Una ragazza inglese




Genere: Narrativa Contemporanea

Autore: Beatrice Mariani 

27 marzo 

È un tardo pomeriggio di giugno quando Jane raggiunge il cancello della villa dove passerà l'estate. Per lei, diplomata a pieni voti in Inghilterra, lavorare come ragazza alla pari per una ricca famiglia romana è un modo per mettere da parte qualche soldo, ma soprattutto il primo passo verso un futuro che intende scegliere da sola. Gli zii, unici parenti rimasti, la vorrebbero indirizzare a studi di economia, un percorso sensato che garantisce un solido avvenire. Ma lei non può dimenticare che i suoi genitori hanno seguito la loro passione a costo della vita, e la passione di Jane è il disegno, non i numeri. A nemmeno vent'anni, ha imparato a dar retta più al cuore che alla ragione. Il cuore, fin dal loro primo rocambolesco incontro, la spinge verso il suo datore di lavoro, Edoardo Rocca, un uomo d'affari dal fascino misterioso, zio del bambino di cui lei si deve occupare. È bello, sicuro di sé, sfuggente. Jane ne è intimorita, ma al tempo stesso attratta. Lui appartiene a un altro mondo, lo sa bene, eppure sente un'affinità che nessuna logica può spiegare. Basta una notte insonne perché si accenda una passione che sfida il buonsenso e la convenienza, non solo per la differenza di età, ma anche perché c'è qualcosa che Edoardo nasconde, segreti ed errori che stanno per travolgerlo. E, quando questo accadrà, per Jane sarà troppo tardi per mettersi in salvo.
  
TAPPA BLOG TOUR - Charlotte Brontë

Salve cari lettori! E benvenuti alla seconda tappa del blog tour dedicato a “Una ragazza inglese”, romanzo made in Italy ispirato al grande capolavoro “Jane Eyre” della scrittrice Charlotte Brontë.

Dopo la tappa sul romanzo che le ha assicurato il successo, non possiamo non parlare anche di lei. Per questo, mettetevi comodi e godetevi un piccolo excursus nella storia di una delle scrittrici più famose dell’Inghilterra Vittoriana.

Con un nuovo tipo di eroina moralmente coraggiosa e tenacemente indipendente, una donna con una sofferta capacità di superare le avversità, Charlotte Brontë ha portato un grande cambiamento nel romanzo del tempo.

Charlotte è la terza figlia di un ecclesiastico irlandese di umili origini che, dopo tanti sacrifici, era riuscito a prendere gli ordini sacerdotali. Nel 1820 si stabilì con la famiglia a Haworth, nella regione delle brughiere. L'abitazione si trovava nell'aperta brughiera, isolato e costantemente battuto dalle raffiche gelide del vento del Nord. Il fascino della natura aspra e selvaggia della vegetazione influenzò Charlotte e le sorelle. Lo si può notare in “Cime tempestose” di Emily, ambientato in quella brughiera culla di sentimenti passionali e tormentati, ma anche in “Jane Eyre”, che si ritrova a combattere con l’inclemenza di quella regione.

L'educazione venne stabilita dal padre, che privilegiava l'unico figlio maschio. Nel 1824 il reverendo affidò le figlie ad un collegio femminile. La disciplina era severa e rigorosa, lo stile di vita estremamente frugale e malsano. Charlotte ed Emily, per opporsi alle restrizioni patite, svilupparono una personalità ribelle, cosa che possiamo notare anche in Jane.

Le condizioni climatiche e igienico-sanitarie, inoltre, non erano delle migliori: stenti ed epidemie erano molto frequenti. Proprio per una di queste, le sorelle Elisabeth e Maria si ammalarono e morirono. Tornate a Haworth dopo l'ennesima epidemia, la loro istruzione proseguì per un certo periodo a casa.

Nel percorso della loro istruzione, la biblioteca paterna aiutò molto Charlotte, in quanto ricca di opere quali quelle di Scott, Coleridge, Wordsworth e Byron. E questi autori romantici la influenzarono moltissimo; è dal loro (anti)eroe romantico che verrà modellato Edward Rochester.

