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ADRENALINE - Traduzione


Ps. Traduzione con permesso dell'autrice. 



1  - Capitolo

Queste scene extra accadono dopo “Mai per amore” e “Da quando ci sei tu” ma prima di “La mia meravigliosa rivincita”…

Scena al Laboratorio di Chimica

Jared

Sorridevo mentre mi avvicinavo alla porta del laboratorio, il calore mi correva per le braccia e le gambe e mi sembrava di avere un nodo allo stomaco con le farfalle che mi ci volavano dentro.
Tate stava di nuovo lavorando dopo la scuola e mi aveva dato preciso ordine di andarmene e lasciarla studiare.
Ma avevo altri piani oggi.
È passata quasi una settimana dalla prima volta che abbiamo fatto l’amore e lei non ha fatto altro che scacciare via le mie mani come se non fosse capace di leggere il libro di scienze con la mia mano tra le sue gambe, cavoli.
Anche se mi ha promesso che sarebbe stata mia questo fine settimana del Ballo di fine anno, non riuscivo a controllarmi.
Preferirei che mi stesse a cavalcioni nuda su una sedia, ma in questo momento preferirei un cavolo di bacio.
Aprendo la porta del laboratorio, vidi Tate seduta dall’altra parte della stanza con la schiena rivolta verso di me, completamente immersa nel suo lavoro.
Potevo sentire il lieve rumore della musica e la vidi muovere la testa mentre prendeva una boccetta.
Aveva addosso le cuffie. Perfetto.
E cavoli, era carina con il grembiule.
Girandomi, chiusi a chiave la porta con una chiave che non avrei dovuto avere, chiudendo, mi incamminai verso la mia ragazza.
Mi sorprendeva che quando la vedevo—sapendo che stavo per toccarla—il cuore mi batteva più forte di quando correvo in pista.
Una goccia di sudore mi scese per la schiena, quindi mi tirai sopra la testa la felpa e la lasciai cadere a terra.
Andando dietro Tate, le strinsi le braccia attorno e le morsi il collo, senza sapere per metà del tempo se volevo baciarla o mangiarmela.
Mi rendeva così affamato.
“Oh!” Urlò, e raggiunsi le sua mani per fermarle prima che le cascasse la provetta.
Tirò via le cuffie dalle orecchie e la strinsi più forte, sentendo l’alzarsi e l’abbassarsi del suo petto.
“Sono solo io, piccola,” le sussurrai nell’orecchio, premendo il mio corpo contro il suo.
“Jared!” Scosse la testa e si divincolò via da me. “No, no, no…”
E la guardai divertito mentre si affrettava ad andare dall’altra parte del tavolo da laboratorio, cercando chiaramente di mettere una barriera fra noi.
I suoi occhi blu erano pieni di risate sommesse, e la sua bocca si contraeva in un sorriso mentre cercava di rimanere seria.
Strinsi gli occhi in una finta confusione. “Sei appena scappata da me?” Le chiesi cercando di non ridere.
Incrociò le braccia al petto. “Sì, mi confondi le idee quando sono con te, e ti avevo detto di non baciarmi o di mettermi le mani addosso fino alla fine del mio test di chimica domani. Devi smetterla. Vattene.”
Scrollai le spalle alzando le mani. “Sono stato bravo questa settimana. Non ti ho pressato.” Camminai intorno al tavolo verso di lei che continuava a camminare nell’altro verso per mantenere distanza.
“Non credo di riuscire a farcela per altri due giorni piccola. Devi darmi qualcosa che mi faccia forza.”
“Non devo fare nulla.” Scosse la testa alzando il mento in su.
Vuoi scommetterci?
Mi lanciai verso di lei, superando il tavolo e lei urlò mentre si dirigeva due tavoli indietro.
Si girò per affrontarmi, il suo dolce viso era arrossato ed eccitato.
Era come se io fossi il predatore e lei era la preda, ma adesso, lei era quella che mi stava uccidendo.
Non importava che la sua pelle si intravedesse attraverso i jeans e la sua maglietta o che i suoi capelli le cadevano sul viso.
Ero drogato di quel suo aspetto che mi diceva Si, ti voglio, ma continuo a dirti no.
Era una sfida, ma era divertente.
Misi i miei pugni sul tavolo e mi inclinai. “Mi piaci Tatum. Mi piace il tuo corpo. E se lo porti via, allora dovrai trovare altri modi per intrattenermi.” Non potevo nascondere il sorriso dal mio volto e speravo che lei si ricordasse della volta in cui facemmo un discorso simile.
Socchiuse gli occhi come se fosse arrabbiata, ma dopo disse sarcasticamente, “E quale disgustoso lavoro, dimmi, vorresti che faccia?”
Senza più la pazienza di giocarci attorno, mi incamminai verso l’iPod che aveva lasciato sul tavolo e cercai tra le sue canzoni cliccando su  Remedy dei Seether.
Alzando il volume si poteva sentire benissimo la musica dalle cuffie.
Presi la sedia del professore che aveva i braccioli e lo schienale e mi sedetti nel mezzo della stanza.
Lanciò una risata amara. “Quella volta non ti ho feci una lap dance, Jared. Cosa ti fa pensare che te ne farei una ora?” Si mise i capelli dietro le orecchie e mise le mani sui fianchi.
“Perché me ne andrò,” le risposi di rimando. “La porta è chiusa a chiave. Siamo soli.”
Alzò le sopracciglia. “Hai la chiave della scuola?”
“No,” la corressi. “Una volta avevo la chiave della scuola, prima che tu me la buttassi per strada. Ho preso in prestito quella di Madoc. Ne ha avuta una durante il secondo anno così potevamo prendere in prestito parti della macchina dal meccanico.
“In prestito?”
“Meno sai meglio è.” Le sorrisi. “Quindi ci stai o hai paura?”
Cavolo, non sapevo quale fosse il mio problema, ma sfidare Tate mi faceva sentire così estasiato. Non mi aspettavo che mi facesse una lap dance, e di sicuro non volevo farla sentire in imbarazzo o farla arrabbiare.
Mi piaceva solo coinvolgerla. Si faceva sempre avanti quando vedeva un’opportunità, e forse volevo vedere cosa avrebbe fatto.
Tutto quello che sapeva era che non volevo andarmene.
Abbassò la testa di lato e si mise a studiarmi. Cosa stesse cercando non lo sapevo, ma la temperatura della stanza era aumentata di quasi dieci gradi.
“Ok,” disse a bassa voce. “Metti la canzone da capo.”
Il mio sorrise sparì, e ingoiai. Oh. Mio. Dio. Stava scherzando con me. Doveva.
Ma poi la vidi, con occhi sgranati, mentre con le mani dietro la schiena si levava il grembiule. Facendolo passare da sopra la testa, lo lasciò cadere a terra e si levò la camicia. Restando coi jeans attillati e un fine top grigio scuro.
Il petto mi si strinse, e inspirai a fondo, realizzando che dovevo respirare.
“Jared.” Sussurrò, i suoi occhi socchiusi che mi trafiggevano dall’altra parte della stanza.
“La musica?”
Già. Sbattendo gli occhi mi avvicinai al tavolo per cliccare sulla freccia per far ripartire la canzone e mi rimisi a sedere.
Appena la musica partì, lei si incamminò verso di me con il mento all’ingiù e sembrava che stesse trattenendo una risata. Un frammento della sua pelle si intravedeva, iniziò a muovere lentamente i fianchi mentre si fermò davanti alla sedia. Lanciai la testa all’indietro mentre era lì davanti a me. I suoi occhi erano un po’ indecisi ma molto determinati.
Il ritmo iniziò e il mio cavolo di cuore mi cadde nello stomaco quando Tate mise le mani sulle mie spalle ed iniziò a muovere i fianchi a ritmo, ogni volta che si avvicinava al mio corpo volevo allungarmi e prenderla.
Attorno e intorno, dentro e fuori, il suo corpo mi derideva, andando più veloce. La musica sprofondò nell’aria e mi scordai dove ero. Tutto quello che vedevo era Tate che mi stava scopando con i vestiti addosso.
Mise le mani sui braccioli e si avvicinò, strusciandosi su di me come l’oceano. Prima il seno, poi la pancia, e finalmente i suoi fianchi si strofinavano su di me; e chiusi gli occhi mentre nei pantaloni tutto si svegliava.
Merda. Questo era uno sbaglio. Sarei stato in una situazione peggiore di quella in cui ero arrivato.
Si girò e poggiò la testa sulla mia spalla, respirando sul mio collo come se si sentisse male.
“Jared,” sussurrò, calda e umida contro il mio mento. “Toccami,”
Strinsi i pugni, pensando a cosa mi stesse facendo. Signore. Se la toccavo, dovevo averla.
“Dove?” Dissi con voce strozzata.
“Sai dove.” La sua voce tremava.
Signore. Si sarebbe lasciata possedere?
Tirai giù la spallina dalla spalla e le baciai la pelle, mentre le mie mani continuavano a scivolare sul suo seno, sopra i capezzoli duri, sopra la sua pancia e poi in mezzo alle sue gambe, strusciando dolcemente.
“Sì” Sospirò mentre continuava a muoversi con la musica e mi scopava vestita. Presi tra le mani il suo collo, guidando la sua bocca sulla mia, leccandole il labbro superiore. Gocce di sudore mi si crearono sulla fronte, ma mandai via il caldo e presi tra i denti il suo labbro succhiandolo.
La sua bocca non era solo su di me. La sentivo formicolare sul mento per poi espandersi sul mio collo. I suoi seducenti baci e le sue carezze erano agonia, ma era dolce. Sapevo dove sarebbe andata a finire, e non volevo prolungare la tortura quando sapevo come sarebbe andata a finire.
Adoravo sapere che mi sarei lasciato andare dentro di lei.
Sussultai, bussarono alla porta e girai la testa di lato.
Cos—
“Jared,” Tate miagolò sulla mia guancia, strusciandosi ancora più forte. Sbattei le palpebre, respirando affannosamente e riconcentrandomi su di lei.
Merda. Strizzai i suoi fianchi, il piacere di lei che si strofinava sul mio pene era fuori dal mondo. “Piccola, qualcuno è alla—“
“Jared, ti voglio ora, adesso,” respirò, il suo dolce respiro mi riscaldava il volto.
“Diavolo sì—“
“Ma devo andare.” Mi interruppe e si alzò.
Il suo calore mi lasciò, e la guardai mentre si alzava, rimettendosi la spallina apposto sulla spalla senza lanciarmi nemmeno uno sguardo.
Cristo! “Cosa?” abbaiai.
Mi guardò, un sopracciglio alzato. “Io. Devo. Andare.”
“Stai scherzando?” Mi pizzicai le palpebre assieme, il dolore del mio pene era pronto a scatenare un fuoco nei miei jeans. “Stai per andartene lasciandomi così?”
“Hai detto che te ne saresti andato se ti avessi fatto una lap dance.”
“Ma…ma…”
“Ho un appuntamento di studio, Jared.” Mi sorrise dolcemente e si incamminò per prendere la maglia dal pavimento.
Un appuntamento?!
“Un appuntamento di studio?” Borbottai alzandomi. “Con chi?”
"Steven Stoddard."
Il ragazzo brufolo?  "Stevie Stoddard?" Le chiesi, sempre diavolamente confuso.
“Sì.” Fece cenno con la testa mentre metteva la sua roba a posto e prese lo zaino. “ Il ragazzo di cui avevi detto a tutti che ci avevo perso la verginità il primo anno? Studieremo chimica assieme da Mario. Non aspettarmi alzato, piccolo.” E sorrise mentre si incamminò verso la porta.
Rimasi lì, stupido e dolorante, pensando cosa diavolo mi aveva appena fatto.
Be’, mi sarei vendicato questo fine settimana.

***

Scena di San Valentino

Tate

“Quindi dov'è Jared?” K.C. mi chiese mentre si appoggiò con i gomiti sul bancone, guardandomi.
Girai gli occhi e mi girai a rimettere le scarpe da bowling al loro posto. “Be’, ovviamente visto che sto lavorando, K.C., lui non è qua. Abbiamo festeggiato S. Valentino ieri sera.” 
“Miao! Sei permalosa. Che succede?”
Alzandomi, pulii i miei pantaloni neri e mi girai verso lei. 
K.C. lavorava al cinema accanto e io lavoravo al bowling da Novembre. Si era decisa che sarebbe venuta nei giorni in cui lavoravo quando era in pausa o dopo il suo turno. Quasi pensavo che venisse sperando di vedere qualcun’altro oltre che me.
“Nulla.” Scossi le spalle e aggiustai la mia coda. “Jared ha portato Jax fuori città per affari di famiglia.” Mi fermai facendo le virgolette per “affari di famiglia”. “E ho deciso di lavorare per Lacey, visto che aveva bisogno della serata libera per passarla col suo ragazzo.” Guardai velocemente K.C. prima di guardare da un'altra parte, paurosa che vedesse la mia seccatura. “Va bene.”
“Bene?” Ripeté con voce piatta come se chiedesse conferma di cosa avesse sentito. I suoi grandi occhi verdi mi guardarono senza credermi.
“Sì, bene.” La congedai e mi incamminai nel corridoio per andare al bancone.
Stavo cercando di rimanere calma. Dallo scorso autunno mi ero accorta di avere – si potrebbe dire -- un problema con la rabbia. Facevo grandi respiri, ho iniziato yoga, cercavo di non saltare alle conclusioni. Adesso, mi concentravo col rumore delle bocce e dei birilli che cadevano.
Mi piacevano le sale da bowling. Erano una continua bufera.
Sentii K.C. battere una mano sul bancone. “Tatum Brandt. Il tuo ragazzo va fuori città con quel gigolo di suo fratello—nel giorno di San Valentino per precisare—e tu non sei minimamente indispettita?”
“Gigolo? Questo è un po’ pesante.” Sorrisi e per poco mi misi a ridere, dimenticandomi per un momento della mia rabbia.
Si sbagliava. Jax non era un gigolo. Non nella maniera in cui lo era stato Jared, almeno.
Ma riceveva un sacco di attenzioni.
Ora che Jared era fuori dal mercato, le ragazze a scuola accoglievano il nuovo Trent a braccia aperte e a gamb… tutto. Lo guardavano come se fosse un giocattolo—qualcosa con cui giocare—e potevo vedere quanto desse fastidio a Jax.
A Jax non piacevano le donne dispotiche. Nei pochi mesi che aveva abitato con Jared e Katherine, lo vedevo uscire solo con le ragazze timide. Le tranquille. Le brave ragazze.
Kanzie, la carina e studiosa vice presidente, non ha mai saputo cosa l’ha colpita.
“No,” continuai. “Non sono indignata con Jared. Mi fido di lui. Sono solo delusa. Se dice che deve andare fuori città allora può andare fuori città.” 
“Be’, ti ha mentito.” Mi disse. Raddrizzai la schiena, espirando dal naso. “ K.C. Smettila.”
La guardai da sopra la spalla mentre si aggiustava i lunghi capelli marroni e il papillon—parte della divisa da lavoro.
“Ti sto dicendo…” Fece cenno col capo. “Ti ha mentito. Non è andato fuori città per affari di famiglia.”
“E come fai a saperlo?” 
Fece un grosso sorriso. “Perché sta camminando in questa direzione.” Si mise quasi a ridere e i miei occhi si spalancarono quando guardai dietro lei.
Jared e Jax camminavano vicini sul tappeto rosso ed oro della zona dei negozi, verso di me. 
Ma che diavolo?
La mia intera faccia fremeva, vedendo il lato della sua bocca girato all’insù in quel – vorrei davvero sorridere ma sono troppo figo – modo che mi eccitava da impazzire.
I suoi occhi risplendevano. Le mie ginocchia se ne stavano andando.
La sua t-shirt grigia era allentata alla vita ma stretta al petto e alle braccia, e i miei occhi bruciavano quando mi accorsi di non aver sbattuto le palpebre.
E quando mi fece l’occhiolino? Cavoli.
Chiusi la bocca prima di iniziare a sbavare.
Chi era questa ragazza? Ogni cavolo di giorno lo desideravo di più! Dovrei essermi stancata di lui. Annoiata. Non è così che funzionano le relazioni? Si inizia a bisticciare per piccolo cose?

