Ti sento
Genere: Young Adult
Autore: Valentina Torchia
13 ottobre 2020
Edoardo ha sedici anni, è carismatico, bello, atletico e… non può provare dolore. Un supereroe, come si definisce lui. Un ragazzo delicato su cui vegliare costantemente, come lo definiscono i genitori. Edoardo ha in effetti una rarissima malattia chiamata cipa, che comporta l’insensibilità congenita al dolore. Non ha mai sentito male al mignolo del piede urtando un mobile, o il bruciore di una pentola troppo calda sulla mano, o il freddo pungente degli inverni più rigidi sulla pelle. Non ha mai sentito niente. E questa cosa a Edoardo piace da morire, lo fa sentire speciale. Per questo quando Aurora, la migliore amica della sua ex fidanzata, gli tira un pugno in faccia, Edoardo per la prima volta lo sente, e rimane sconvolto. Edoardo prova dolore. È una sensazione incredibile, la sensazione di essere vivi. E ne vuole ancora. Ma è anche una sensazione spaventosa ed Edoardo non sa che cosa pensare. Sta guarendo? Sta morendo? E chi è questa Aurora? Forse per questa volta sarà lui a inseguire una ragazza…
INCONTRO CON L'AUTRICE
Ciao a tutti, lettori e lettrici!
Lunedì ho avuto la fortuna di partecipare ad un incontro online con la scrittrice di “Ti sento”, Valentina Torchia. È stata un’esperienza illuminante, molto interessante e, per questo, mi piacerebbe parlarvene un pochino.
Prima di tutto, Valentina Torchia ci ha raccontato che per entrare nell’ottica del personaggio di Aurora e della sua psicologia ha fatto molte ricerche su internet, su quello che poteva servire dal punto di visto psicologico e clinico.
Ha cercato poi di avere contatti con persone che hanno affrontato la sua stessa situazione, ad esempio nei forum. È stato difficile parlarne per lei, dal momento che non se la sentiva di entrare troppo nella vita di queste persone, ma si è fatta raccontare ciò che sentivano e volevano.
Ha trovato con piacere moltissime persone disposte a raccontarsi.
Prima di tutto, Valentina Torchia ci ha raccontato che per entrare nell’ottica del personaggio di Aurora e della sua psicologia ha fatto molte ricerche su internet, su quello che poteva servire dal punto di visto psicologico e clinico.
Ha cercato poi di avere contatti con persone che hanno affrontato la sua stessa situazione, ad esempio nei forum. È stato difficile parlarne per lei, dal momento che non se la sentiva di entrare troppo nella vita di queste persone, ma si è fatta raccontare ciò che sentivano e volevano.
Ha trovato con piacere moltissime persone disposte a raccontarsi.
Hanno poi chiesto alla scrittrice il perché di ciò che succede ad Aurora nel libro (se sei arrivato qui e non sai di cosa sto parlando, cosa aspetti? Vai a leggerlo!) e lei ha risposto dicendo che tutto quello che ha fatto è stato seguire l’andamento della storia. Mentre Edoardo parte dalle proprie difficoltà ma grazie ad Aurora riesce a guarire dal suo non essere sensibile e dal suo non legarsi a nessuno, la ragazza non è capace di superare il suo problema. Anche alla fine, nonostante tutto, non è in grado di affermarsi con la madre, non è in grado di affermare il proprio sogno.
In sintesi, l’evoluzione di Aurora è un’evoluzione tragica e non poteva non finire in quella maniera.
È stata poi formulata una domanda molto carina riguardo alla scelta dei nomi dei protagonisti. La scrittrice ha risposto dicendoci scherzosamente che per quanto riguarda il nome di Edoardo, lei lo ha scelto perché lo trovava un nome perfetto per un ragazzo all’apparenza presuntuoso e arrogante.
Mentre il nome Aurora ha un significato più profondo. Rappresenta l’inizio di un nuovo giorno, un cambiamento.
Quando arriva nella vita di Edoardo, infatti, Aurora la cambia per sempre. Lo “guarisce”, lo salva dalle tenebre della sua insensibilità.