Dopo la morte della madre e data la rigidità del padre, Charlotte si rese conto del ruolo che ricopriva in casa: la famiglia era sulle sue spalle. Quindi dovette darsi da fare per aiutare economicamente. Iniziò ad insegnare, prima in una scuola che aveva frequentato, poi presso varie famiglie in qualità di governante e istitutrice. Preferiva scrivere, ma questi erano gli unici lavori ammessi per una donna che aveva bisogno di mantenersi.

Per un certo periodo visse a Bruxelles, dove studiò e insegnò inglese. E dove conobbe quel sentimento che sarà fondamentale nei suoi romanzi: la passione. Destinatario di questo desiderio è Monsieur Heger, il suo professore di retorica. Questi, un uomo colto e di temperamento focoso, era però sposato. Per questo, pur sentendo il potere dell’amore passionale, Charlotte dovette soffocarlo.

Era ben consapevole dell'effetto che il cedere alla passione avrebbe causato: negare sé stessi, se non proprio arrivare alla follia. E sapeva anche che l'unico modo per restare se stessa e ottenere l’affermazione che tanto cercava era resistere. Nei suoi romanzi Charlotte, attraverso le sue protagoniste, studia e delinea le conseguenze di entrambe le opzioni.

Nel 1844 Charlotte fu costretta a tornare a Haworth. Tra il 1846 e il 1853 scrisse e pubblicò i suoi romanzi più famosi e alcune poesie. Negli stessi anni morirono il fratello maggiore, Emily e Anne.

Nel 1847 pubblicò “Jane Eyre”, il romanzo che le procurò un posto nel mondo letterario londinese, di cui tentò di far parte, ma per cui si sentì sempre inadeguata.

Prima di conquistare la fama come Charlotte, come donna, pubblicò e inviò alcune opere sotto lo pseudonimo di Currier Bell. Una delle sue prime opere fu scritta sotto questo pseudonimo insieme alle sorelle Agnes e Emily: “Poems by Currier, Ellis and Acton Bell”. Non ebbero successo, quello arrivò alle sorelle separatamente.

Nel 1854 sposò il coadiutore del padre e nel 1855 morì, a seguito di un'affezione polmonare.
***
Adesso che abbiamo un quadro della biografia, mi piacerebbe farvi notare come la sua vita influenzò enormemente la sua produzione letteraria. Oltre “Jane Eyre”, che riflette esplicitamente le esperienze di vita della scrittrice, i suoi drammi e lotte interiori, frustrazioni e fantasticherie (il sottotitolo era “Un’Autobiografia”), anche gli altri romanzi hanno una forte componente autobiografica. Ad esempio “Villette”: ispirato dalla sua esperienza a Bruxelles, la protagonista si innamora del suo datore di lavoro, un uomo sposato.

Sembra quasi che, riscrivendo la sua storia, le sue emozioni e passioni, questa diventi ciò che lei avrebbe desiderato fosse. La riuscita di un amore passionale, la vittoria della parità nel matrimonio, l’affermazione di una donna che, seppur brutta, riesce ad esprimere la sua bellezza attraverso un animo integro e forte.

La scrittura, per le sorelle Brontë è sempre stata una via di fuga, un mondo parallelo in cui dedicarsi alla loro passione letteraria. Un luogo sicuro in cui prendere le redini del proprio destino e della propria volontà.

Attraverso i suoi romanzi saturi di passionalità, amore, sentimenti intensi, ma anche della pace assicurata dalla consapevolezza di una forza superiore che azzera le sofferenze e mitiga l’anima, Charlotte Brontë si assicurò un posto d’onore nel mondo letterario inglese. Ispirando, nel passato come anche ora, come testimonia “Una ragazza inglese”, tantissime altre scrittrici e scrittori, sia per la forza delle emozioni che impregnano il suo lavoro, che per quello stile peculiare e magico, in cui unisce il reale, il romantico e il fantastico.

Mi sembra di aver parlato abbastanza, lettori. Torno alla lettura del romanzo, intanto voi non perdete le tappe successive di questo blog tour e, soprattutto, non perdetevi il romanzo! 