Ma no. Sono come uno stupido piccolo cucciolo che ansima alla vista del mio fidanzato dopo cinque mesi. Lo adocchiavo. Fantasticavo su di lui. E lo stronzetto lo sapeva. 
Provò a chiamarmi con un dito per farmi andare nella sala da pranzo da lui.
Non obbedii, ma cavolo, lo volevo.
“Buon San Valentino.” Si appoggiò al balcone e lo scavalcò.
“Buon..” La sua bocca si schiantò sulla mia, ziottendomi. Le sue labbra erano morbide e fredde per il vento gelido di Febbraio, e mangiai il suo sapore di cannella. Indietreggiando, le sue mani finirono sui miei fianchi mentre mi portava nel retro bottega attraverso le porte a battenti. Sentii a stento la voce di Jax.
“Ciao.” E sentii K.C. borbottare qualcosa sui bambini senza supervisione che non potevano stare nei corridoi del bowling.
E poi erano spariti. Il respiro di Jared era nel mio orecchio, mentre lasciava una scia di baci sulla mia guancia.
“Credevo che fossi andato in città.” Chiusi gli occhi, facendo scorrere le mie mani sulle sua braccia. 
“Nel giorno di San Valentino?” Mise il naso sul mio. “Quante volte devo dirtelo? Dove io vado, tu vieni.”
Si avvicinò di nuovo, divorandomi la bocca e prendendo il mio sedere con entrambe le mani.
Mentre mi tirava a sé, i nostri fianchi si incontrarono e io gemetti.
Figlio di una buona donna. Tutto era caldo, e i miei muscoli formicolavano e traspiravano debolezza. Non avevo idea di come avrei finito la scuola medica con Jared attorno.
Presi il retro del suo collo e mi spinsi a lui, spingendo le mie labbra sulle sue, mentre il mio corpo si modellava ad ogni sua curva.
Mi alzò sul balcone e intensificò il suo bacio.
Mi staccai. “Aspetta, aspetta. Non scaldarti troppo. Sto lavorando.”
Non si fermò neanche un attimo e iniziò a baciarmi il collo. “K.C. prenderà il tuo turno.” Sussurrò. “Be’, veramente i tuoi colleghi. K.C. li aiuterà. Tu hai due ore prima del coprifuoco, quindi ore verrai con me.” 
Annodai le mie dita tra i suoi capelli. “Dove mi porterai? Al lago?” Il nostro solito posto privato per… un po’ di privacy.
Alzò la testa e socchiuse gli occhi. “No, ne ho avuto abbastanza di quello.” Prese in mano il mio colletto rosso—parte della mia uniforme—e se lo attorcigliò alla mano, lentamente se lo portò al naso. “Siamo sgattaiolati in giro per mesi come se tuo padre non sapesse che troveremo qualche modo per fare sesso. Ne ho abbastanza.” Brividi mi percorsero il collo e le braccia. Mi schiarii la voce. “Jared, sono sicura che sa che troviamo il tempo. Ma non vuol dire che sia d’accordo.” 
Mi baciò il naso e in mezzo agli occhi. “Be’, io sono stanco. La mia macchina, la tua, il mio garage la settimana scorsa. Correndo di corsa tra la fine della scuola e lui che torni da lavoro. È ridicolo e non lo faremo mai più.” 
Ok, adesso mi metteva paura. “Quindi che significa?” Mi scostai da lui. Lui sorrise. Cioè sorrise sorrise. Fino a vedergli i denti. “Significa che ho una sorpresa per entrambi. Dai vieni.” 
Mi prese la mano e scesi dal bancone.
Guidammo per un po’. Jax aveva portato la sua macchina, decidendo di rimanere alla sala bowling, così Jared ed io stavamo andando dall’altra parte della città.
Le case continuavano a diventare più grandi, le luci della città si facevano meno luminose, e Jared restava in silenzio, muoveva solo la testa al tempo di Would? degli Alice in Chains.
Portò la Boss ad un grosso cancello nero e digitò un codice a sei cifre mentre il mio cuore batteva all’impazzata nei miei occhi.
Cos’era tutto questo?
Non risposi, ma—cavolo—ero curiosa.
Ci stavamo dirigendo verso la comunità di Seven Hills, di cui avevo sentito parlare, ma come faceva Jared ad avere il codice?
Il viaggio si fece curioso, percorremmo un viale rivestito di alberi ed alti cespugli per proteggere la privacy delle case dietro. Jared rallentò e girò in un viale di mattoni neri.
Oh Signore!
I miei occhi non riuscivano ad ammirare tutto abbastanza velocemente. La casa—e stavo usando il termine leggermente—posava luminosa e grande davanti a noi. Sembrava quasi di stile francese nella sua architettura, ma non esagerata. Il lavoro della costruzione in mattoni era di color chiaro—beige, malva, bianco—mentre il rivestimento era rosso. Le luci erano da tutte le parti. Nei lati della porta, sopra le finestre e nelle poche camere della casa.
“Jared, di chi è questa casa?” Gli chiesi mentre entrava in un altro vialetto al lato della casa.
“Madoc.” Parcheggiò la macchina e spense il motore. “Aspetta qua.”
Scendendo dalla macchina, Jared fece il giro e mi aprì la portiera. 
“Come facevo a non sapere che Madoc è così ricco?” Borbottai più a me stessa, mentre mi aiutava a scendere dalla macchina.
“Credo che a Madoc piaccia scordarselo.” Rise sotto i baffi.
Mi condusse mano nella mano accanto al lato casa. Scale in mattone percorrevano il lato della casa sin ad arrivare nel retro, ed io seguii, completamente confusa mentre prendeva dalla tasca una chiave. Non sapevo cosa stesse succedendo e non avevo idea di cosa chiedere.
“Questa parte della casa è chiusa fuori dal resto,” Jared mi disse. “C’è un’altra porta dentro questa stanza, ma nessuno viene in questa parte del…” 
“Palazzo?” Offrii.
“Sì.” Aprì la porta.
Entrammo lentamente ma immediatamente mi sentii diversa. L’odore delle cose nuove, del lucido dei mobili, della pelle nella macchina e il lieve odore di colonia mi riempì i polmoni, e mi sentii riscaldare dentro.
Jared  accese le luci del soffitto e la lampada, tutte creavano un lieve bagliore nella camera particolarmente mascolina. Le pareti sembravano appena dipinte  di un colore tenue, il pavimento in legno era accentuato da un tappeto beige e il maestoso letto era adornato da cuscini grandi abbastanza da potermici stendere sopra. Un rustico e caminetto stava nella parete e non potevo non ricordarmi di quando mi fossi sentita così al sicuro e comoda in una camera prima d’ora.
Mi accorsi che mentre mi ero messa ad osservare ogni angolo, Jared si era fermato.
“È bellissimo.” Incrociai il suo sguardo. “Quasi come una caverna.”
Si appoggiò all’armadio, guardandomi. Spostai gli occhi alla sua sinistra e notai una foto nostra al ballo di fine anno lo scorso autunno in una deliziosa cornice nera.
Aspetta un secondo.
Spostandomi verso il cassettone, aprii un cassetto e notai dei vestiti di Jared. Aprendone un altro vidi alcune magliette.
Dovevo sforzarmi di sorridere mentre mi giravo verso di lui. I suoi occhi mi stavano aspettando, ma potevo vedere che dentro di sé stava sorridendo.
 “Quindi…” Iniziai. “Hai dei vestiti qua. E qualche maglietta per me. Abbiamo le chiavi e il codice del cancello. Questa è la nostra stanza vero?” Domandai.
Inspirò profondamente e si staccò dall’armadio. “I genitori di Madoc sono sempre via e noi staremo parecchio qua durante l’estate con tutte le sue feste. Non c’è molto che possa fare per il tuo coprifuoco, ma almeno abbiamo un posto tutto nostro adesso. Con parecchia privacy e comodità.”
“E un letto.” Aggiunsi.
“Non è a proposito di quello.” Sbatté gli occhi. “Be’, un po’ sì.” 
Lo incontrai a metà strada e gli misi le braccia attorno alla vita.
“Mi sono stancato di sveltine e sgattaiolate, Tate. Mi fa sentire come se facessimo qualcosa di sbagliato.”
“Oh, lo stiamo facendo.” Mossi le mie sopracciglia e bisbigliai prima di catturare il suo labbro tra i miei denti.
“Ugh,” grugnì, pizzicandomi la faccia, e così notai il frusciare che veniva da sotto la sua maglia. Era come un sacchetto di plastica.
“Cos’è?”
Rise dal naso. Era come se stesse stringendo I denti. 
“L’altro tuo regalo.” Disse.
Gli alzai la maglietta e levandogliela dalla testa mi mancò il fiato quando vidi che la sua spalla era incartata da un sacchetto di plastica nera e chiuso col nastro medico. “Jared!” Cosa diavolo era quello?
“È tutto ok. È solo un tatuaggio. Aiutami a levare la plastica”
Lo seguii sino in bagno e lo vidi.
Il resto del tatuaggio.
“Questo è il motivo per cui mi sono dovuto inventare una storia per non essere disponibile questa sera,” Mi spiegò mentre lo aiutavo a levare la plastica e il nastro adesivo. “Dovevo trovarmi del tempo. Aura ci stava mettendo più tempo nel tatuaggio di quanto avessi pensato e non poteva finirlo prima di stasera. Ci sono volute cinque sedute. Ti volevo sorprendere a casa, ma poi ti sei presa un turno e ho dovuto chiedere a K.C. e ai tuoi amici colleghi di aiutarmi a farti uscire prima.”
Gesù. La mia bocca era asciutta e non potevo altro che stare lì ferma.
La sua schiena era rivolta allo specchio, ed io ero davanti a lui, studiando le immagini nel riflesso. Era inconfondibile.
Era il nostro albero. Fino all’ultimo ramo.
Il tronco percorreva la parte destra della sua schiena, e i rami e le foglie si espandevano da metà fino in cima. Alcune delle foglie andavano dalla spalla sin dietro al braccio. Era tutto nero ed era come se il mio stomaco fosse ai miei piedi.
Potevo a malapena parlare. “Jared. Sei bellissimo.”

