veronica, che ha sedici anni, Carmen, che ha quindici anni, Patricia, che ha tredici anni, e Rosa, che ha solo nove anni. Lei è l'ultima, nata solo un anno prima che Mama morisse. So che Rosa non ricorda niente di lei. So che le fa male. Ha foto come il resto di noi, ma non è abbastanza.

Il nome di mio madre era Dorina, per le persone che le piacevano era conosciuta affettuosamente come Dori. Ha incontrato mio padre quando erano entrambi bambini, in giro, giocando per strada. Le buttò della terra in faccia. Invece di piangere come facevano le altre bambine, lei rimase semplicemente in piedi e si scrollò la sporcizia di dosso. Tornò a casa quel giorno e raccontò a sua madre del bambino stupido che le aveva buttato la terra in faccia. Sua madre, mia nonna, risse gioiosamente e abbracciò la bambina. Le spiegò, "Oh, gatito, i maschi sono divertenti nel modo in cui fanno le cose. E il peggio che trattano una ragazza di solito significa che più la amano."

Mama ascoltò questo e si decise. 
Avrebbe sposato quel ragazzo.

Quattordici anni dopo, Mama diventò la signora Eduardo Castillo. Vissero felici per la durata della vita di mia madre. Lei era l'unica donna al mondo che potesse far ridere mio padre. La amava così tanto che quando morì, pianse. E questo mi spaventò a morte.

Mio padre è un uomo ragionevole, ma qualcosa è cambiato durante il suo periodo di lutto. È diventato più freddo, più chiuso. Ha iniziato ad allontanarci. 
L'unica persona che riesce a farlo ragionare è mio fratello, Miguel.

Quando raggiungo la porta dell'ufficio, busso leggermente con mano tremante.

"Entra," chiama una voce familiare.

Mio fratello? Il mio corpo si irrigidisce. Che ci fa lui qui?

Aprendo la porta, entro dentro e silenziosamente la chiudo dietro di me. Cammino e mi fermo davanti alla scrivania dove siede mio padre ma guardando mio fratello, in piedi dietro di lui. Non lo vedo da un anno. Sembra stia bene. Papa porta una mano alla fronte. Non mi ha ancora riconosciuto. Dedico un dolce sorriso a mio fratello. Quando non lo ricambia, il mio petto fa male. Invece, i suoi occhi diventano più dolci e pieni di scuse.

Sembra che stia per mettersi a piangere.

Qui mi piacerebbe far notare che gli uomini nella mia famiglia non piangono.

Quando mio padre alza la faccia, la mia pelle formicola guardando i suoi occhi. C'è qualcosa dentro che non ho mai visto. Qualcosa di calcolato.

So che Papa non è una brava persona, ma è bravo per noi. È un uomo di famiglia. Farebbe di tutto per noi.

Ucciderebbe per noi.

Infatti, so che l'ha fatto.

Mi schiarisco la voce e chiedo gentilmente, "Papa? Va tutto bene?"

Sorpresa dalla mia stessa abilità di coprire il tremolio nella mia voce, sto in piedi dritta, simulando calma. Mio padre mi guarda negli occhi. Non avevo mai notato fino ad adesso quanto è invecchiato dalla morte di Mama. Le rughe sulla sua faccia abbronzata si sono approfondite così tanto che sembra dieci anni poi vecchio dei suoi cinquant'anni. La pelle è così scura sotto i suoi occhi che sembra non dorma da mesi. Ma le rughe provocate dalle risate intorno ai suoi occhi... sono sparite.

Suppongo che non le usi più come un tempo. Senza mia madre, non c'è più nessuno che lo faccia ridere.

"Alejandra," mi indica la sedia di fronte alla sua. La sua voce ruvida comanda, "Siediti." Io non voglio sedermi.

Voglio correre.

Guardo mio fratello per un aiuto. Scuote la testa, facendomi segno di sedermi. Deglutisco, il mio cuore batte a tempo con i miei passi finché alla fine mi siedo.