Vi lascio inoltre il link al sito dell'autrice Beatrice Mariani, che vi consiglio assolutamente di visitare. Merita davvero di essere letta e supportata! 
http://www.beatricemariani.it/

Salve lettori!
Siamo arrivati all'ultima tappa del fantastico blog tour dedicato a "Una ragazza inglese" di Beatrice Mariani, un retelling in chiave moderna dell'intramontabile "Jane Eyre" di Charlotte Brontë.
Ma questo l'abbiamo ripetuto abbastanza nel corso delle tappe, stavolta ci dedicheremo solamente alla recensione del libro edito Sperling & Kupfer.
Jane Emili ha 19 anni, è orfana, ha una passione per il disegno che però non è considerata una professione accettabile dai suoi zii, che la vogliono alla Bocconi, e ha bisogno di un po' di soldi per iniziare questa ipotetica vita all'università.
Decide così di lavorare durante l'estate come ragazza alla pari in una villa di campagna romana.
Proprietario della villa è Edoardo Rocca, uomo bellissimo e scontroso, ma che non si fa vedere molto.
Jane passa le sue giornate con Nick, il bambino di cui si occupa, Lea e Guido, gli anziani custodi della casa e, occasionalmente Marina, la madre di Nick e sorella di Edoardo.
Le sue giornate passano tra lezioni, giochi, piscina.
Tranne quando c'è Edoardo. Quando il padrone arriva, la casa si anima. La tensione è palpabile. Nick è eccitato e irrefrenabile. Lea è contenta e materna.
Jane è agitata, scombussolata, qualcosa dentro sé prende vita e non le lascia pace. È un'attrazione verso Edoardo, data non solo dal suo fascino ma anche dalla consapevolezza che lei lo comprende nel profondo.
Ben presto, Jane si rende conto di essere innamorata del suo datore di lavoro.
Ma, oltre la considerevole differenza d'età, a rendere impossibile questo amore saranno scandali e segreti che faranno crollare il paradiso estivo della ragazza, lasciandola con un cuore spezzato e un dolore più forte di quello che le sue esili spalle possano sopportare.
Ma il sentimento che Jane sa di provare è reciproco? Ha senso lottare contro o per qualcosa di così incerto?

  "Arriverà anche per te l'uomo giusto, Jane. Lo riconoscerai tra tutti, non potrai sbagliare. Così diceva Rose. Una cosa così, però, non se la sarebbe aspettata mai. La potenza con cui Edoardo stava irrompendo nei suoi pensieri era così forte da spaventarla." 

Lettori, "Una ragazza inglese" è la trasposizione di Jane Eyre dalla brughiera inglese dell'800 alla campagna romana del 2013.
Mi complimento con la scrittrice per aver trovato la giusta controparte moderna a tutti quegli avvenimenti plausibili nell'800, ma altamente improbabili ora, e anche per aver inventato uno schema di spiegazioni e coincidenze perfette a rendere la trama lineare. 

Non vedevo l'ora, durante la lettura, di scoprire come avrebbe re-immaginato quelle scene indelebili per me, e devo dire che non sono mai stata delusa!
Anche i personaggi sono ben fatti. L'autrice è stata davvero brava a giocare con loro, alcuni lasciandoli come gli originali, com'è giusto che sia, ad altri invece ha dato una nuova forma, lasciando però alcuni elementi che ci permettono di riconoscerli all'istante.
Jane Emili, come la nostra amata Jane Eyre, si ritrova travolta da un amore passionale, tormentoso, a volte crudele. Un amore da cui è impossibile allontanarsi anche se ci prova.
Edoardo, invece, è la quasi perfetta incarnazione del mio adorato Edward Rochester.
Dico quasi perché, purtroppo, non posso accettare il fatto che sia italiano.
Mr Rochester è un lord inglese e non può essere sostituito da nessuna riproduzione nostrana!
(Ovviamente, in parte, scherzo!)