Jared

Bellissimo? Risi tra me. Non era quello a cui aspiravo, ma potevo capire che il tatuaggio di un albero non sembrasse da duro.
Tate vedeva sempre ciò che voleva vedere in me e lo adoravo. Non riuscivo ancora a vedere l’uomo che volevo vedere allo specchio, ma ogni giorno mi sentivo meglio su ciò che ero.
L’albero era per lei, come lo era per me. Volevo le mie cicatrici coperte e volevo portare l’albero assieme con noi a New York in autunno. Aura ha visto la foto e in poco tempo lo aveva disegnato ed iniziato.
Era costato parecchio tempo lontano da Tate e mosse furtive, così da non farle mai vedere la mia schiena, ma ce l’avevo fatta. Aura aveva lasciato l’ultima parte per oggi. La pelle bruciava sempre al tatto, ma non le avrei mai detto di non toccarmi stanotte.
“Basta parlare.” Mi allungai e la presi per i fianchi, tirandola a me.
“Non ci siamo fatti la doccia assieme dal tuo compleanno e abbiamo solo un’ora”
“Perché? Devi andare da qualche parte?” Si avvicinò al mio orecchio e sussurrò. “Mio padre mi ha mandato due ore fa un messaggio in cui diceva che doveva prendere un aereo per il Colorado per lavoro; sta via fino a martedì.”
I miei nervi esplosero e i miei occhi si spalancarono. “Diavolo sì!” Non persi tempo e la tirai a me baciandola in bocca.
Si staccò e puntò un dito su di me. “Non sei autorizzato ad entrare in casa però”
“Non voglio entrare in casa. Voglio entrare in te. Adesso e alle 2 di notte o quando diavolo me la senta stanotte.”
L’idea di svegliarmi accanto a lei la mattina, o—diavolo—anche durante la notte, ed avere ciò che voglio mi faceva sentire un po’ egoista, ma non mi importava.
Slacciai il colletto e lo tirai sopra la sua testa mentre si sbottonava la camicia. In poco tempo si era levata anche il reggiseno e portai il suo petto nudo contro il mio, sentendo il familiare calore arrivare fin al mio pene.
Avevo tre livelli di eccitazione. 1. Posso se voglio. 2. Wow, vorrei che Tate fosse qui. 3. Adesso.
E con Tate nuda era sempre un 3.
Sbottonai i suoi pantaloni neri e misi le mie mani dentro, prendendo tra le mani il suo culo e portandola a me come colla. Mise le braccia intorno al mio collo, ed ignorai il piccolo disagio alla schiena. A chi diavolo importava?
“Sei pronta a far partire il nostro appuntamento?” Chiesi tra i baci.
“Sì” gemette mentre le presi un seno in mano e mordicchiai il suo collo.
“Jared. Così tanto tempo. Cosa faremo?” mi canzonò, strusciandomi sui pantaloni.
Merda.
Chiusi gli occhi ed aria calda entrò ed uscì dal mio naso. Indietreggiando aprii la porta della doccia e girai la maniglia. I due soffioni della doccia spruzzavano acqua da entrambi i lati, riempiendo il piccolo spazio di vapore. Mi scostai da lei, mantenni gli occhi fissi sul suo viso ansimante. Le sue guance erano arrossite e le sue labbra erano lucide. Si era sciolta la coda di cavallo e potevo vedere i suoi capezzoli tra i capelli. Signore, era bellissima.
Tutta fuoco e passione. Tutta mia.
Tirando via la cintura, la tirai e mi levai il resto dei miei vestiti. Lei fece lo stesso con i suoi pantaloni e indietreggiò nella doccia, senza distogliere lo sguardo per un minuto.
Probabilmente sembravo un leone che braccava la sua preda, ma non era così.
Lei era il predatore che mi attirava.
Chiudendo la porta dietro di me, la guardai mentre si appoggiava al muro della doccia, aspettandomi. Anche se Tate aveva il controllo, mi faceva sentire come se la stessi cacciando. Lo adoravo. Premendo il mio corpo contro il suo, sentivo ogni muscolo fremere. Ero eccitato ed euforico. Alzando la sua gamba, la tenni attaccata al mio fianco e misi le mie dita tra le sue gambe, strofinando lentamente e lungamente mentre la guardavo. Tate dentro di lei preferiva il mio pene alle mie dita, ma adorava essere strofinata. Lentamente. Sempre lentamente.
Così lentamente da riuscire a vedere l’esatto momento in cui il suo corpo iniziava a perdere il controllo, ed era una dipendenza. Il suo respiro era più profondo e quasi perse il contatto quando i suoi occhi si chiusero.
L’acqua si versava attorno alle nostre gambe e il vapore appiccicava i nostri corpi assieme. L’aria era fitta e calda. Usai la punta della lingua per leccare il suo labbro inferiore. “Scopa la mia mano, Tate” le sussurrai sulla bocca.
Gemette e i suoi occhi si chiusero mentre afferrò le mie spalle e si dondolava sulla mia mano. Leggero e piano all’inizio. Poi la frizione iniziò a farsi più forte. Si spinse contro il mio palmo forte e veloce, più esigente. La sentivo bagnata tra le mie dita.
Afferrò la mia mano e io la presi con l’altra dietro al collo, assaggiando le sue labbra e sentendo il suo orgasmo che si sprigionava dalla sua gola ed echeggiava nella mia. Tremava ed oscillava contro la mia mano, andando sempre più piano. Potevo giurare che riuscivo a sentire il suo cuore battere.
“Cavoli, Tate” gemetti mentre lei tremava contro il mio corpo. Tirando su l’altro ginocchio, guidai le sua gambe alla mia vita, la spinsi nel muro ed entrai in lei.
“Ahh,” urlò di nuovo, “Jared”, miagolò.
Strinsi forte le sue cosce, probabilmente lasciando qualche segno, ma mi faceva sentire così bene.
Avevamo smesso di usare preservativi due mesi fa. Io mi ero fatto controllare, lei aveva iniziato a prendere la pillola e non guardavamo mai indietro. Dopo quella volta senza usarne uno, neanche per sogno avrei voluto tornare ad usare qualcosa tra noi. Sentirla, senza avere una barriera tra di noi, era la cosa più simile al paradiso che potessi avere.
“Mi piace guardo gemi il mio nome.” Presi il suo labbro inferiore tra i miei denti e lo tirai mentre entravo ed uscivo da lei. “Hai scombussolato il mio mondo per otto anni. Non riesco ad averne abbastanza di te.”
“Mai abbastanza.” Portò la sua bocca sulla mia, coprendomi le labbra. La sua lingua assaggiò la mia e poi uscì per toccare le mie labbra.
Mai abbastanza.

Jared

Mi svegliai nella camera buia con il telefono che lampeggiava. Guardando l’orologio sul comodino, vidi che era solamente l’una di notte.
Tate ed io avevamo dormito quasi un’ora.
Prendendo il mio telefono, aprii il messaggio da parte di Jax.
Casa, diceva.
Sorrisi tra me e me, sorpreso da quanto mi confortava sapere che lui era al sicuro e di come aveva reso casa mia anche la sua così velocemente.
Gli avevo chiesto di tenermi aggiornato, soltanto di farmi sapere dove fosse.
Da quando Tate e io ci eravamo messi assieme, Jax e Madoc si erano avvicinati e chissà che casini potevano combinare assieme.
Gli risposi. “Madoc?”
“Dovrebbe essere a casa. Ha lasciato la sala da bowling un’ora fa.”
Perfetto. Almeno Tate ed io eravamo già a letto a quell’ora, quindi non poteva aver sentito nulla.
“Notte.” Gli risposi posando il telefono.
Girandomi e sedendomi, vidi che Tate era girata sullo stomaco e stava abbracciando il cuscino sotto il suo corpo. Era girata dall’altra parte ma potevo vederla grazie alla delicata luce lunare che entrava dalle finestre e si rifletteva sul suo volto e sulla sua schiena nuda. La coperta era arrivata alla sua vita. Scrutandola, vidi la sua espressione rilassata e le labbra gonfie.
Anche se sapevo che dovevo farla dormire, mi avvicinai poggiandomi su un gomito e le accarezzai la schiena. Non potevo non toccarla. Come le caramelle dure che si potevano succhiare all’infinito e un cono gelato che volevo leccare, Tate era cibo.
Dopo solo pochi mesi assieme, non c’era parte del suo corpo che non conoscessi a memoria. Sapevo che le piaceva il sesso di mattina, che si scioglieva quando le passavo le dita fra i capelli e che il suo sudore era l’unico profumo che volevo indossare.
Alzandomi sulle braccia e le ginocchia, mi avvicinai a lei, aggiustando la mia gamba sopra le sue dormienti ed iniziai… a non lasciarla in pace. Mettendomi su di lei, toccai con la punta della lingua la sua pelle e lasciai un’umida scia lungo la sua schiena.
Iniziò a contorcersi. “Tesoro…” borbottò, le sue parole attutite dal cuscino.
“Ti voglio,” Espirai, levandole le coperte di dosso, aprendo la bocca le morsi le natiche.
“Jared!” urlò ed alzò la testa. “Cosa…?”
Ma si perse mentre continuavo a mordicchiare e baciare, e la sua testa ricadde sul cuscino.
“Sveglia adesso?” La canzonai. Sono sicuro che sentì il sorriso nella mia voce.
Inspirò aria dai denti, irrigidendosi, come se provasse piacere o dolore.
Ebbi la mia risposta quando improvvisamente si alzò dal letto, e dovetti tirarmi indietro per evitare un calcio mentre atterrava sul pavimento.
“Soffro il solletico.” Strillò, “E mi dà fastidio.”
Il mio stomaco si contorceva e risi. “Non ti ho veramente morsa. Almeno non forte.”
I suoi occhi finirono sulla durezza tra le mie gambe e alzai un sopracciglio.
Era così carina, con le gambe al petto e poggiata sulle mani, guardandomi come se fosse pronta a correre.
“Ti prenderai cura di questo o cosa?” Indicai il mio pene, comportandomi intenzionalmente come uno stronzo.
Cosa posso dire? Tate ed io avevamo uno strano modo di fare i preliminari.
Si alzò da terra e prese il lenzuolo bianco per attorcigliarselo intorno al corpo.
“Il mio culo è un’area no.” Disse fermamente, guardandomi con quei grossi occhi blu e un po’ di paura.
“Un’ area no?”
“Sì. Le tua mani vanno bene. Ma la tua bocca o…” balbettò, indicando in alto e in basso il mio corpo, “È tutt’altro. Capito?”
Sogghignai, canzonandola con occhi maliziosi. “Cos’altro si potrebbe fare lì?”
I suoi occhi caddero e mosse le labbra a sinistra e a destra, pensando. Ridacchiai. Alzandomi dal letto misi dei pantaloni del pigiama neri che avevo lasciato sul pavimento.
“Nessuna parte di te è off-limits per me, Tatum.” La avvertii con un sorriso e vidi immediatamente i suoi occhi accendersi sentendo il suo nome intero, che tanto odia.
“Vieni qua. Ora.”
Non lo fece.
Si lanciò dall’altra parte del letto, dirigendosi verso il bagno. Mi mossi come un proiettile, correndole dietro in modo da non darle la possibilità di chiudermi fuori.
“Nooooo,” urlava e rideva allo stesso tempo quando la catturai.
Questo era come Tate ed io giocavamo. Sapevo che non sarebbe venuta da me quando glielo ordinavo. Non lo faceva mai. Lei si dava all’inseguimento, ed io la seguivo.
E sapeva che non avevo nessuna intenzione di mettere il mio pene da qualche parte nuova questa sera. Non lo avevo mai fatto e questo mi rendeva felice.
Visto che non avevo potuto dare a Tate la mia verginità, almeno potevo darle la mia prima volta di quello.
Un giorno.
Ma cavoli, adoravo il suo entusiasmo e come mi teneva sulle spine. Respirava forte, guardandomi con un fuoco ed una sfida dentro mentre teneva strette a sé le lenzuola.
Mi avvicinai, facendola indietreggiare verso il lavandino.
“Assolutamente no.” Scuoteva la testa, guardandomi come se fossi pazzo. “Niente anale per me.”
Feci una risata. “Non ti sto chiedendo l’anale, sciocca” Scherzai, “Non l’ho mai fatto. Stai esagerando con l’immaginazione. Ma qualcosa la voglio.”
Eravamo petto a petto e il lavandino le spingeva sulle cosce, ma non mi mossi. Guardando la sua faccia arrossata e i suoi occhi tempestosi, ebbi subito un’altra erezione semplicemente inspirando il suo odore.
Abbassandomi, le divorai il collo, sentendola addolcirsi accanto a me. Approfittai di quell’opportunità per levarle il lenzuolo di dosso e buttarlo sul pavimento.
Aveva avuto abbastanza tempo per urlare, “Jared!” prima che la alzassi e la posai sul lavandino, mettendo le sue braccia dietro di lei.
Mettendomi tra le sue gambe, le sorrisi come lo stronzo che non potevo che essere.
“Jared, davvero? Lasciami andare.” Si dibatté contro le mie mani, muovendosi contro il mio pene duro, e chiusi gli occhi per un momento, cercando di calmarmi.
Non stava cercando veramente di scappare, perché sapevo che non la stavo tenendo così forte.
“Siamo già stati in questa posizione una volta. Ricordi?” Le chiesi, le nostre labbra quasi si toccavano mentre mi guardava dal basso. “Mi sono sempre chiesto cosa sarebbe successo se non mi avessi scacciato.”
Girò gli occhi. “È andata per le lunghe. Ti dovevo scacciare subito.”
Strofinai il mio naso contro il suo e le lasciai le braccia, mettendo le mie sul lavandino ai suoi lati. “Sono felice che tu non l’abbia fatto. Nulla è meglio del tuo sapore e sicuramente so cosa voglio e di cui ho bisogno. È ciò di cui l’amore sa.”
Tenendola tra le mie mani, una dietro al suo collo e una sulla sua vita, portai la mia bocca sulla sua, tirandola a me.
Le sue ginocchia si alzarono e i suoi piedi mi strofinarono dietro le cosce, mentre le sue mani lentamente mi accarezzavano il corpo. Il mio petto, la mia schiena, entravano dentro il retro dei miei pantaloni del pigiama…
Si tirò indietro e gemette, “Ti amo.” E poi la sua bocca era di nuovo sulla mia. Il petto di Tate si strofinava al mio e i suoi capezzoli duri che sfioravano la mia pelle erano come lingue di fuoco che si dirigevano verso il mio inguine.
Drizzandomi e staccandomi dalle sue labbra, la spinsi leggermente indietro così che la sua schiena poggiava contro lo specchio, e poi mi buttai sul suo petto, succhiando la delicata pelle sotto il seno. Le sue mani si intrecciavano tra i miei capelli, le sue ginocchia si alzarono e la sua schiena si inarcò mentre gemeva.
“Adesso, Jared. Qui adesso.”
Prendendo le sue cosce tra le mani, la misi sull’orlo del lavandino e poi mi tirai giù i pantaloni.
Posizionandomi alla sua entrata con una mano ed appoggiando sullo specchio l’altra mano dietro la sua testa, la guardai mentre mi guardava con le sopracciglia alzate.
Stava muovendo i suoi fianchi contro il mio pene come se non ne potesse fare a meno.
I lati della mia bocca si alzarono. “Anche io ti amo.” Ed entrai dentro di lei, sentendo brividi corrermi lungo il corpo mentre di nuovo lei inarcava la schiena lanciando un basso gemito.
Iniziai piano all’inizio. Lei era in una posizione difficile e speravo che non stesse scomoda. Questa posizione era perfetta per me. Ero sepolto in lei fino in fondo e mostrai i denti mentre respiravo, adorando quanto cavolo mi faceva sentire bene.
Questo lavandino era alla perfetta altezza e dallo specchio potevo vedere le sua mani che mi stringevano i bicipiti.
Con ancora una mano schiacciata sullo specchio ed una alla sua vita, aumentai l’andatura, veloce e più veloce. Era così bagnata ed io mi muovevo dentro e fuori di lei, sentendomi come se perdessi più respiro di quanto ne prendessi.
“Tate, posso—“
“Più veloce.” Sapeva cosa stavo per chiederle. “Vai più veloce.” Strinse gli occhi chiudendoli e mi lasciai andare, martellando dentro di lei e mangiandomi ogni suo mugolio e gemito come il cibo che era.
Pompando dentro di lei, i miei fianchi sbattevano contro i suoi e gemetti al dolce calore tra le mie gambe. Nulla mi faceva stare così bene come questo e volevo scoparla fino a che non riuscisse più a camminare.
Si strinse attorno a me, contraendo e rilasciando, mordendosi il labbro.
“Lasciati andare, piccola”, grugnii, la mia testa appesa accanto al mio braccio; una goccia di sudore mi scese dalla fronte. “Sei così stretta e bagnata per me. Fammi sentire mentre vieni.”
Gridò, scavando le sue unghie nelle mie braccia, ed io strinsi i denti succhiando l’ossigeno mentre entrambi esplodevamo intorno a noi stessi. Il suo intero corpo si irrigidì e il suo respiro si fece affannoso. Veloce ed affannoso.
Il mio andamento si rallentò mentre tutto dentro di me si versò in lei, e si prese tutto ciò che avevo.
Cavoli.
Rimanemmo così per un minuto, respirando forte e cercando di ammorbidire ogni muscolo e quando finalmente aprii gli occhi lei mi stava guardando.
Allungandosi, passò dolcemente una mano tra i miei capelli e li tenne. “Nessuna parte di me è off-limits per te,” sussurrò, la sua voce rauca. “Ma alcune cose hanno il loro tempo. Capito?”
Un sorriso stanco si sprigionò dal mio volto. “Capito.”