Papa sospira poi si alza. Inizia a camminare. "Ti ho chiamata qui oggi per discutere qualcosa con te. Qualcosa di importante. Ho paura che ne dobbiamo discutere velocemente. Non c'è molto tempo."

I caldi occhi castani di mio fratello si inscuriscono. Lo vedo mordere la parte interna della guancia. La sua faccia diventa di un rosso più scuro e la vena sulla tempia inizia a pulsare. Sembra che sia sul punto di scattare.

Questa vista mi provoca un avvolgimento nella mia pancia di una fredda paura. Miguel non perde la sua tempra. È un gentiluomo, paziente e controllato.

Il mio cuore corre. C'è qualcosa di sbagliato.

Non sono sicura di cosa dire così annuisco una volta per fargli capire che sto ascoltando. Lo continua. "Sono tempi difficili. Non è abbastanza essere solo una famiglia. Nel numero c'è la sicurezza." Fa una pausa, mette le sue mani sulla scrivania avvicinandosi a me. "C'è un momento nella vita di ogni persona dove i sacrifici devono essere fatti per causa di un bene maggiore. Capisci?"

Annuisco. Capisco. Capisco che mio padre debba passare un sacco di tempo via da casa per mantenere il nostro stile di vita. Questo è il suo sacrificio e lo fa senza lamentarsi.

Apprezzo quello che fa per noi, non che sappia di preciso cosa fa. Non sono fatti miei. Sono solo una donna.

Le sue labbra si curvano in quello che sono sicura sia un tentativo di sorriso ma ne esce fuori una smorfia. Mormora, "Sempre una brava ragazza. Sono così fortunato ad averti."

Il mio cuore si riaccende quando il calore si irradia in me, sciogliendo parte della fredda paura dentro di me, mi riscalda fino alla punta dei piedi. Ma il pugno di mio fratello è così chiuso che le sue nocche sono diventate bianche. Miguel sibila dietro mio padre, "Diglielo."

Il debole sorriso di Papa si affievolisce, sembra alquanto irritato per l'interruzione. "Sì. Certo."
Facendo il giro della scrivania, mio padre si siede sul bordo e prende la mia mano in una delle sue, dandole schiaffetti gentili con l'altra. Da femmina, questo è il mio tutto. Guardando negli occhi sorridenti di mio padre mentre parla di questo e di quello, non importa davvero di cosa sta parlando, solo questo rende le sue attenzioni calde e incrollabili.

Poi però lancia la bomba. "Sposerai Dino, figlio di Vito Gambino." Dice senza sentimento, senza una reazione, senza emozione.

La mia presa sulla sua mano si indebolisce ma lui la tiene salda, in supporto? Non lo so. Il sangue defluisce dalla mia faccia. Le mie labbra si aprono e il mio respiro si ferma.

Il mio stomaco è arrotolato più stretto di un nodo. Sembra che il mio corpo stia cercando di strangolarsi da solo.

Leccando le mie labbra secche, emetto un fremito e sussurrando chiedo, "Perché?"

"I Gambino non sono diversi da noi. Gli italiani sono persone legate alla famiglia, ma hanno alcuni problemi tra di loro. Non si fidano tra loro. Ogni famiglia ha un motivo diverso. Vito è venuto da me cerando pace. E la sua offerta è stata gradita. Mi ha trattato con rispetto e mi ha parlato di dove vedeva le nostre famiglie tra dieci anni. E la sua visione," mi strinse la mano, "la condivido."

L'attaccatura del mio naso fa male e i miei occhi pizzicano. "Papa, ho solo diciotto anni..." 
Sto afferrando la paglia. Questa frase non ha senso nemmeno per me. Per fortuna, mio fratello viene in mio aiuto.

Miguel si intromette, "Raul sta corteggiando Alejandra da quando avevano sedici anni, Papa. Hai dato la tua benedizione. Questo è..." La sua rabbia gli fa dare il meglio di lui quando parla, "Questo è ridicolo. Non è... Non si può fare."

Sì! Oh Dio, sì!

Nei cinque minuti in cui sono stata qui, mi sono dimenticata del mio fidanzato. Lui mi aiuterà. So che lo farà.