Un aspetto molto importante poi discusso è stato il rapporto genitori-figli nel libro. Valentina Torchia ha raccontato che nei libri per ragazzi (o almeno in quelli che ha letto lei), i genitori non sono mai completamente negativi e questo le sembrava un po’ una bugia. Quello che voleva era rappresentare la realtà della vita familiare di molti giovani.
La madre di Aurora, ad esempio, non è cattiva, semplicemente crede veramente che la carriera musicale non porterà la figlia da nessuna parte e per questo la spinge ad intraprendere una strada diversa, non comprendendo il suo grido di aiuto.
Un’altra domanda interessante è stata fatta riguardo alla copertina. La scrittrice ha raccontato di essere molto contenta che la DeA l’avesse inclusa nella scelta. Le erano state proposte delle immagini e tra queste lei ha scelto quella che è la cover attuale del libro. Secondo lei, era quella che rappresentava meglio le due differenti visioni del mondo dei protagonisti. Edoardo, infatti, sembra trovarsi sott’acqua, in un mondo freddo, un mondo di ghiaccio, un mondo in cui non può sentire niente. Aurora, la sua salvatrice, invece si ritrova in superficie, in un mondo pieno di luce, un mondo in cui può sentire tutto.
Qualcuno ha anche chiesto se “Ti sento” fosse indirizzato a un tipo di persone in particolare e in seguito quale fosse un consiglio che lei avrebbe dato a chi si appresta a leggere questo libro. Lei ha risposto che l’opera è semplicemente per tutte le persone sensibili che hanno piacere ad emozionarsi. Mentre per il consiglio, ha affermato di lasciar perdere tutto quello che si è letto prima, di non lasciarsi condizionare da quello che può essere il genere del libro. In più, consiglia anche un pacco di fazzolettini!
Da testimone vi dico che vi servirà.
Poi la fatidica domanda: qual è il vero messaggio che voleva trasmettere con il suo libro?
Valentina non aveva in mente un messaggio durante la scrittura, però si è resa conto nel frattempo che stava venendo fuori la sua visione del mondo. Quello che voleva trasmettere è: non solo ci sono vere e proprie malattie che ci possono uccidere, ma a volte ci sono anche altre cose che possono farci male, possono farci morire. Non essere supportati, non essere aiutati nel nostro percorso, soprattutto in un periodo così importante come l’adolescenza, può essere letale. Non bisogna sottovalutare il fatto che quando il lottare per i nostri sogni ci viene tolto, questo ci può uccidere.
Prima di salutarci, infine, Valentina Torchia ha detto una cosa assolutamente stupenda.
La scrittrice ha affermato, anzi mi piacerebbe dire “confidato”, che per lei essere adolescenti non significa solo avere 14, 15, 16, 17 e 18 anni.
Difatti, noi siamo adolescenti in tutti quei momenti in cui cerchiamo di capire il mondo e le sue regole, lottando per crearne di nostre.
RECENSIONE
Salve lettori!
Oggi vi parlerò di “Ti sento” di Valentina Torchia, pubblicato da DeAgostini.
Oggi vi parlerò di “Ti sento” di Valentina Torchia, pubblicato da DeAgostini.
«Signore e signori, il ragazzo che non può provare dolore. Ecco a voi Edoardo Marconi!»
Edoardo Marconi è il classico ragazzo adorato e ammirato da tutti, un adolescente di diciassette anni come gli altri, se non fosse che non può provare nessun male fisico, né sentire il freddo o il caldo. Questo perché soffre di una malattia rarissima: l’insensibilità congenita al dolore. Un vero e proprio superpotere che lo fa sentire invincibile.
Tuttavia, dopo aver deciso di lasciare la sua ragazza, Susanna, Edoardo va incontro alla rabbia di Aurora, la migliore amica della ragazza, che decide di recapitargli un “messaggio” da parte sua e di tutte le ragazze tanto stupide da essersi innamorate di uno come lui, incapace di provare alcun sentimento. Gli tira un pugno, ma questa volta, per la prima volta, Edoardo sente una scossa di dolore. Per la prima volta Edoardo sente “qualcosa”.