Tate

Poggiai la mia testa sul petto di Jared mentre eravamo distesi sul letto dopo il sesso in bagno. Ero esausta ma non stanca per qualche ragione.
Avevamo fatto sesso nella doccia, nel letto, sul lavandino, ed ero sicura che sarei stata pronta di nuovo in mattinata. Ma comunque, non ero stanca.
“Dovresti parlare con Jax”, dissi a Jared. “Dovrebbe chiedere a K.C. di uscire.”
“Per quale motivo?”
Alzai la testa e guardai la sua faccia ancora arrossata e i capelli bagnati. “La guarda. Lo vedi no?”
Sapevo che Jared aveva ordinato a Jax di lasciare stare K.C., e sapevo perché K.C. ed io non eravamo così solide come una volta. Jared la voleva a distanza. Almeno per ora.
Scosse la testa, il suo petto si alzava e abbassava sotto il mio mento. “K.C. è debole. Questo è tutto ciò a cui Jax è attratto.”
“Non è giusto.”
“Jax uscirebbe con lei. Le entrerebbe eventualmente nei pantaloni. Una volta. Forse cinque volte. E dopo se ne andrebbe.” La sua risata amara fece diventare la stanza un po’ più fredda. “Ha bisogno di qualcuno genuino. E K.C. non lo è. Si romperebbe sotto il peso di una piuma. Non farò partire quel disastro.”
“E Madoc?”
Girò la testa per guardarmi, gli suoi occhi pieni di confusione.
“Madoc? Cosa su di lui?”
Oh, ne avevo abbastanza.
Tirai via le coperte e misi una gamba sopra di lui, mettendomi a cavalcioni e sbattei i pugni sul cuscino ai due lati della sua testa. “Madoc nasconde tutto con un gioco o con una buffa manifestazione. Non ha nulla che gli sta a cuore se non te, Jax e me. Cosa farà al college l’anno prossimo senza di te?”
Socchiuse gli occhi come se fossi ridicola. “Tate, Madoc sta bene. Te lo prometto. Ed anche Jax.”
“Spero che tu abbia ragione” dissi piatta. “Per il tuo bene.”
“Cosa vorresti dire?”
“Significa che non resteranno forti senza di te. Hai la vaga idea di quanto Madoc si rivolga a te per istruzioni? Quanto Jax conti su di te? Loro sono una tua responsabilità che ti piaccia o no, e sarà meglio che ti occupi di loro, perché non ti chiederanno aiuto.” Abbassai il viso al suo, naso contro naso e sussurrai. “Capito?”
Sembrava una minaccia e lo doveva essere. Ma lui sorrise. “Sì, Signora.”
Mi faceva incavolare che Jared non si accorgesse dell’importanza che aveva Madoc e suo fratello. Stava attento a loro in qualche modo ma poi li scansava, dicendo che potevano prendersi cura di loro stessi. Loro avevano bisogno di lui più di quanto se ne accorgesse.
E K.C. aveva dei problemi. Sapevo quali erano, questo era perché non la rimproveravo di continuo sul suo comportamento. Ma sapevo anche che qualcuno come Jax poteva essere giusto per lei. Avevo i miei dubbi sul fatto se lei fosse giusta per lui, ma supponevo che un’uscita non avrebbe fatto male a nessuno. E Madoc non stava bene. Era visibilmente a disagio con qualsiasi cosa profonda e sembrava interamente ok con le sue infinite avventure di una notte.
Potevo contare con una mano i momenti autentici che avevo avuto con Madoc. Gli volevo bene. Ma comunque mi sembrava di non conoscerlo.
“Ho bisogno di una bottiglietta d’acqua. Pensi che a Madoc importi se gli frugo nel frigo?” Scesi da Jared ed inizia a vestirmi con una delle magliette di Jared e i suoi pantaloni del pigiama.
“Vado io.” Iniziò ad alzarsi.
“No, è ok.” Alzai una mano per fermarlo. “Mi piacerebbe dare un’occhiata alla casa comunque. Torno subito.”

Tate

“Solo per avvertirti,” Jared aggiunse. “Madoc potrebbe gironzolare per casa. Non penso che dormi tanto. La notte almeno.”
Mm, ok.
Uscii dalla stanza e mi incamminai per il corridoio ricoperto dal tappeto, fermandomi di scatto quando mi accorsi di quanto era veramente lungo il corridoio.
Le pareti erano color caramello ed erano appesi candelabri marroni e dipinti che adornavano gli spazi tra i vari mobili.
Già, mobili nel corridoio. Questo era quanto era grande.
A piedi scalzi, camminai con passo leggero. Non avevo idea se qualcuno oltre Madoc era in casa e non volevo dover spiegare la mia presenza.
Mi fermai quando arrivai ad un’interruzione del corridoio. C’era l’opzione di continuare  nella direzione in cui sembrava che ci fossero più stanze da letto o prendere la destra per una rampa di scale che portava ad un atrio.
Stavo per dirigermi verso le scale quando sentii la musica.
Cavolo. Arricciai le dita dei piedi.
Non volevo imbattermi in Madoc. Non vestita così.
Ma mentre drizzavo l’orecchio verso il suono, sapevo che qualcuno stava suonando il pianoforte, e veniva dal piano di sotto. Poteva essere una registrazione, ipotizzai. Era bellissima e non sapevo gli strumenti usati o il compositore, ma era lenta e molto dolce, come un sussurro.
Come se fosse sotterrata da qualche parte.
Andando avanti, un passo alla volta, svoltai a destra in un altro corridoio e mi ritrovai in cucina.
La musica era più forte adesso e potevo giurare di poter sentire le vibrazioni sotto i miei piedi.
Ignorando il frigorifero, camminai nell’ampia cucina che aveva una spaziosa isola in mezzo grande abbastanza per cinque di me e vidi la porta che portava al seminterrato.
Aprendo di poco la porta, le note passarono in mezzo, e il mio cuore iniziò a battere forte con il delicato suono dei tasti che improvvisamente aumentò.
Non sapevo perché avevo deciso di ficcanasare, ma ero curiosa di sapere se era Madoc. Da quello che sapevo, lui non suonava, ma non c’era molto che conoscessi di lui, quindi avevo deciso di essere impicciona.
Scendendo le scale a passo leggero, arrivai a metà strada quando vidi Madoc. Sicuramente era lui. Il tatuaggio dell’angelo caduto ricopriva la parte superiore della sua schiena, e i suoi capelli biondi—quello che potevo vedere—erano perfetti.
Volevo quasi ridere. Stava veramente suonando il pianoforte. Scossi la testa, pensando perché diavolo non lo sapessi. Era fantastico.
Indossava un pigiama a righe bianche e nere e la sua testa era chinata verso i tasti, si muoveva a tempo con la musica. Perso e completamente reale, Madoc accarezzava piano e gentilmente i tasti, prendendosi il tempo come se ogni nota che suonava aveva uno scopo e un’anima.
Quando il ritmo aumentò, il suo corpo si irrigidì, i suoi muscoli si fletterono. Le sue mani si muovevano con precisione.
Quando il tempo calò, lui sembrava gentile come se stesse toccando una donna.
Mi appoggiai al muro, guardandolo e pensando.
Mi chiedevo come mai il piano era nel seminterrato e perché lo faceva.
Guardandomi attorno vidi tutto ciò che ci si aspettava stesse qua dentro.
Era decorato quasi alla perfezione come al piano di sopra, a parte per la rampa da skate fuori posto tra il pianoforte e il muro. Da quello che sapevo, Madoc non andava sullo skate.
Finendo il pezzo, le dita di Madoc rimasero sui tasti, congelati sull’ultima nota mentre si disintegrava nell’aria.
Iniziai ad andarmene ma mi fermai quando lo vidi prendere lo spartito e metodicamente farlo a pezzettini. Socchiusi gli occhi, guardandolo mentre buttava l’ormai disintegrato spartito nel cestino e chiudeva il coperchio del piano.
Mi girai e piano piano salii le scale, intrufolandomi nella porta e dirigendomi al frigorifero.
Jared probabilmente non sapeva che Madoc suonava. Non potevo vedere Madoc condividere qualcosa come quello, e non ero sicura se dirlo a Jared. Probabilmente a lui non sarebbe importato, e ovviamente Madoc non voleva che si sapesse.
Il frigo era ripieno di Gatorade di Madoc e di carne. Molta carne. Trovai le bottiglie dell’Evian nella porta e velocemente ne tirai fuori una, le mie mani ancora tremavano.
Mi sentivo in colpa per averlo spiato, ma era troppo interessante. Volevo sapere cosa stesse nascondendo.
“Hai bisogno di uno spuntino notturno?”
Mi girai di scatto trovando Madoc appoggiato coi gomiti sull’isola.
Strinsi la bottiglietta d’acqua al petto, probabilmente sembrando colpevole.
Sogghignò e mosse le sopracciglia. “Posso darti io uno spuntino notturno.”
Ovviamente. Questo era il Madoc che conoscevo.
“Non ho fame.” Borbottai. “Ti dispiace?” Alzai la bottiglietta, chiedendo il permesso.
Mi fece il gesto con la mano. “Quello che è mio è tuo.”
Chiusi il frigorifero e strinsi la bottiglietta, sentendola scricchiolare tra le mani.
“Ti ringrazio per la nostra stanza. È stato molto gentile da parte tua.” Offrii. E quello era vero. Madoc era una brava persona. Si prendeva cura dei suoi amici. “Nessun problema.” Annuì. “Solo promettimi una cosa. Se Jared viene rapito dagli alieni o trasformato in uno zombie, sarai mia, ok?”
Sorrisi, adorando quando lavorava nei suoi innocui flirt.
“Certo.” Promisi.
Dirigendomi verso le scale, mi fermai e guardai indietro verso lui, studiando il suo affascinante viso.
Il suo mezzo sorriso diceva che stava bene e il suo sguardo tranquillo non rivelava nulla, ma sentivo che Madoc aveva qualcosa che cercava sempre di far uscire.
Qualcosa come ciò che avevo visto al piano di sotto.
“Ho sentito musica di pianoforte,” dissi a bassa voce. “Ti piace il classico?”
Si staccò dal bancone, ridendo e chiudendo le mani dietro la testa. “Non è il mio stile. Lo sai.”
Non gli dissi cosa avevo visto, ma mi sa che volevo vedere se avrebbe mentito o sarebbe stato sincero per una volta.
Feci un profondo respiro e mi preparai.
“E la rampa da skate?” Osai, sapendo che in realtà stavo rivelando che lo avevo spiato. “Non fai neanche skate?”
Le sua braccia caddero ai suoi lati e drizzò la schiena. Il divertimento nei suoi occhi era sparito.
Adesso sapeva che lo avevo visto suonare il pianoforte e chiaramente era qualcosa che non voleva che la gente vedesse.
Strusciando lentamente le mani assieme, guardò l’isola in granito. “La rampa da skate non è mia, Tate.” Disse piano e mi guardò. “È solo pattume.”
Camminando verso la porta del seminterrato, non si girò nemmeno per guardarmi. “Ci si vede domani, ok?” E poi sparì nel seminterrato.
In quel momento capii che avevo ragione su una cosa.
Madoc non stava bene.





2 Capitolo

All’inzio Jared e Tate non sono andati assieme al ballo di fine anno...