Sono davvero contenta di aver letto questo libro. È stata una lettura leggera e veloce, anche un po' nostalgica, che mi ha aperto gli occhi su una nuova versione di una storia meravigliosa.
Ovviamente non troverete la stessa profondità, forza, tormento o introspezione come in "Jane Eyre", i tempi sono pur sempre cambiati, ma ciò non vuol dire che questo romanzo non sia interessante.
Anzi, mi è piaciuto davvero tanto re-immergermi nella storia di Jane e Edward, nel loro grande amore tormentato, nei loro errori e tentativi di redenzione, senza però gli interminabili discorsi.
La storia è raccontata dal punto di vista di Jane che, mentre racconta degli avvertimenti presenti, introduce anche la sua infanzia.
Ci sono molti discorsi diretti, quindi potete essere certi che le pagine le divorerete.
Se siete amanti di Jane Eyre, o anche se non lo siete, vi consiglio assolutamente questo libro. È divertente, molte volte mi sono trovata con il sorriso sulle labbra, perché rileggevo avvenimenti così familiari per me.
Beatrice Mariani merita davvero i complimenti. Ha fatto un ottimo lavoro, rischiando anche molto devo dire, ma è stata brava a dare un tocco suo pur restando fedele a quella meravigliosa storia.
Baci.

Voto libro - 4 Bellissimo
Voto erotico - 1 Casto 
INTERVISTA a Beatrice Mariani


Il confine dei libri: Il suo romanzo è una bellissima storia d'amore moderna, ma nel testo ci sono anche diversi riferimenti a un classico della letteratura molto amato, Jane Eyre di Charlotte Brontë. Qual è stato l'elemento che l'ha convinta a scegliere proprio "Jane Eyre"?


Grazie, spero davvero che la storia di Jane e Edo possa appassionare. Quando ho deciso di mettermi alla prova e confrontarmi con un grande classico, Jane Eyre è stato un pensiero immediato. È un romanzo potente, a tratti cupo e angosciante, che non si riesce a dimenticare, e che secondo me andrebbe riletto in varie fasi della vita. Non parla solo di amore, ma anche di coraggio, di dolore, di resistenza. Impossibile non identificarsi in Jane Eyre e nel suo faticoso percorso di vita, credo che tutte vorremmo avere la sua capacità di fronteggiare gli eventi, senza mai mettere a tacere il cuore.

Il confine dei libri: Qual è stata la prima cosa che ha pensato quando il suo manoscritto è stato accettato dalla casa editrice?

È stata una soddisfazione enorme. Ho lavorato a questo testo a lungo, venendo da precedenti esperienze che non ero riuscita a portare a compimento. Davvero credevo di non potercela fare, anche perché non sono più una ragazzina. A essere onesta sarei in grado di citare con precisione ora e giorno esatto in cui ho ricevuto la telefonata con la bella notizia!

Il libro sulla finestra: Un libro che le è rimasto nel cuore?

Rispondere Jane Eyre sarebbe ovvio, anche se è sicuramente vero. Non è però l’unico libro che ho amato così tanto. Se leggerete il romanzo troverete molte citazioni di un altro capolavoro assoluto, Via col Vento di Margaret Mitchell. E non parlo del film, che comunque è splendido, ma proprio dei tre libroni che ci raccontano molto di più su un altro personaggio femminile unico e originale come Rossella O’Hara.

Il libro sulla finestra: Come nasce la sua passione per la scrittura?

Nasce insieme a me, nel senso che mi ha sempre accompagnato. Mi piaceva scrivere fin da bambina. Nel temi scolastici ricordo di non aver mai scelto una traccia “precostituita” (ad esempio “il tema di storia”), preferivo sempre buttarmi sul creativo, mi piaceva raccontare. Ho sempre scritto tanto, forse troppo. Ho capito che era ciò che volevo fare proprio quando mi ci sono messa sul serio. Ho una vita piena,e per scrivere ho dovuto organizzarmi e ritagliare degli spazi precisi, perché credo che oltre alla passione, il metodo sia essenziale. Chiudermi nella mia stanzetta con il mio pc non è mai stato un peso, né una fatica, anzi! L’ho fatto sempre con piacere e facilità.

I sussurri delle muse: La scena o le scene più difficili da scrivere e per quale motivo?

