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La ragazza del giardino di fronte

                        
Genere: Narrativa

Autore: Parnaz Foroutan

18 febbraio 2016


Asher Malacouti è il capo di una famiglia ebrea che vive nella città iraniana di Kermanshah. Nonostante il successo e la ricchezza, Asher non può avere ciò che più desidera al mondo: un figlio maschio. La giovane moglie, Rakhel, costretta in un matrimonio opprimente, in un periodo storico in cui il valore di una donna dipende dalla sua fertilità, è disperata a causa della propria sterilità e, con il tempo, diventa gelosa e vendicativa. La sua afflizione è esasperata dalla gravidanza della cognata e dalla passione che il marito prova per Kokab, la moglie di suo cugino. Frustrato perché la moglie non riesce a dargli un erede, Asher prenderà una decisione fatale, che ridurrà a pezzi la sua famiglia e porterà Rakhel a compiere un gesto estremo, per salvare se stessa e la sua posizione all’interno della famiglia. Una storia tragica, una magnifica rappresentazione del tradimento e del sacrificio. E di un Iran che forse non esiste più.



Una famiglia, una decisione fatale, una storia imperdibile



"Un Iran così non lo avete mai letto."
Attratta da una simile citazione in copertina, ho preso al volo l’opportunità datami dalla Newton Compton Editori di leggere il nuovo romanzo di Parnaz Foroutan, “La ragazza del giardino di fronte”.  Sì, è vero che un Iran così non lo avete mai letto, per fortuna, perché se fosse stato così credo che un Khaled Hosseini non avrebbe avuto successo. Il caos. Partiamo dalla trama: ho impiegato l’intera durata del libro nel capire quale fosse. O meglio, sfogliavo le pagine nell’attesa della vera storia. Sapete, quella parte che ad un certo punto viene svelata ed attorno alla quale viene costruito l’intero romanzo: la vicenda, così mi insegnarono a scuola. Poi, arrivata alla fine del romanzo è stata chiara come il sole o meglio come le parole utilizzate dall’autrice stessa nei panni della voce narrante principale:

“C’era una volta un giardino, in un’altra casa, a Kermanshah […] apparteneva a due fratelli, che avrebbero sacrificato qualunque cosa l’uno per l’altro. […] Il fratello maggiore aveva sposato una donna di nome Rakhel. […] E quando Rakhel non è riuscita a concepire, il fratello maggiore ha preso una seconda moglie, e quando anche lei non è riuscita a farlo, …”

Non vi racconto altro perché se sarete così temerari da voler leggere il romanzo vi rovinerei l’unica parte bella del racconto: gli ultimi due capitoli. La storia narra della vita di una famiglia di ebrei che viveva in Iran e dei loro problemi di famiglia. Il tutto vede come unico luogo una casa, nella quale vivono due fratelli che si amano e rispettano in un modo che forse esiste solo nei romanzi: un amore fraterno profondo, per il quale quasi il lettore prova invidia. L’intera vicenda è narrata dalla figlia di uno dei fratelli, Mahboubeh. Fin qui penserete, beh cosa c’è di tanto sbagliato? Nulla, vi rispondo. Anzi, come premessa non mi sembrava niente male: la storia di pura fantasia è interessante, sennonché, a mio modestissimo parere, nelle mani dell’autrice si sia rivelata un autentico disastro. Partiamo dal fatto che ci sono molti termini in lingua originale, non so di chi sia stata la scelta: sono una traduttrice, amo le lingue straniere, mi piace sventrarle e conoscere culture nuove e diverse dalla mia, ma quando leggo un romanzo, no. Quando leggo un romanzo non leggo un saggio, ho voglia di emozionarmi e divorare il libro, ma come avrei mai potuto farlo dato che in molte frasi vi sono parole di cui non conoscevo il significato? Per alcune era facilmente deducibile dal contesto, ma per altre ho dovuto cercarlo. Vi immaginate dover interrompere la lettura, prendere il cellulare e chiedere l’aiuto da casa? Grazie Google. Un altro aspetto che non ho apprezzato è il modo di narrare, in alcuni momenti sembrava stessi leggendo una sorta di copione di un film. Scene descritte troppo minuziosamente e senza alcun trasporto emotivo: non potrei elencarvi di quale scene parlo, perché ne è pieno il romanzo. Inizialmente ci troviamo una signora anziana, Mahboubeh appunto, che nei tempi odierni vive a Los Angeles e nel giardino di casa, mentre si dedica alla cura delle sue piante, ricorda. Il problema è che la sezione ricordi non è stata distaccata dalla realtà, motivo per il quale spesse volte mi sono ritrovata a dover tornare indietro e cercare di capire se si stesse parlando del passato o del presente. Non ci sono capitoli a sottolineare il momento del ricordo. Questa fastidiosa necessità è stata rafforzata anche dal fatto che Mahboubeh racconta la storia della sua famiglia, che le è stata tramandata principalmente dalla zia Rakhel e ci sono ricordi dei quali non si sa come sia venuta in possesso la stessa Rakhel, figuriamoci la nipote. Ad aggravare la situazione poi ci sono gli sbalzi temporali: ricordi legati al periodo antecedente alla sua nascita, sono inseriti dopo il periodo posteriore alla sua nascita; poi di nuovo si torna indietro quando la madre era incinta del primo figlio, per poi tornare al presente. Per poi… ci siete ancora? No, non sono io ad essere confusa: il romanzo è così. Non ci sono novità in questo Iran: le donne sono date in moglie in giovane età, ebree o non, esse devono procreare e possibilmente il primogenito deve essere maschio; non possono partecipare ai banchetti in casa in compagnia di ospiti uomini; la prima moglie si occupa della casa, una volta rimpiazzata dalla seconda moglie. Di nuovo non ci sono nemmeno le tragedie, che non mancano mai in nessuno dei romanzi legati al mondo dell’Islam. Quindi, cosa esattamente dovrebbe essere nuovo? Nel ricordo di quanto ho letto in altri romanzi ambientati in quel mondo così diverso dal nostro, l’unica novità che ho trovato riguarda la provenienza dei protagonisti: ebrei in Iran. Ma non basta a rendere unico e diverso l’ennesimo Iran raccontato in un romanzo. Un vero peccato, per una storia dai contenuti molto importanti e forti: l’amore fraterno, il sacrificio, l’amore che porta alla pazzia, l’odio, la gelosia, l’invidia. Tutto quanto scritto è il mio parere da lettrice e, quindi, sono combattuta: ve lo sconsiglio perché è davvero pessimo nel modo di esporre i fatti, sembra una bozza di ciò che doveva diventare un romanzo. Allo stesso tempo, però, ve lo consiglio per il contenuto che dovrete a fatica carpire e per sapere anche la vostra opinione a riguardo. Vi lascio nell'indecisione, miei cari lettori. A presto! Lorena

Voto storia 1 Non fa per me




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