Mi tolgo i tacchi appena entro dalla la porta. Il dolore dei piedi stritolati in uno spazio ristretto ringrazia la freschezza del pavimento.
Dopo aver chiuso a chiave la porta e controllato la porta sul retro, mi avvio verso la mia camera accendendo il riscaldamento.
Buttando i tacchi in un angolo per essere dimenticati fino alla fine dei tempi, mi fermo davanti allo specchio per dare un’altra occhiata al mio vestito prima di toglierlo.
Aprendo la cerniera fino al sedere, noto dei movimenti riflessi nella finestra della camera di Jared tramite lo specchio.
Merda!
Non avevo notato la luce accesa. Mi fermo, reggendo il vestito con un braccio sotto il seno e l’altro con la mano sulla zip.
L’istinto mi dice di muovermi ed andare in bagno, ma qualcos’altro mi fa restare.
Era in piedi, fermo come me alla sua finestra.
Aveva sempre addosso i pantaloni neri di prima, ma si era cambiato con una nuova t-shirt bianca.
Potevo vederlo con la coda dell’occhio, quindi non credo che abbia notato me guardare lui.
Cosa diavolo stavo facendo? O richiudo il vestito o me ne vado, mi dico.
“Devi usare il martello”. Le parole di Madoc tornano a tartassarmi.
Il gioco del tira e molla di Jared doveva finire. Ci muovevamo a sinistra e poi a destra, ma in realtà non ci muovevamo affatto.
Ha tirato un pugno a Madoc perché era geloso?
Mi ha baciata… due volte, perché mi voleva?
Rimango qui mezza nuda, perché anche io lo voglio?
La risposta per tutte e tre è sì.
Volevo che lui venisse da me. Lo desideravo. Volevo svelarlo. Mi dicevo.
Chinai la testa, così che i miei capelli cascarono sul petto su entrambi i lati, e lasciai cadere a terra il vestito lentamente.
Il martellare del mio cure faceva male, ma la fiamma che sentivo sulla pelle era deliziosa.
Uscii dal vestito e lo spostai di lato e mi guardai, guardando cosa lui stava vedendo.
Le mie culotte in pizzo nero abbracciavano la mia pelle abbronzata, e il resto del mio corpo era svestito per i suoi occhi.
Grazie alla corsa e le scampagnate estive la mia pelle aveva ancora un po’ di colore.
Portai le mie dita alla testa e me le passai tra i capelli.
Non riuscivo a decifrare l’espressione di Jared, ma era bloccato in piedi e l’energia usciva da lui in onde d’urto.
Non ero mai stata nuda, o quasi, davanti ad un uomo prima, oltre quella volta che Jared mi aveva fatto un'imboscata nel bagno delle donne nello spogliatoio.
I suoi occhi scuri erano potenti sul mio corpo.
La pulsazione che sentivo tra le gambe mi faceva sentire debole e mi faceva diventare il respiro affannato.
Prima che le mie ginocchia cedessero, mi girai sui talloni e mi avviai verso il bagno con la calma e imparzialità che potevo trovare in me.
Sospirando, mi appoggiai contro la porta del bagno e scivolai a terra.
Cosa stavo facendo? Non ero all'altezza di lui. Non ero fatta per queste cose!
Il pensiero di lui, vederlo, continuava ad attirarmi come una falena col fuoco.
Chinai la testa sulle mie ginocchia e tirai fuori l'aria dai polmoni lentamente.
Restai così per diverso tempo, finché dopo diversi minuti il mio respiro tornò regolare.
Alzandomi, presi l'asciugamano dallo scaffale e lo avvolsi intorno a me prima di fermarmi davanti allo specchio.
Valutando il rossore che ricopriva la mia pelle, decisi che non mi sarei mai più spogliata davanti una finestra. Mai più.
Prendendo lo spazzolino dal contenitore; iniziai a spazzolare, passare il filo interdentale e sciacquare i denti prima di lavarmi la faccia.
Realizzando che avevo lasciato il mio pigiama sul letto, tornai indietro nella mia stanza con addosso l'asciugamano e quasi urlai quando vidi Jared seduto sulla sedia vicino alla porta finestra.
Era seduto con uno stivale nero posato sul ginocchio inclinato all'indietro.
La sua posizione era informale, ma il suo sguardo era formidabile.
Raddrizzando le spalle e inghiottendo, gli rivolsi uno sguardo forzatamente annoiato.
"Come sei entrato?"
"Ho una chiave, ricordi?" Entrambe le sue braccia erano sui braccioli della sedia, mentre le sue lunghe dita ciondolavano dai margini.
Sembrava forte, sicuro di sé, cattivo per le donne.
Gli rivolsi le spalle mentre mi giravo per prendere della biancheria pulita dalla cassettiera.
Lo specchio che poggiava sopra la cassettiera mi offriva una visione perfetta di lui.
"Non sei stato invitato." Gli dissi in modo calmo, anche se il mio cuore batteva forte di nuovo.
"Sì, lo sono stato." Brividi percorsero il mio corpo alla sua risposta veritiera.
"Quindi... ora che sei qui, cosa pensi di fare?" Un lieve sorriso adornò il mio viso prima che mi avvicinassi a prendere la sottile vestaglia bianca che era appesa al gancio della porta di camera.
Guardando lui che guardava me, mi levai l'asciugamano che avevo intorno al corpo e indossai la vestaglia.
Il suo respiro divenne irregolare alla vista della mia schiena nuda.
Nulla era ancora visibile a lui, stavo ancora indossando le culotte nere e l'altezza del cassettone copriva il mio seno dalla sua vista attraverso lo specchio.
"Cosa mi stai facendo, Tate?" Disse a bassa voce, i suoi occhi ero fissi su di me come un avvertimento.
Facendo finta di essere interessata a qualcosa sopra la cassettiera, risposi innocentemente. "Non posso farti nulla, Jared. Non siamo amici, ricordi? Non lo siamo mai stati. Non sono nulla per te. Giusto?"
Jared improvvisamente si alzò , facendomi irrigidire i muscoli, e attraversò la stanza fino a fermarsi dietro di me.
Potevo sentire il suo petto dietro di me e i suoi pantaloni sfiorare il mio sedere.
Entrambe le sue mani reggevano gli angoli della cassettiera su entrambi i miei lati, imprigionandomi. Un déjà vu mi venne in mente e mi fece ricordare l'ultima volta che mi ero ritrovata in questa posizione con lui alla festa di Tori un anno fa.
Tuttavia, questa volta non stavo cercando una via di fuga.
Strofinò la sua bocca sui miei capelli, chiusi gli occhi momentaneamente accontentandomi della sua vicinanza.
"No, non siamo amici." Disse, ed io aprii gli occhi per incontrare i suoi marroni nello specchio.
"Pensavi che eravamo migliori amici, o... qualche cavolata." Lui sorrise, ma il divertimento non raggiungeva i suoi occhi.
"Per me, era come se non ci fosse altre che te. Anche a dieci anni, sapevo che tu eri per me."
Increspò le sue sopracciglia, e sembrava triste. " E quando ebbi quattordicenni, tu eri l'unica ragazza dei miei sogni. Non potevo essere tuo amico, Tate. Ho sempre voluto di più." Mi guardò dritto negli occhi e aggiunse, "Lo voglio tutt'ora."
"Jared..." Il mio cervello cercava di esaminare ciò che aveva appena detto, e mentre avevo così tante domande, mi aveva riempito di gioia sentirgli dire quelle cose.
Jared lasciò la presa da un lato e prese il telefono dalla sua tasca dei pantaloni.
Scorse verso il basso diversi screen, alzò il telefono con una foto di Madoc e me al ballo di questa sera. Era quella di quando eravamo in piedi davanti al taxi con il suo braccio sopra le mie spalle.
"Mi ha mandato per messaggio la foto di voi due di questa sera. Ha le sue braccia attorno a te. Lo sai qual è stato il mio primo pensiero?" I suoi occhi lasciarono la foto e si posarono su di me, chiedendomelo.
"Quanto volevo fargli del male. Lui è il mio migliore amico. Si metterebbe davanti ad una macchina in corsa per me e ho dovuto sforzarmi di cambiare idea per non picchiarlo di nuovo."
"Perché dovrebbe mandarti una foto?" Madoc stava cercando di far diventare geloso Jared? 
"Perché sta giocando con la mia testa, ecco perché." Il broncio di Jared si trovò davanti a me. "Ho pensato la stessa cosa con Ben, e con ogni ragazzo che ti dimostrava le sue attenzioni durante gli anni. Volevo strappare a tutti le mani quando ti toccavano.”
Il suo respiro si fece più profondo mentre cercava di calmarsi. Guardando in sù, i suoi occhi sembravano duri e decisi. "Questo è perché non sono degno di te."
Mi girai e scostai di lato la testa per guardarlo in faccia. Le mie dita fremevano per toccarlo. I suoi cappelli cascarono sulla sua fronte, e volevo usare le mie dita per passargliele attraverso prima di abbracciarlo. Il calore del suo respiro accarezzò la mia faccia. "Cosa vuoi da me, Jared?" Lo volevo sapere, perché ero totalmente confusa in questo momento. Se solo smettesse di trattenersi, forse avremmo una possibilità di unire i pezzi.
Eravamo come delle calamite, incapaci di staccarsi; lui si avvicinò e le nostre labbra si incontrarono. Prese entrambi i lati del mio viso, e avvolse le mie braccia attorno alla sua vita. Le labbra di Jared coprirono le mie e la sua lingua si mosse dentro la mia bocca sopraffandomi col suo calore.
Il fuoco che avvampava nel mio petto e sul collo incrementava il mio desiderio, così mi alzai sulle punte dei piedi spingendo il mio corpo contro il suo.
Istantaneamente Jared si staccò e tenendo la mia faccia tra le sue mani mi guardava con lo stesso incontrollabile desiderio che provavo.
Mentre cercavo di avvicinarmi e ricatturare le sue labbra con le mie, Jared mi tirò a sé di nuovo riportando le sue labbra sulle mie.
Mi alzò prendendomi da dietro le cosce e avvolsi le gambe intorno al suo copro mentre lui ci portava verso il letto.
Eravamo persi. La sua soffice e ardente bocca lasciava una scia sul mio collo e le sue mani andarono sul mio sedere, chiusi gli occhi determinata a lasciami andare.
Al soltanto godere della sua presenza.
Potevo percepirlo attraverso i pantaloni e mi ritrovai a muovermi contro di lui, con il bisogno di avere di più.
Portò le sue mani alla mia vestaglia e me la tolse dalle spalle mentre i suoi baci lasciando il collo si diressero più in basso.
Un debole allarme mi percorse mentre mi rendevo conto che stavo raggiungendo il punto di non ritorno.
Desideravamo entrambi l'altro. E anche se dovevamo conoscerci di nuovo, ogni mio istinto mi diceva che ero stata creata per questo ragazzo. Ma avevo bisogno di risposte prima di andare oltre.
"Ho bisogno di te, Jared." Sussultai. "Ho avuto bisogno di te così tanto durante tutti questi anni. Perché mi hai lasciata?" Ogni parola uscì strozzata e le attenzioni di Jared rendevano il mio respiro affannoso.
Si fermò e sospiro sul mio petto. "Mi ero perso." Disse semplicemente, cercando i miei occhi per la comprensione.
Tenni la sua faccia tra le mani. "Raccontami cosa è successo."
Cercò di guardare in basso, ma riportai la sua faccia sul mio sguardo. "No. Non tornerò mai lì di nuovo. Mi dispiace, Tate." Le sue labbra si serrarono in una linea dura.
Le lacrime mi pizzicavano gli occhi e cercavano di cascare. Perché non si rendeva conto che avevo bisogno di conoscerlo? "Non ti fidi di me." Scavalcandolo, mi aggiustai la vestaglia e mi alzai per affrontarlo. "Quando mai ti ho fatto del male?" Gli domandai.
"Tate..." Pronunciò il suo avvertimento attraverso i denti stretti.
"Non vuoi questo con me? Sono qua in piedi, quasi nuda, dicendoti che ti amo..."
"Fermati!" Jared urlò, il suo profondo ruggito spezzò le mie parole. "Lascia stare." Si alzò e si mise accanto alla sedia, guardando fuori dalla finestra. 
Passandosi la mano tra i capelli sospirò. "Questo è quello che intendevo, Tate. Ci sono delle cose che non ti dirò. Delle cose che non voglio ricordare."
La testa di Jared era rimasta allo stesso livello, ma i suoi occhi guardarono in basso verso i miei.
"Sono cose che devo sapere." Gli dissi, camminando verso di lui. Il mio corpo pulsava per la memoria delle sue mani su di me, e cercavo di ignorare il bisogno di lasciare da parte quello di sapere informazioni e quello di riavvolgermi di nuovo a lui.
"Lo so." Fece cenno con il capo, guardando solennemente il pavimento. "Questo è il perché non potrà mai funzionare tra di noi."




3 Capitolo



Queste sono conversazioni tra i personaggi che hanno luogo dopo “Mai per amore” e “Da quando ci sei tu” ma prima di “La mia meravigliosa rivincita”...



Jax e K.C. alle scuole superiori...



Jax: *ahem*

K.C.: Cosa vuoi?

Jax: Popcorn

K.C.: Ancora? Te ne ho appena dato un cesto.

Jax: È cascato.

K.C.: E allora dov'è il cesto?

Jax: Nel cestino.

K.C.: Ma hai un ripieno gratuito se porti indietro il cesto.

Jax: È cascato sul pavimento sporco, K.C. Non mangerò di nuovo da lì.

K.C.: Ok, ma facciamo l'inventario dei contenitori. Non posso dartene un'altro gratis.

Jax: Vivrò. Posso avere i popcorn adesso?

K.C.: *inizia a mettere i popcorn*

Jax: ...

K.C.: Credo che tu continui a tornare qua solo per darmi fastidio.

Jax: Maledetti bambini. Di sicuro sappiamo essere noiosi.

K.C.: Tu non sei un bambino.

Jax: No, non lo sono. E tu faresti meglio a ricordartelo.

K.C.: *guarda dall'altra parte* *imburra i popcorn*

Jax: ...

K.C.: Non devi guardarmi, Jax. Non ci sputerò sopra.

Jax: Be’, quello sarebbe un modo per averti nella mia bocca.

K.C.: *sussulta*

Jax: *guarda sul bancone* *sorride* Hai fatto cascare i miei popcorn. Quelli non li mangio.


***

Jared e Jax alla finestra della camera di Jared alle superiori. Tate e K.C./Juliet è a dormire da Tate...


Jax: Lo sanno le ragazze che possiamo vedere attraverso quelle tende nere?

Jared: Credimi, Tate è sempre conscia di ciò che mi fa.