Mio padre si alza e si gira per affrontare Miguel. Con calma mortale, pronuncia, "Hai un'idea migliore? Questa è un'alleanza di cui abbiamo bisogno, mi hijo. Alejandra lo capisce. I sacrifici devono essere fatti. Lo fa per la famiglia." Si gira verso di me, gli occhi pieni di orgoglio. "È un onore."

La mia prima lacrima cade. La mia gola si chiude, sussurrò, "Non voglio sposare Dino. Voglio sposare Raul."

Mio padre torna a guardarmi. "Ho chiamato Raul questa mattina. Promettendogli la mano di Veronica, ti avrebbe lasciata."

Le sue parole sono uno schiaffo in faccia. Ancora e ancora, il panico mi riempie, colpendomi. 
Chiudendo gli occhi, non fingo neanche di essere aggraziata. Alzo la mano a coprirmi la faccia mentre singhiozzo. "Come... ha p-p-potuto?"

Ma invece di confortarmi, mio padre butta solo sale nella crepa da dove il mio cuore è stato strappato. "Non fare così, Alejandra. Suo padre vuole un legame con la nostra famiglia. È un privilegio." Mio padre fa una risata. "Non avrai pensato che ti amasse, vero?"

I singhiozzi strappi nella mia gola. La mia vita sta cadendo in pezzi intorno a me.

Miguel appare ai miei piedi, inginocchiato ma guarda verso di me. Toglie le mie mani dalla mia faccia. "Se c'è un altro modo oltre questo, ti giuro, Ana, lo troverò. Te lo giuro."

Papa alza gli occhi al cielo. "È un matrimonio. Non un assassinio. Dobbiamo gioire, non piangere."

In questo momento, preferisco un assassinio al matrimonio.

Sembra che non riesca a respirare normalmente. Ogni volta che cerco di respirare, il mio petto è scosso da un altro singhiozzo.

Mio padre mi guarda con disdegno prima di scuotere la testa, informandomi, "Vito mi ha garantito che Dino è un bravo ragazzo e ti tratterà bene. Come una principessa. E tu sarai una principessa nella loro famiglia. Amata e rispettata da tutti, più di come lo sei qui. Ora ferma queste scenate. È fatta." Rivolge uno sguardo di ammonimento a Miguel. "Niente può essere fatto. Un patto è stato fatto. I Castillo e i Gambino uniti attraverso il matrimonio." Mio padre ride. "Dovremmo celebrare," mette le dita sotto il mio mento, alzandolo in modo che lo guardi, "non piangere, gatito." Mi asciuga le lacrime, baciando la mia guancia. "Mi accompagnerai alla cena questa sera. Incontreremo con Vito e Dino."

Immediatamente, Miguel si intromette, "Vengo anche io."

Mio padre guarda suo figlio. Dopo un po', annuisce. "Sì. Dovresti." Sapere che Miguel sarà presente diminuisce la tensione nel mio corpo.

Non lascerà che mi succeda niente. 
Non lo farà.

Più tardi quel pomeriggio, incontriamo i Gambino in uno dei loro tanti ristoranti. 
Non li ho mai incontrati prima ma so chi sono non appena li vedo. Uomini come mio padre, hanno una certa aria. Domandano attenzione. Sono ipnotizzanti. Gli uomini vogliono essere loro e le donne desiderano riscaldare i loro letti. 
Non l'ho mai capito questo. Non mi hanno mai influenzato come influenzano le altre persone.

L'uomo più vecchio si alza un secondo prima del più giovane. Entrambi ci sorridono. A un paio di metri lontano dal tavolo, Vito apre le braccia per mio padre. "Eduardo."

Mio padre, privo di espressione, cammina verso le braccia di Vito, si danno pacche sulla schiena in un confortevole abbraccio tra maschi. "Vito. Grazie per l'invito."