Così decide di chiedere ad Aurora, che a differenza sua sente tutto, forse troppo intensamente, di aiutarlo a capire cosa sta succedendo e insegnargli a sentire. Iniziando questo percorso, scopriranno di avere in comune più di quanto si aspettassero, si ascolteranno e si innamoreranno.
Nel libro leggiamo i punti di vista alternati di Edoardo e Aurora, i nostri due protagonisti. Entrambi si sentono in trappola, entrambi sono in prigione. Il carceriere di Edoardo è la sua malattia rara, che gli ha fatto vivere la vita in costante controllo, in una continua analisi.
È un ragazzo sicuro e “indistruttibile”, o almeno così crede.
Ha un padre protettivo e apprensivo ai limiti del sopportabile e un migliore amico frizzante e chiacchierone.
Invece Aurora è rinchiusa dal divorzio dei suoi genitori, di cui crede di essere stata la causa. Vuole fare della musica il suo futuro lavoro e coronare così il suo sogno di entrare alla Juilliard. Lei suona il violino per vivere, per sentirsi viva, ma sua madre non lo accetta.
È brava, certo, però quel mondo non fa per lei, non permetterà che sia una delusione come suo padre.
E sentendo tutto amplificato, non sopportandone la portata, Aurora sceglie di sfogarsi facendosi del male. È fragile, insicura e l’universo sembra avercela con lei. Ciò nonostante, la vulnerabilità è potere e lei è una forza della natura, è divertente e sarcastica. Riderete e la adorerete.
Perciò... cosa significa essere adolescenti? “Ti sento” risponde perfettamente a questo interrogativo.
Essere adolescenti significa sentirsi invincibili e al tempo stesso delicati. Essere adolescenti significa avere un rapporto complicato con i propri genitori, non comprendere il loro comportamento e anche odiarli. Essere adolescenti significa sentirsi sbagliati. Essere adolescenti significa essere arrabbiati.
Essere adolescenti significa essere spericolati. Essere adolescenti significa avere dei sogni. Essere adolescenti significa amare. Alle volte, essere adolescenti significa anche soffrire.
Essere adolescenti significa essere spericolati. Essere adolescenti significa avere dei sogni. Essere adolescenti significa amare. Alle volte, essere adolescenti significa anche soffrire.
Valentina Torchia è una giornalista e divulgatrice scientifica che, come ci dice all’inizio dell’opera, non è voluta essere dettagliata nel raccontare ogni aspetto della malattia, dal momento che non è un saggio scientifico.
Infatti, il linguaggio del libro è semplice e facilmente comprensibile. In sintesi, scorre “che è una meraviglia”.
La dinamica di base della storia dei due protagonisti non è qualcosa di nuovo: ritroviamo il tema del ragazzo popolare che finisce per innamorarsi della ragazza che prima non avrebbe notato neanche di striscio e che si rivela l’unica in grado di fargli sentire qualcosa (qui in tutti i sensi), ma la storia scava più in profondità e si mostra comunque dolce e carina.
Inoltre, nel libro si possono trovare continui riferimenti a serie TV, film e musica di oggi. Si passa dalla preside del Primetti (liceo dei personaggi) che somiglia a Cersei di Game of Thrones, a Vincy che afferma che il padre di Edoardo gli ricorda Negan di The Walking Dead, fino ad arrivare a nominare artisti come Billie Eilish o i BTS.
In quanto io stessa adolescente, li ho molto apprezzati e penso che facciano entrare ancor di più nell’ottica della realtà dell’età (ed ecco una bella rima) dei nostri protagonisti e i loro amici.
«Ma, quando penso ai tuoi vestiti orrendi, ai tuoi pizzicotti e al tuo profumo di bosco e vecchie foto, una cosa la so: io ti sento, Aurora, ancora. E continuerò a sentirti. Sempre.»
Mentirei se vi dicessi che dai miei occhi non sono uscite lacrime. È stato doloroso, ma bello. Sapete, è ironico se ci pensate. “Ti sento” parla di un ragazzo che non può provare niente, eppure io leggendo la sua storia ho provato un milione di sensazioni diverse.
Detto ciò, vi auguro di incontrare Edoardo e Aurora, di “sentire” assieme a loro e di intraprendere questa piacevole lettura.
A presto!
ALESSIA
Voto libro - 4
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