Jax: *ride*

Jared: Non è divertente. Nelle notti in cui suo padre tiene il guinzaglio corto, usa quella cavolo di finestra a suo vantaggio e gioca con me.

Jax: Bello.

Jared: Come ti pare. Vado a farmi una doccia. Chiudi le imposte e smettila di guardare la mia ragazza in camicia da notte. *lascia la stanza*

Jax: *monta sulla finestra *sull'albero *apre la porta scorrevole

Tate: Jax! Vattene!

Jax: Jared ha bisogno di aiuto per lavarsi la schiena. Ha chiesto di te.

Tate: *sbuffa* Scusa plausibile.

Jax: Terrò d'occhio io K.C.

K.C.: Sono più grande di te, sciocco.

Jax: E invece, rischio di indovinare che sono anni avanti a te in più di un modo.

K.C.: *alza un sopracciglio*

Jax: Tate, vai a dare il bacio della buonanotte al tuo ragazzo.

Tate: *guarda K.C.* Ti va bene?

K.C.: Per favore. Ho tacchi più paurosi di lui.

Jax: *sorride*

Tate: *scavalca la finesta, *l'albero

Jax: Quindi, è con quello che dormi?

K.C.: *incrocia le braccia *lo fulmina con lo sguardo

Jax: È carino. È un po’ rosa ma è carino.

K.C.: Almeno i miei vestiti sono puliti. I tuoi jeans hanno macchie di grasso dappertutto.

Jax: Non importa quanto siano puliti. È quello che sta dentro che è importante.

K.C.: Perché fai sempre così?

Jax: Cosa?

K.C.: Alludere al sesso. Hai una personalità dentro di te da qualche parte? Qualcosa di più da offrire ad una ragazza oltre a battute idiote?

Jax: *stringe gli occhi* Come se a te importasse di scoprirlo.

K.C.: Forse se la smettessi di guardarmi come se fossi un pezzo di carne.

Jax: Forse se la smettessi di guardarmi dall'alto come se sapessi che indosso i vestiti di seconda mano di Jared.

K.C.: Non ti guardo in quel modo.

Jax: Allora perché sei così meschina?

K.C.: Io... Io non volevo... *sospira*

Jax: *si avvicina a K.C.* * la fa indietreggiare fino al muro *esita*

K.C.: *guarda in alto verso lui*

Jax: Perché non c'è nulla di più pauroso di me, vero? Neanche i tuoi tacchi?


***

Jax e K.C. in classe...


K.C.: Le condizioni sorte durante la rivoluzione accaddero nel periodo...

Jax: Les Mis non accadde durante la Rivoluzione Francese. È a proposito dell'eredità della rivoluzione e della piccola insurrezione Prussiana di 40 anni dopo. Hai almeno letto il libro?

K.C.: *digrigna i denti* Perché è in classe, Miss Penley? È più piccolo.

Jax: Perché sei in classe? I testi sono chiaramente difficili.

K.C.: Stai ancora parlando?

Penley: Okay, smettetela. Entrambi. Jax, smettila di interromperla.

Jax: …

K.C.: …

Penley: …

K.C.: Sì, dimenticavo cosa stavo per dire, quindi...

Jax: *fa un sorrisetto*

K.C.: Smettila di sorridere.

Jax: Non lo sto facendo.

K.C.: Lo sento.

Jax: Puoi? Come mi senti?

Classe: *risate*

K.C.: Cretino.

Jax: *si avvicina, sussurra nel suo orecchio* Vuoi davvero saperlo?


***


Jared e Tate nella sua macchina, si baciano davanti casa sua...


Jared: A volte vorrei che fossimo ancora dodicenni.

Tate: Perché?

Jared: Così potrei dormire nella tua stanza di notte senza esser preso a calci.

Tate: Oooh ...*si avvicina, gli bacia il collo* Ma ci sono dei vantaggi con la maturità. Non potrai più dormire da me, ma rimediamo con così tanti modi divertenti.

Jared: *sbuffa* Non è l'unica cosa a cui penso, sai?

Tate: *alza un sopracciglio*

Jared: Hei, mi piace svestirti, ma non ne ho bisogno ogni giorno.

Tate: *scosta la testa, lo fissa*

Jared: Vuoi farmi arrabbiate?! *fa il solletico a Tate*

Tate: *ride* STOP! Sei così impaziente. Abbiamo una stanza da Madoc. Abbiamo tanto tempo esclusivo.

Jared: Non parlo di tempo esclusivo, sesso o conversazioni... È solo l'averti vicina.

Tate: ...

Jared: Non so. Mi manchi la notte, credo.

Tate: ...

Jared: *tira indietro la testa, sospira* Cavolo, faccio schifo.

Tate: No, non lo sei.

Jared: *ride* Tu hai piani ed ambizioni. *guardaTate* E io ho te. Mi tengo troppo stretto a te.

Tate: *poggia la fronte sulla sua* E non lasciarmi mai andare.

Jared: Mai.

*Colpi sul finestrino....

Tate: Papà!

Mr. Brandt: *apre la portiera* Tate, sei stata qua fuori per mezz'ora. Abbastanza tempo per dare la buonanotte.

Tate: *scende da addosso a Jared, va verso la porta*

Mr. Brandt: Jared, il coprifuoco dei giorni feriali è alle 10. Ricordi?

Jared: *esce dalla macchina* Signor Brandt, eravamo qua fuori. Lei è al sicuro con me.

Mr. Brandt: *alza un sopracciglio*

Jared: *sosprita* Ha ragione. Mi dispiace di averla tenuta fuori fino a tardi.

Mr. Brandt: Mi fido di te. E mi fido di mia figlia.

Jared: Sì, Signore.

Mr. Brandt: Non ho nessun dubbio che vuoi due vi amiate tanto.

Tate: *arrossisce, guarda dall'altra parte*

Jared: *si lamenta*

Mr. Brandt: Ma non sono stupido. Sono sicuro che entrambi troviate tempo per fare ciò che fate assieme.

Jared: *chiude gli occhi, ribolle*

Tate: *si copre la faccia con le mani*

Mr. Brandt: Ricordo ad entrambi che con la tecnologia di oggi non c'è bisogno per una donna di trovarsi accidentalmente incinta. Hai capito? La sicurezza prima di tutto.

Tate: Papà!!!!

Jared: *respira forte*

Mr. Brandt: So che non ho nessun motivo per essere arrabbiato per aver posto la mia fiducia in te, vero?

Jared: *lancia uno sguardo truce*

Mr. Brandt: Ti voglio bene, Jared. Penso a te come ad un figlio.

Jared: *occhiataccia*

Mr. Brandt: Ma a volte ho questo piccolo bisogno di mangiare un gelato dalla tua testa.

Jared: *sgrana gli occhi* Sì, signore. La sicurezza prima di tutto.

Mr. Brandt: Bravo ragazzo.





3 Capitolo


Queste scene hanno luogo dopo “La mia meravigliosa rivincita”