Le scene più difficili sono state quelle d’amore. Volevo trasmettere emozioni che fossero realistiche, non è semplice per niente rendere ciò che si prova in momenti tanto intimi e delicati. Soprattutto non volevo che fossero tutte uguali o banali. Si guardano, si baciano, etc etc. Provavo a immaginare di essere lei, ma dovevo anche immaginare di essere lui. Sono andata riguardarmi varie scene cinematografiche di dichiarazioni (tra cui la dichiarazione di Jane Eyre nel giardino, secondo me intensissima e meravigliosa) e le ho studiate con interesse quasi… scientifico. Cosa facciamo, cosa diciamo, come ci muoviamo quando siamo preda di sentimenti così travolgenti?

I sussurri delle muse: Chi è Beatrice quando non scrive?

Veramente “sono” e faccio tantissime altre cose! Ho una bellissima famiglia e insieme a mio marito cerco di godermi i figli prima che crescano ancora e prendano la loro strada, ho un lavoro che mi interessa e mi impegna, mi occupo di organizzare convegni per enti pubblici, mi impongo di fare attività fisica e tento anche di farmela piacere (camminare, nuotare), amo il mare e cerco di andarci ogni volta in cui è possibile, studio inglese per non perdere quello che già so, leggo qualsiasi cosa mi sembri interessante, al cinema vado poco perché sono spesso troppo stanca e preferisco recuperare in tv, cerco di mantenere le tante amiche che ho con una colazione o un tè di tanto in tanto e da qualche anno faccio volontariato nel pronto soccorso di un grande ospedale romano.

Il mondo di sopra: Perché prende ispirazione da Charlotte Brontë?

Charlotte Brontë ha un posto di diritto nell’olimpo degli scrittori di tutti i tempi e non azzardo nessun paragone, non sono pazza! Mi sono, appunto, solo “ispirata”. La sua storia, oltre che affascinante, conteneva elementi che potevano essere riproposti: la fanciulla inesperta e l’uomo vissuto, il luogo isolato, i segreti da rivelare, l’amore che sembra impossibile, gli ostacoli imprevisti. La vita della vera Charlotte Brontë (sappiamo che il suo libro è largamente autobiografico anche nelle sue parti più dure) non ha nulla a che vedere con la mia, e in particolare io sono lontanissima dal condividere il rigore morale religioso che tanto ha pesato nelle scelte dell’Autrice in carne ed ossa e del suo alter ego Jane Eyre, ma certamente in comune con lei c’è una passione per la scrittura come arma per vivere una vita migliore.

Il mondo di sopra: Perché un lettore dovrebbe leggere il suo libro?    
     
Spero di offrire qualche ora di intrattenimento piacevole, di romanticismo e di leggerezza, e di lasciare una sensazione positiva in chi legge. Un altro motivo per leggere “Una ragazza inglese”, per chi ha amato molto Jane Eyre e magari (come me) ha visto anche le varie trasposizioni cinematografiche, potrebbe essere cercare di scoprire quali sono le scene “rubate”.

L'angolo delle parole: Quando scrive ha qualche rituale? Un posto preferito, una penna da cui non si separa mai?

Niente di tutto ciò, lo ammetto, a parte il posto preferito, che però è preferito solo perché è l’unico dove posso isolarmi e scrivere. Per chi ha visto il mio sito (www.beatricemariani.it) è la stanzetta disegnata in home page, dove ho aggiunto qualche dettaglio fantasioso, come ad esempio l’isola di Tavolara che si scorge dalla finestra. Magari! Io vivo a Roma e per vedere Tavolara devo aspettare di arrivare in Sardegna, la nostra seconda terra. Quando lavoro più che le penne, uso evidenziatori di tutti i colori possibili.

L'angolo delle parole: Ha un tipo di musica che ascolta durante la stesura di un manoscritto?

Non riuscirei a scrivere ascoltando musica. Invece riesco a pensare ascoltando musica e siccome alle trame e alla scrittura penso sempre, durante le nuotate o le camminate mi concentro soprattutto con la musica classica. Ultimamente sento di continuo il Bolero di Ravel, l’ouverture della Gazza Ladra di Rossini o della Traviata di Verdi, le arie del Don Giovanni di Mozart e la Marcia di Radetzky. Ho cantato per anni in un coro barocco. Ogni tanto cambio,virando su pop o dance, rigorosamente anni ‘80 e ‘90. 