Sbircio i due uomini. Entrambi vestiti in squisiti completi, non posso non notare come è attraente l'uomo più giovane. Anche per un uomo anziano, Vito è bellissimo, con occhi sorridenti e capelli sale e pepe. Noto l'uomo più giovane avvicinarsi, tirando la cravatta intorno al collo, allargandola. Il piccolo gesto mi fa capire che non sono sola in questa situazione. Dino sembra scocciato per questa situazione quanto me. 
Questo mi calma in qualche modo.

Vito cammina verso di me, chiamando il figlio nel frattempo. "Questa deve essere Alejandra." Vito allunga le mani per prendere la mia e la bacia. Guarda verso il figlio. "Lei è così piccola." (questo è in corsivo perché è già scritto in italiano)

Dino guarda verso di me, i suoi occhi nocciola danzano. Allunga la sua mano, aspettando pazientemente che metta la mia sulla sua, al contrario del padre che l'ha presa da solo. Esitante, metto la mano nella sua e il suo sorriso si allarga, abbagliandomi. "Per favore scusa mio padre, non intendeva essere maleducato, ha semplicemente detto che sei piccola. Graziosa."

Lo so questo. Io e le mie sorelle abbiamo tutte i colori e la costituzione di mia madre. Non siamo più alte di un 1,55 m con sottili, lisci capelli neri che mi arrivano alla vita e caldi occhi marroni, e so che molti mi considerano carina. Mia madre mi diceva che la bellezza era un dono e di non usarla mai per ottenere ciò che desideravo, che dovevo rimanere umile.

Più Dino si avvicina, più forte il mio stomaco si agita.

È davvero un uomo bellissimo. Alto con spalle ampie e vita stretta, zigomi alti, un mento forte, labbra piene e sorridenti occhi nocciola. Le sue mani larghe ricoprono le mie, le sue labbra scendono e toccano la pelle delle mie nocche, il mio stomaco va in tumulto.

Quando mi lascia, mormora, "Posso capire perché tuo padre ti ha nascosta. Le gemme più preziose sono spesso chiuse in luoghi sicuri."

Posso sentire Miguel sbuffare dietro di me. Porgendo la sua mano, si introduce. Guardando mio fratello, Dino sorride mentre gli stringe la mano. "Tu ami tua sorella."

Un'affermazione.

Miguel, né confermando né negando questo fatto, tira la mano. Dino alza le mani in un gesto conciliante. "L'ho capito. Anche io ho sorelle. E due fratelli." Dino mi guarda. "Farei di tutto per tenerli al sicuro." Fa una pausa, si avvicina a Miguel e dice tranquillamente, "Tua sorella sarà al sicuro con me." Guardandomi con la coda dell'occhio, continua, "Diavolo, forse un giorno potrebbe anche amarmi. E quando saremo sposati, io e te saremo fratelli. Il che significa che tu e le tue sorelle sarete inclusi allo stesso modo e sarete sotto la mia protezione. Darei la mia vita per tenervi tutti al sicuro."

Lontano dall'aver vinto la fiducia di Migiel, penso che Dino meriti almeno il primo posto nel suo discorso d'apertura.

Ci sediamo e mentre mio padre e Vito parlano tra loro, Miguel - deciso a dare a Dino la sua benedizione - parla di affari con Dino. Guardo come Dino conduce se stesso e sono impressionata. È in ugual modo serio e spiritoso, conquistando Miguel completamente. Vedere mio fratello ridere con Dino è snervante.

Questo sta succedendo davvero. 
Questo è l'uomo che sposerò. 
Il mio petto si stringe.

Non sono sicura di essere pronta per questo, non che a qualcuno importi.

Alzandosi all'improvviso, Dino si gira verso i nostri padri e annuncia, "Scusate, signori. Mi piacerebbe avere un momento con Alejandra." Si gira verso di me, le sue labbra si incurvano. "L'ho ignorata troppo a lungo questa sera."

Miguel guarda verso di me e i suoi occhi gridano approvazione. Mio padre sorride a Dino mentre Vito annuisce in accordo. "Certo. Ma cerca di non metterci molto. Abbiamo ancora molto da discutere."