Scena Anniversario Jared e Tate

Jared tiene la mia mano, tirandomi sul marciapiede verso la biglietteria. Tolgo le mie dita dalle sue, ridendo alla sua fretta. Cosa gli succede?
È stato silenzioso da quando è venuto a prendermi, e ogni volta che lo guardavo, era come se fosse perso nei suoi pensieri.
E amava tutto quello che stava pensando.
Si ferma alla biglietteria, concentrandosi sul tabellone. “Uh, due per… um…” Si lecca le labbra, confuso. “Cenerentola, immagino.”
“Jared!” Urlo, cercando di non ridere.
Mi guarda, sbattendo le palpebre, poi scuote la testa come se fosse tornato alla ragione. “Merda! No.” Guarda di nuovo verso il cassiere. “No, intendevo Furious 7.”
Il mio petto è scosso dalle risate mentre lo vedo grattarsi il retro del collo, nervoso.
“Babe, che ti succede?” Chiedo. “Sembri abbastanza eccitato, ma tu non sei un grande fan dei film, quindi che succede?”
“Mi piacciono i film”, ribatte, guidandomi verso le porte.
“Jared,”  lo riprendo mentre apre le porte per me, ed entro dentro. “Hai a stento l’attenzione per i trailer prima che ti venga la voglia di muoverti.”
“Sto bene.” Mi segue e sento la sua mano sul sedere prima di abbassarsi verso il mio orecchio e sussurrare, “Mi stai uccidendo con quella gonna, è questo.”
“Be’, non devo per forza indossarla,” specifico. “Fa freddo, dopotutto.”
Lui mi ha chiesto di indossare la mia minigonna nera plissettata, ma non ha solo chiesto. No, ha fatto tutto il procedimento di abbassarsi-verso-di-me-mordermi-il-labbro-e-far-pulsare-il-mio-clitoride-come-se-fosse-su-una-dannata-montagna-russa. E io mi sono sciolta. Come al solito.
Passa un braccio intorno alla mia vita mentre camminiamo verso l’entrata. “Ma tu hai acconsentito alla mia richiesta speciale,” specifica.
“È il nostro anniversario,” dico.
Si abbassa verso di me, sussurrando, “E faresti tutto per me oggi, giusto?”
Sorrido tra me e me, immaginando perché si sta comportando in modo così giocoso. Questo non è il solito stile di Jared.
Incrocio le braccia sul petto e mi fermo, girandomi verso di lui. “Mi hai chiesto di promettere, e l’ho fatto,” affermo. “Il mio regalo per te è quello di essere nelle tue mani oggi,” ripeto la sua richiesta, poi aggiungo, “A meno che non sia una cosa a tre. Con un’altra donna, intendo. Può essere con un altro ragazzo. Io, tu e un altro ragazzo,” chiarisco, “ma non un’altra donna.”
Le sue sopracciglia scattano verso l’alto e stringo i denti per non scoppiare a ridere.
Credo che per Jared il pensiero di un altro uomo che mi tocchi lo metta più a disagio che il pensiero di dover essere nudo di fronte ad un altro ragazzo. Sarebbe davvero difficile rovinare l’immagine della sua faccia disgustata e del grande, grasso “Diavolo no!” prima che mi prenda e lasciassimo la stanza.
Ho a malapena il tempo di riprendermi dal divertimento di stuzzicarlo prima che prenda la mia mano e mi porti oltre il chiosco.
“Aspetta,” dico ridendo. “Voglio gli snack!”
Ma non mi ascolta. Cammina veloce per l’ingresso e dritto dentro il bagno degli uomini, portandomi con sé.
“Jared!” Lo sgrido in un sussurro. “Non posso essere qui.”
Va verso uno dei cubicoli, tirandomi dietro di lui e sbattendo la porta, chiudendola a chiave.
Respiro affannosamente, sentendo la pelle del petto calda, non sicura se per colpa della corsa che abbiamo appena fatto o per la paura di essere scoperti.
Che diavolo sta facendo?
Prendo un respiro corto. “Jare-“
Ma lui mi ferma, mettendomi una mano sulla bocca e bloccandomi contro il muro del cubicolo.
Lo guardo con gli occhi spalancati, ricordando una volta non troppo lontana in cui mi aveva bloccato contro degli armadietti.
Solo che questa volta non mi sento minacciata.
Il suo ricco odore di bosco mi riempie, e guardo in su verso di lui che guarda in basso verso di me, un sorrisetto sul suo volto.
Toglie la mano, mette un dito sulle sue labbra, dicendomi di stare in silenzio.
“Fidati di me,” sussurra.
E mi blocco, sentendo all’improvviso la sua mano insinuarsi sotto la mia gonna e le sue dita acchiappare i miei slip, tirandoli giù.
“Jar-“
Ma lui porta le sue labbra sulle mie, zittendomi.
“Rilassati,” sussurra contro le mie labbra, “Non è come pensi. Ti ho preso un regalo.”
Un regalo? Che diav…?
Mi ha già regalato un paio di orecchini, facendomi sentire in colpa per avergli promesso di non prendergli niente, ma lui mi ha preso qualcos’altro? Qualcosa che richiede di togliermi il mio intimo? Si inginocchia su una gamba e fa scivolare le mie mutandine giù dalle mie gambe, aspettando che me le tolga.
Le posa nella tasca della sua giacca, poi prende dall’altra tasca una piccola scatola. Calo la testa, socchiudendo gli occhi per la curiosità mentre lui apre la scatolina e toglie quello che sembra un altro paio di mutandine. Queste sono nere e più piccole, e cerco di immaginare che diavolo stia succedendo.
Il paio che avevo era rosso e di pizzo. Molto sexy. Perché togliere quelle per rimpiazzarle con un altro paio e qui tra tutti i posti?
Non mi guarda. Le tiene in alto per permettermi di infilarle, un piede coperto dalle Chuck e poi un altro. La mia pelle formicola mentre il tessuto serpeggia sulle mie gambe e Jared si alza per farle salire.
Strofina il pollice contro la pelle sensibile tra le mie gambe, prima di mettere le mutandine al loro posto.
 Mi rilasso, tirando giù la mia gonna facendo attenzione che l’orlo non sia rimasto attaccato da nessuna parte.
È un tanga, e sento il materiale nella mia pelle. Non sono particolarmente comodi e sembra che ci sia qualcosa di diverso. Più pesante, forse?
“Jared,” sussurro più piano possibile, sentendo un altro cubicolo aprirsi e chiudersi. “Che stai facendo?”
“Non ti preoccupare.” Sogghigna. “Non mi interessa il sesso in pubblico. Be’, non così pubblico almeno,” aggiunge. “Andiamo a vedere un film:”
Cosa?
Mi spinge fuori, e dimentico tutto mentre usciamo dal bagno degli uomini, la mia unica preoccupazione è non essere vista.
Stringe la mia mano e devo praticamente corrergli dietro.
“Perché hai cambiato le mie-“
“Hai promesso,” mi ricorda, fermando le mie proteste.
S’, ho promesso! Ma cosa diavolo sta succedendo?!
In questo momento mi rendo conto di qualcosa.
Socchiudo gli occhi, stringendo le gambe e sfregandole leggermente.
“Jared, sento qualcosa.”
Mi tira verso di sé, stringendo i nostri corpi. “Hai maledettamente ragione che senti qualcosa,” mi stuzzica, riferendosi all’appendice che sta crescendo nei suoi jeans.
Già, non è quello che intendevo.
“Jared,” ringhio tra i denti.
“Andiamo a prendere gli snack,” stuzzica, “Vuoi il burro sui popcorn?”
Alzo un sopracciglio, ma lui sogghigna e si gira verso il cassiere.
“Un popcorn grande con burro e una Coca Cola cherry grande,” ordina per noi, poi si gira verso di me. “Perché non prendi dei tovaglioli e cannucce?”
Gli lancio un’occhiataccia, dicendogli dove si può infilare le sue maledette cannucce, ma lui scuote semplicemente la testa, ridendo sommessamente.
“Ti amo.” La sua voce è pregna di divertimento. “Ma hai promesso.”
Alzo gli occhi al cielo, non sicura di cosa abbia pianificato, ma sapendo che si sta divertendo.
Quindi facciamolo.
Mi giro e vado verso lo stand dei condimenti, prendendo dei tovaglioli e cannucce.
“Tate, sei tu?”
Mi giro e vedo Ben Jamison avvicinarsi con una soda.
Sorrido, sorpresa di vederlo dopo più di un anno dalla fine del liceo.
“Hey, Ben. Non ci vediamo da un sacco di tempo,” dico, guardando il suo nuovo look. “Come stai?”
“Sto bene.” Annuisce, prendendo una cannuccia. “Tu?”
“Bene.”
Ha mantenuto lo stesso stile nel tempo, facoltoso e pulito, ma i suoi capelli sono più curati e i suoi vestiti gli stanno meglio. È più muscoloso e pieno, assomiglia molto a Madoc in realtà.
“Pensavo andassi alla UMass,” chiedo. “Che ci fai a casa?”
“Il matrimonio di mia sorella.” Trasalisce e quasi rido. “E tu sei a Chicago, giusto?” chiede.
Annuisco, aprendo la bocca per rispondere, ma poi mi fermo nel bel mezzo di quello che stavo dicendo.
La mia pelle inizia a formicolare e vibrare da qualsiasi cosa ci sia nelle mutandine che Jared mi ha messo addosso.
I miei occhi girano mentre la pelle del mio clitoride inizia a pulsare e turbini di piacere formicolano nel mio stomaco da qualsiasi cosa stia pulsando dentro le mutandine.
“Tate?”
Alzo lo sguardo, vedendo Ben fissarmi.
Stringo i denti, lasciando scivolare i miei occhi su Jared che mi sta lanciando un sorrisetto soddisfatto mentre paga per il cibo.
Figlio di puttana.
C’è un maledetto vibratore nelle mutandine.
E lui ha il telecomando.
Sbatto le palpebre, tirando un sospiro. “Già.” Guardo Ben. “Già, io e Jared condividiamo un appartamento a Chicago, ma torniamo spesso a casa nei weekend.” 
“Forte.”
Mi lecco  le labbra, il mio respiro all’improvviso velocizzato. “Hai visto qualcuno-“ La vibrazione diventa più rapida e sobbalzo, fermando un gemito. “Ah, qualcuno da quando… uh… sei tornato?” Chiedo, sbattendo le palpebre velocemente.
Ben aggrotta le sopracciglia. “Stai bene?”
“Mmm hmm,” Annuisco e riesco a sentire il rossore dell’imbarazzo che copre la mia faccia.
Maledetto Jared.
“Devo andare,” dico all’improvviso, prendendo velocemente tovaglioli che non mi servono. “Ci vediamo”, urlo dietro la spalla.
“Sì,” risponde confuso. “A dopo.”
Incontro Jared mentre si gira con il cibo in mano.
“Spegnilo,” gli ordino, il vibratore mi ha già fatto bagnare.
“Cosa?” Finge ignoranza.
“Hai preso delle mutandine con un vibratore?” Prendo la soda da lui e mi avvio verso il cinema, lasciando che mostri i nostri biglietti. “Sei serio?!” Chiedo.
“Ti stai divertendo?” chiede di rimando, i suoi occhi guardando su e giù il mi corpo mentre camminiamo verso i nostri posti.
“Me le tolgo.”
Lui si siede, cacciando un sospiro. “Così sarai nuda sotto la minigonna,” chiarisce. “Anche meglio.”
Lo guardo e mi siedo, la vibrazione tra le mie gambe sta diventando fastidiosa.
Raggiungo la mia gonna, aggancio le mutandine con le dita e le allontano dalla mia pelle, avvicinandolo di più alla coscia.
Lo sento ridacchiare.
“Aggiustale quanto vuoi.” Il suo tono è pregno di spavalderia. “Lo sentirai comunque.”
“Perché vuoi fare questo?” Chiedo, anche se sembra più una preghiera.
La sua faccia non mostra emozioni, è serio quando si gira mentre il primo trailer inizia.
“Perché voglio guardarti,” dice come se fosse ovvio.
Guardarmi?
Poi capisco.
Vuole guardarmi. Guardare mentre ho un orgasmo.
Mi abbasso verso di lui, sussurrando. “Perché non potevamo fare questo a casa?” Chiedo.
“Perché non vuoi mai farlo.” Gira la testa, incontrando i miei occhi.
Aggrotto le sopracciglia. “Fare cosa?”
“Toccarti per me.”
I miei occhi si abbassano e lentamente mi appoggio alla sedia, ricordando il momento in cui mi ha chiesto di farlo.
Sì, me l’ha chiesto. Ma immagino non ho mai capito quanto ci teneva. Perché vuole vedermi farlo così tanto?
 Non è che non voglia farlo per lui. Sono semplicemente imbarazzata. Ci vuole troppo e davvero non mi piace l’idea di qualcuno che mi fissa mentre mi masturbo.
Non ho ragioni per non sentirmi a mio agio con lui, ma mi sento ancora stupida su questo.
“Lo farò,” assicuro pensierosa, avvicinandomi a lui e vedendo le luci dello schermo danzare sui suoi occhi. “Eventualmente.”
Chiudo gli occhi, sentendo le vibrazioni diventare più difficili da ignorare. Non sono più sul mio clitoride, ma il mio corpo si surriscalda comunque.
Mi lecco le labbra secche, guardando verso di lui. “Perché vuoi vedermi fare questo, comunque?”
Poggia la testa sul poggiatesta e la gira per incontrare i miei occhi. “Quando vieni, Tate,” sussurra, “è la cosa più bella che io abbia mai visto.”
I suoi occhi castani sono così amorevoli e intensi, voglio dargli ciò che desidera. Voglio soddisfarlo, ma non mi piace molto l’idea di fare cose in pubblico. Non dopo il video al liceo.
Ma so questo, per Jared, questo è per lui. Non ha niente da fare con le altre persone, e non farebbe niente che mi faccia del male. Non questo.
I suoi occhi sexy scendono suk mio corpo mentre parla, “Le vibrazioni stanno facendo formicolare la pelle delle tue cosce in questo momento,” sussurra, avvicinandosi, “ma presto o tardi, che ti piaccia o no, la pulsazione scenderà più a fondo, fino alle ossa.” Le sue mani si allungano a stringere il mio interno coscia.
I muscoli della mia gamba si tendono.
“Poi saliranno,” accarezza la mia pelle sempre più in alto, “come se qualcuno ti stesse massaggiando dall’interno con una piuma.”
Riesco a sentire le farfalle tra le mie gambe e il tornado nella mia pancia inizia a girare.
“Il rossore si diffonderà sulla tua faccia,” continua, “e la tua pelle brillerà per il calore.”
Lascio ricadere la testa, abbassando il sedere affinché il vibratore torni al suo posto mentre chiudo gli occhi.
“Questo è tutto quello che succede quando sono dentro di te. Ora voglio vederlo mentre avviene,” dice con voce rauca. “Il tuo respiro inizierà a cambiare, diventando profondo, e i tuoi occhi si chiuderanno,” stuzzica, “perché al tuo corpo piace quello che sta provando e sta vincendo, Tate.”
Sì.
La pulsazione tra le mie gambe martella sempre più forte, e odio che lui stia facendo questo.
Lo voglio ora. Non il maledetto vibratore.
“Cercherai di sopprimere un gemito che salirà dal tuo stomaco fino alla gola,” predice, “e all’improvviso sarai così bagnata. Lascerai cadere il tuo corpo all’indietro e la tua schiena si inarcherà, e vorrai di più.” Stringe l’interno della mia coscia, il suo respiro sul mio viso.
“Sei pronta a pregare perché avvenga, perché non hai controllo.” Prende il mio lobo tra i suoi denti. “Poi tratterrai il respiro, come fai sempre quando stai per venire,” tenta. “So maledettamente bene come funziona il tuo corpo.”
Poi lo faccio. Inarco la schiena, prendo un respiro profondo, perché ho bisogno delle sue mani su di me. Sono pronta a pregarlo.
“Scommetto tu sia così bagnata,” sussurra. “Voglio vederti venire.”
Caccia il telecomando, aumentando la velocità.
Sussulto, sentendo la pulsazione aumentare.
Merda.
Le persone si siedono davanti a noi, e io guardo verso Jared, la paura fa battere il mio cuore più veloce.
“Non qui,” lo prego, guardandomi intorno nervosamente.
Il cinema non era pieno e non c’era nessuno nella nostra fila o dietro di noi, ma c’erano persone intorno.
“Jared, per favore,” Il mio orgasmo sale e il bisogno mi sta facendo diventare pazza.
Voglio essere a cavalcioni su di lui, la mia fronte attaccata alla sua, mentre raggiungo casa.
Cazzo!
“Oh, Dio,” sospiro, mordendo il mio labbro inferiore per smorzare il suono.
Ma Jared mi prende.
Mi prende dalle braccia e mi mette sulle sue gambe, cowgirl al contrario, entrambi girati verso lo schermo.
“Tate,” sospira, mordendomi il collo. “Non essere timida con me.”
Le sue mani scivolano sotto la mia camicetta bianca, strisciando verso il reggiseno per prendere il mio seno.
“Cazzo, piccola, vieni,” ringhia nel mio orecchio. “Voglio sentire il tuo respiro e ogni brivido.”
Mi abbasso, sotterrando la mia faccia nel suo collo mentre inalo un respiro corto e veloce, mentre lui avvolge le sue braccia intorno alla mia vita come una sbarra d’acciaio e mi tiene stretta.
Spingo il mio sedere su di lui, cavalcando il vibratore sempre più forte. La frizione dei jeans sulla mia pelle lascerà una bruciatura, senza dubbio, ma è così meraviglioso.
“Jared,” sospiro, “Jared, ti amo.”
Poi smetto di respirare, sentendo l’orgasmo crescere, e tengo il respiro mentre mi stringo su di lui, cavalcando l’onda e nascondendo il mio gemito nel suo collo.
Oh, Dio.
I gemiti che normalmente lascio uscire, corrono per il mio corpo, non avendo un altro luogo in cui liberarsi, e il mio corpo si muove con loro.
“Mio Dio”, dice nel mio orecchio, tenendomi mentre l’orgasmo sconvolge il mio corpo. “Ti amo, Tate.”
Lascio cadere di nuovo la testa verso la sua spalla, esausta.
Giro la testa, prendendo le sue labbra tra le mie per chissà quanto tempo. I trailer finiscono e il film inizia, e io lo bacio, sentendo che non ci sarà mai niente che vorrò di più nella mia vita.
Questo è tutto quello che ho sempre voluto. Solamente amare Jared Trent.
Finalmente mi alzo, cercando aria, e sorrido.
“È stato divertente,” dico, felice. “Quando sarò io a guardare te?”
***
Giorno dopo la prima volta di Madoc e Fallon 
Prendo le coperte da dietro la mia vita e le tiro sulle nostre teste, la leggera luce della luna scompare dal suo volto mentre la guardo. È così bella.
“Che stai facendo?” chiede, la paura densa nella sua voce tremante.
“Faccio in modo che tu guarda solo me.”
Prima che abbia la possibilità di parlare, fondo il mio corpo nel suo e copro le sue labbra con le mie. Lei geme  e stringe le mie gambe intorno alla mia vita, io respiro, perdendomi nel suo odore e sapore. Abbiamo ancora i jeans addosso, ma non mi interessa finché lei non stacca la spina su ciò che sta succedendo in questo momento. Anche se questo è tutto quello che avremo questa notte.
È pazzesco e non riesco a credere che stia succedendo, ma quello ancora più incredibile? Non posso credere che sia bello. Fallon mi guarda in modo diverso, e mi piace.
Continua a guardarsi intorno, i suoi occhi spaventati e il respiro rotto probabilmente pieni di diverse voci che le dicono che ciò che stiamo facendo è sbagliato, ma non lo è. Non sembra sbagliato. Così è quando tiro le lenzuola su di noi.
Non siamo nella sua stanza. La mia stanza non si torva attraversato il corridoio. I nostri maledetti genitori non sono sei porte più in là, e ci stiamo conoscendo per la prima volta. Senza le loro stronzate. Lei e io. Fallon e Madoc. Nessun altro.
Tocco la sua fronte con la mia e stringo il suo volto, facendo correre il pollice sull’anello al labbro.
Il suo petto si alza e si abbassa velocemente. “Madoc,” sussulta, “Io-“
“Shhh.” Alzo la testa e mi tengo sul braccio. “Guardami, okay?”
I suoi occhi tormentati si legano ai miei e le sue mani si aggrappano alla mia vita.
“Questo ti sembra giusto, vero?” Chiedo, cercando di calmarla mentre faccio correre le mie dita sul suo stomaco nudo. “Questo è okay?”
Il suo corpo trema sotto la mia mano, scendo in basso e faccio scivolare la mano sotto il suo sedere, tenendolo stretto.
“Non fermarlo,” Sussurro, posando la mia fronte di nuovo sulla sua. “Tu hai iniziato. Per favore non farlo finire ora.”
“Io…” Sussulta. “Madoc, io… io sono spaventata.”
Sorrido tra me. “Anche io,” ammetto. “Ma non vorrei essere da nessun’altra parte se non qui in  questo momento.”
Poso entrambe le braccia sul cuscino sopra la sua testa e affondo le labbra tra le sue, stringendo il suo corpo e sentendo ogni parte del suo calore. Le sue labbra si muovono con le mie, baciandomi di rimando, e mentre so che abbiamo molto di cui avere paura, non mi interessa. Questo è quello che voglio. Per la prima volta, sembra che è giusto.
“Non voglio essere da nessun’altra parte, Fallon,” le dico di nuovo, spingendo leggermente tra le sue gambe.
Geme, i suoi occhi si chiudono leggermente. “Neanche io,” sussurra.
***
Stringo l’asciugamano intorno alla vita e vado verso lo specchio del bagno, pulendolo dal vapore. I nervi si intrecciano nello stomaco e cerco di ignorare i suoni delle porte che si aprono e chiudono in casa.
I nostri genitori si sono alzati.
Ho lasciato Fallon l’altra notte dopo che si era addormentata e adesso mi sento una merda. Non sapevo se dovessi rimanere e non volevo che si svegliasse da sola dopo quello che abbiamo fatto stanotte, ma avevo paura di addormentarmi nel caso Addie entrasse.
Quindi sono tornato nella mia stanza e sono rimasto sveglio tutta la notte steso quando quello che volevo davvero fare era tornare nel suo letto.
Ma non potevo.
Non possiamo farlo mai più. I nostri genitori non lo permetterebbero mai e solo perché mi ha tollerato stanotte non significa che si ammorbidisca con me.
E l’abbiamo fatto senza un dannato profilattico. Potevamo anche essere vergini, ma non siamo stupidi. Cosa stavamo pensando?
Prendo un paio di Advil (medicina) per il mal di testa provocato dalla birra scadente e torno nella mia stanza, infilandomi vestiti puliti. È venerdì e abbiamo lezione in un’ora.
“Hey, amico.”
Mi giro e vedo Jared entrare, ha la faccia di uno che ha bisogno di venti quattro ore di sonno e una doccia. Non in questo ordine. Può essere crollato qui dopo la festa.
Si avvicina al mio armadio. “Posso prendere in prestito dei vestiti?”
“Certo, fai da te.” Metto una maglietta grigia con lo scollo a V e poso il portafoglio nella tasca dei jeans. “Te la senti di venire a scuola?” Chiedo, vedendo i suoi passi traballanti. Sembra ancora ubriaco.
“Meglio di andare a casa.” Mormora, scomparendo nella cabina armadio.
Metto l’orologio e vado in bagno per sistemare i capelli. Sono tentato di non mettere alcun prodotto perché Fallon dice sempre che la mia testa sembra un pavone imbalsamato. O il culo di una papera. O una frangia che punta a nord.
Il mio petto è scosso dalle risate e scuoto la testa. Lei è naturalmente dolce come una torta. Come ho potuto non notarlo?
“Che è successo a te stanotte?” Chiede Jared.
Stringo i denti, il mio cervello all’improvviso vuoto mentre torno in camera per prendere scarpe e calzini.
Madoc… la porta è chiusa a chiave? Oh, Dio. Non ti fermare.
Deglutisco, “Uh, niente. Ero solo stanco. Ecco tutto.”
Posso sentire i suoi occhi su di me mentre tira una mia felpa dalla stampella.
Poi sento una porta aprirsi e alzo la testa di scatto, il mio cuore cade a picco nel mio stomaco vedendo Fallon uscire dalla sua stanza. Si ferma e lego gli occhi con i suoi, coperti dagli occhiali, e mi blocco immediatamente.
La luce del giorno non ha cambiato niente, stringe le braccia sul petto e si affretta verso il bagno, via da me.
Gesù. La mia fronte è sudata e mi ci vuole un mi ci vuole un minuto per realizzare che Jared è ancora dietro di me, a fissarmi.
Guarda verso il corridoio poi di nuovo a me, il sospetto scritto nei suoi occhi. “Stava indossando la maglietta dei Bears che indossavi ieri sera,” mi fa notare.
Caaaaaaaaaaazzo!
Maledizione! Le ho messo addosso la maglietta prima che si addormentasse e non me ne sono neanche accorto. Merda!
“Andato a dormire, huh?” mi stuzzica, mettendo la felpa. “Vabbé, comunque. Ci vediamo a scuola.”
Va verso la porta, ma mi schiarisco la voce, fermandolo. “Dobbiamo parlare con Dietrich,” gli dico, cambiando argomento. Lui si gira, socchiudendo gli occhi. “Perché?”
“Importunava Fallon ieri. Non prendeva un no come risposta,” spiego. “E stava anche intorno a Tate. Per quanto lei non ti piaccia, so che ti dà fastidio.”
Chiude gli occhi, passa la mano tra i capelli e fa una risata amara. “Sì, be’, ci libereremo di Tate, Madoc. Non hai sentito?”, mi dice, “Va in Europa per l’ultimo anno, quindi in pochi mesi non ci sarà più.”
Lo dice come se questo fosse stato l’obiettivo per tutto questo tempo, ma ho visto il suo sguardo. Quello che dice che è un ragazzo davvero infelice. E Jared infelice non è uno scherzo.
Lo guardo andare via e sospiro, “Merda.”
Prendo cellulare e chiavi, scendo giù, ignorando il rumore della doccia supero il bagno. Dovrei parlarle. Ho bisogno di sapere cosa passa per la sua testa. Voglio sapere che stia bene.
Ma non mi fermo. Vado in cucina, il mio cuore martella nelle mie orecchie, mi avvicino al frigorifero e prendo una Gatorade.
I genitori siedono al bancone della colazione, mio padre sepolto dietro il suo quotidiano e la madre di Fallon, Patricia, mangiando la sua metà di pompelmo vestita in abiti da palestra. Più o meno la sua uniforme quando è a casa.
Posa il cucchiaio, portando una tazza di caffè alla labbra. “Be’, non vedo quale telefonata fosse tanto importante da perdere metà dello spettacolo ieri sera,” rinfaccia a mio padre. “Mi hai lasciato seduta da sola, Jason. Per un’ora.”
Caccia un sospiro pesante e piega il giornale. “Mi dispiace,” lo sento dire mentre sono impegnato a prepararmi una tazza di cereali. “Mi farò perdonare,” promette poi si rivolge a me, “Giorno, com’è andata la tua festa?” mi chiede, probabilmente per zittire Patricia.
Lo guardo, inarcando un sopracciglio. Mio padre mi usa per distogliere l’attenzione di Patricia, così lo ignoro.
Mi giro, poso il latte, e sento la madre di Fallon dietro di me.
“Hanno preso di nuovo i tuoi liquori,” dice a mio padre.
Quasi rido. Lei ha speso la mia eredità in delle cazzo di borse e pensa che a mio padre possa interessare una piccola perdita di liquore?
“Erano a casa,” dice, “non hanno guidato e Addie era qui. Madoc ha la mia fiducia fino a che non la perderà.”
Mi fermo all’isola, lasciando che parlino tra di loro e sentendo il legame tra di loro diventare sempre più freddo giorno dopo giorno. Poi brividi si diffondono sulla mia schiena e mi riscaldo.
Fallon entra in cucina, passando dietro di me, e quasi soffoco, perché inghiotto una cucchiaiata di cereali senza masticarli.
Figlio di puttana.
I suoi capelli sono ancora bagnati per la doccia, poggia lo zaino su uno sgabello dell’isola per prendere qualcosa dalla dispensa.
I peli si alzano mentre la vedo uscire e sedersi all’isola a pochi passi da me, i suoi occhi incollati al compito di scartare la sua colazione.
“Be’, non mi piacciono tutti questi ragazzi che gironzolano qui intorno,” dice Patricia. “Intorno a Fallon. Non è sicuro.”
Vedo Fallon sbattere le palpebre e quasi alzare lo sguardo, ma non lo fa. Perché non mi guarda? Un centinaio di paure differenti passano nella mia testa. È arrabbiata? Spaventata?
O peggio. È dispiaciuta?
Poso la mia tazza, mi fermo vicino a lei sentendo il bisogno che li mi guardi. La sua schiena si irrigidisce, ma entro nel suo spazio, il mio braccio che struscia contro il suo. Sembra diversa oggi. Indossa sempre gli stessi vestiti, poco trucco, e non riesco a capire cosa è, ma sembra diversa.
Tutto è diverso oggi.
La voce di mio padre interrompe i miei pensieri. “Madoc non permetterebbe mai che nessuno dei suoi amici le si avvicini,” dice a Patricia. “Giusto?”
Senza neanche alzare lo sguardo, so che sta parlando con me. Lo guardo, nascondendo la mano dietro Fallon, strisciandola contro la sua vita. “Nessuno si avvicina a Fallon se non me.” Sorrido.
La sento trattenere il respiro e spingo la mano sotto la sua maglietta, strisciando le dita sulla morbida pelle della sua schiena.
Mio padre si alza. “Bene, devo andare,” dice posando il tovagliolo.
Fallon alza lo sguardo, incontrando i miei occhi, sembra così nervosa che ho voglia di tirare di nuovo le lenzuola su di noi.
“Avrò bisogno di restare in città stanotte,” sento mio padre dire mentre io e Fallon ci guardiamo. “Ho un meeting molto presto domani-“
“Be’, cosa si suppone io debba fare?” chiede Patricia, seguendolo fuori dalla cucina, scomparendo entrambi.
Fallon scuote la testa. “Madoc,” mi avverte, ma non riesco a tenerlo più dentro.
Prendo la sua mano, la tiro verso lo scantinato, ci porto dentro e chiudo la porta.
La giro, stringo un braccio intorno al suo stomaco, stringendo al sua schiena al mio petto, e sprofondo le mie labbra nel suo collo.
“Madoc fermati! I nostri geni-“ Afferro le sue labbra, tirando in su il mento e incontrandola con una violenta erezione nei pantaloni.
“Ricorda, Fallon.” Devo sapere che le piace. “Questo è reale, quello che è successo tra di noi la scorsa notte.”
La mia mano scende su e giù sul suo corpo, sentendo le cosce che non potevano fare a meno di me solo sei ore fa.
La mia mano sale tra le sue gambe, oltre i jeans, e lei geme, stringendosi a me.
Già, questo è vero.
“Madoc, fermati,” prega, ma non si allontana.
“Voglio di più.” Premo la mano più forte tra le sue gambe. “Riesci ancora a sentirmi?” Sussurro. “Ero qui, Fallon, e non puoi cambiare questo. Ero qui.” La stringo, ed anche se geme mi spinge via.
“Fermo.” Si allontana e posa le mani sul mio petto. “Saremo scoperti, Madoc. Non possiamo farlo.”
“Fanculo loro,” mormoro. “Li odiamo e li lasciamo dividerci. La scorsa notte è stata la prima volta che mi hai davvero visto e la prima volta che ti ho fatto entrare. Voglio provarlo di nuovo,” Ammetto, la bocca è secca. Lei è come una droga e io voglio andare a fondo. Voglio più tempo con lei in cui lei non è arrabbiata con me e io non sono arrabbiato con lei.
“Stai con me oggi,” insisto.
“Che intendi?”
“Fanculo la scuola,” dico. “Stai con me. Entriamo nella mia macchina e guidiamo o…” Prendo il suo volto tra le mani sussurrando, “o perdiamoci in una delle stanze al piano di sopra dove Addie non ci troverà mai. Non mi interessa. Mi basta poterti toccare ogni volta che voglio.”
Mi tuffo, baciandola e mangiando i suoi sospiri. Lascio una scia di baci lungo il suo collo e lei mi invita.
“Cosa ti piace di me?”, chiede silenziosamente, e mi fermo.
Alzo la testa, la vedo fissare verso la fine delle scale dove si trova il mio vecchio pianoforte. Non so come rispondere alla domanda. Ma lei mi piace.
Merda. Sì, questo non ha senso.
Si gira e mi guarda. “Perché non vuoi andare a scuola?” chiede. “Perché non puoi conoscermi lì?”.
Scuoto la testa.
Non mi vergogno di lei, e per quanto non ci sentiamo una famiglia, è comunque la mia fottutta sorellastra. Naturalmente non posso toccarla a scuola.
“Mi piace il pianoforte”, dice, indicando giù le scale. “Ben nascosto, giusto?”
“Non è come sembra”, spiego, “Siamo stati io e te l’altra notte. Solo io e te. Solo noi, ed è stato fottutamente bellissimo. Non analizzarlo troppo.”
Lei si scosta, la paura scritta sul suo volto mentre lancia occhiate alla porta che da sulla cucina. Addie sta caricando la lavastoviglie e probabilmente pensa che stiamo facendo qualcosa di innocente qui sotto.
Fallon riprende il suo zaino. “Addie, sono pronta per andare a scuola,” si affretta a dire, mettendo lo zaino sulla schiena.
Ma mi intrometto.
“La porto io,” dico, vedendo l’espressione sorpresa di Addie.
Non ho mai portato Fallon a scuola, ma voglio dannatamente farlo oggi.
“Davvero?” Chiede Addie, sembrando contenta.
“No,” Fallon si intromette, guardandomi male. “Voglio che Addie mi porti. Come al solito. Non mi piace come guidi,” dice, stringendo le cinghie dello zaino.
“Vuole portarti a scuola,” dice Addie. “Permettiglielo.”
“No.” Inizia ad incamminarsi fuori dalla cucina. “Sono in macchina, Addie.”
Addie si asciuga le mani e io stringo i pugni. Se mi lamento di più sembrerebbe sospettoso, ma non posso mollare.
Proverò a darle alcuni giorni per calmarsi, ma la voglio di nuovo tra le mie mani.
Addie viene verso di me, dandomi delle pacche sul petto. “Be’, grazie per l’offerta di accompagnarla, Madoc. È bello vedere che finalmente ti comporti come un buon fratello.”
Lascio cadere la testa all’indietro e sospiro.
Questo è un modo per ammazzare un’erezione. 





AL PROSSIMO CAPITOLO ;)


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