Non avendo molta scelta, mi alzo e mi sistemo il vestito nero. Pendendo la mia mano, Dino la sistema nella piega del gomito, guidandomi via. Camminiamo lentamente, a nostro agio in silenzio e sono sorpresa di sentirmi completamente al sicuro camminando accanto a quest'uomo. Aprendo la porta per me, andiamo fuori. Mi fa cenno di sedermi a uno dei tavoli all'esterno, faccio quello che mi è stato detto.

Faccio sempre quello che mi dicono.

Dino si siede e mi guarda attentamente. "Non hai detto una parola. Neanche una."

Scrollo le spalle. Cosa vorrebbe che dicessi?

I suoi occhi si addolciscono. "So che non è facile. Credimi, ho fatto una scemata quando mio padre mi ha detto cosa voleva che facessi." Sbuffa. "Voglio dire, andiamo, ho solo venticinque anni. Non voglio sposarmi," per qualche motivo il mio petto ha uno spasimo, "e per qualche motivo penso che neanche tu lo voglia."

Trovo la mia voce. "Non voglio."

Sorride caldamente. "Per favore, non risparmiare i miei sentimenti o altro."

Non ce la faccio. Abbasso il mio mento per nascondere un sorriso, ma se ne accorge. "Hai visto?" Ridacchia prima di calmarsi. "Sei davvero carina, Alejandra. Stupenda, in realtà."

La mia faccia avvampa velocemente mente il mio cuore batte più veloce.

Dino prede la mia mano sul tavolo. Guardo nei suoi occhi. Mi chiede gentilmente, "Pensi di potermi dare un'opportunità? Mi piacerebbe provare." Si ferma un momento. "Dobbiamo provare."

Ha ragione. Dobbiamo.

E potrebbe essere peggio. Voglio dire, è attraente e bello e divertente, e sembra che gli piaccio.

Distogliendo gli occhi, aggroviglio che mie dita alle sue e sussurro, "Sì." Deglutisco. "I-io voglio provare."

Dino si alza e mette il suo braccio intorno a me, tenendomi stretta. La mia sorpresa è spinta vita quando realizzo che ho bisogno del conforto come lui. Gentilmente metto le mie braccia intorno alla sua vita, poggiando la mia testa sul suo petto, aggrappandomi a lui per un supporto, trovando conforto nel dolce battito del suo cuore. Bacia la sommità della mia testa. "So che questa non è una situazione ideale ma penso che potrebbe funzionare. Sappiamo come sono le nostre famiglie. Sappiamo cosa si aspettano da noi. Mi piacerebbe essere tuo amico." Si allontana. "Penso-" Si schiarisce la gola. "Penso che potrei amarti. Penso che potremmo amarci a vicenda."

La mia gola si stringe. Cerco di parlare ma tutto quello che esce è un grugnito addolorato. Abbassando la faccia, tracce bagnate scendono lungo le mie guance.

Sono spaventata.

Mi odio perché sto piangendo. Ma Dino no.

Alzandomi il mento, sussurra verso di me, baciandomi la guancia. "Bella, non piangere. Per favore non piangere." Prima di sapere cosa stesse succedendo, le sue labbra coprono le mie. Velocemente come mi ha baciato, si allontana, stringendomi di nuovo. Mi aggrappo alla sua camicia, piangendo. Mormora, "Non preoccuparti, Alejandra. Ti terrò al sicuro."

Le sue parole mi calmano. Come ho detto... Potrebbe essere molto peggio.

Avanti veloce di sei anni...
Il mio stomaco è premuto sul materasso. Delle dita sono premute nei miei fianchi, tenendomi giù. Respiro velocemente dal naso, combattendo il panico. Mordendo il cuscino per smettere di piangere ripenso ai consigli di mia nonna mentre mio marito si masturba sul divano, ghignando alle lacrime che striano la mia faccia mentre guarda suo fratello che mi stupra.

Peggio trattano una ragazza di solito significa che più la amano. 
Se questo è il caso, mio marito deve amarmi davvero molto.

Deve amarmi fino alla morte.

Chi sarà Alejandra? E chi sarà il suo Mr tenebroso? Non ci resta che aspettare!

(Traduzione a cura di Erika)



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