Different Magazine: Cosa l'ha spinta ad avvicinarsi alla scrittura?

La consapevolezza che non potevo non provarci. Non è un modo di dire: proprio non potevo. Non me lo sarei perdonata. Il rimandare sempre con il tempo diventa un peso insopportabile, quando si cresce non ci si inganna più ripetendosi: adesso non posso, prima o poi lo farò. Quel fare diventa urgente. Ho detto: basta, ci provo.

Different Magazine: Ha un romanzo chiuso in un cassetto che vorrebbe pubblicare ma ancora non crede sia giunto il momento?

Nel cassetto ho altri due romanzi e mezzo. Appartengono a epoche diverse, passato lontano, passato recente e futuro. Sono storie cui ho già lavorato ma sono pronta a lavorarci ancora, se servirà. Si impara ogni giorno, si può sempre migliorare.

Libri, libretti, libracci: Ha un nuovo progetto in corso?

Il progetto in corso è il mezzo romanzo di cui dicevo prima. È a metà perché lo sto ancora scrivendo. È la storia di un amore tra persone adulte con molte complicazioni personali, che si incontrano quando pensano che la vita non offra seconde possibilità.

Libri, libretti, libracci: Quali libri o autori hanno influenzato la sua formazione?

I miei romanzi preferiti sono stati i grandi classici. Oltre a Jane Eyre mi sono appassionata a Cime tempestose, a tutta Jane Austen. Ma ho letto molto altro. Ho amato da Anna Karenina a Pastorale Americana, da Dickens a Thomas Mann, da Philip Roth a Kundera e Donna Tartt. Probabilmente il romanzo più bello che ho mai letto è Cent’anni di solitudine. Posso aggiungere che mi piacerebbe saper scrivere come Tom Perrotta, un autore americano di cui ho letto praticamente tutto, oppure che sarei felice di essere brava quanto Gabriele Muccino nel far emergere i personaggi. Vorrei avere la capacità e la costanza di Sveva Casati Modignani! Tra le scrittrici di genere romantico ho adorato Helen Fielding e Sophie Kinsella, ho letto molto di Jane Green e di Lucinda Riley. Dimenticavo: vorrei anche aver inventato io la saga di Harry Potter!

I libri: il mio passato, il mio presente, e il mio futuro: Da bambina amava leggere? Se sì, aveva mai immaginato di leggere il suo nome su un libro, prima o poi?

Da bambina leggevo così tanto che ogni tanto mi rimproveravano per l’assenza dal mondo circostante! Lo facevo camminando, lo facevo in macchina (e poi mi sentivo male) lo facevo sedendomi in qualsiasi cantuccio. Uno dei primi libri fu Piccole Donne. Lo rilessi così tante volte che le mie amiche inventarono un gioco: lo aprivano in una pagina qualsiasi e mi leggevano una frase. Io ero in grado di proseguire! Inutile dire che mi sentivo, anzi “ero” Jo March e quindi sì, proprio come lei, sognavo di vedere il mio nome su un libro prima o poi!

I libri: il mio passato, il mio presente, e il mio futuro: Una domanda che non le è mai stata fatta ma a cui le piacerebbe rispondere?

Nonostante questa sia la mia prima intervista (a proposito: grazie a voi per avermela fatta!) non ci sono cose che non ho mai detto o che vorrei rivelare. Tendo ad appassionarmi ad argomenti diversi. Ogni tanto infatti rompo le scatole a mio marito o ai ragazzi dicendo: eddai, chiedetemi qualcosa, può essere calcio o politica. Ma solo perché mi va di dire la mia su tutto.

Grazie per aver risposto alla nostra intervista di gruppo. In bocca al lupo.



 

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1 comments

  1. Ma che meraviglia questo articolo, condivido ogni tua parola su Charlotte, era una figura molto complessa e in certi sensi difficile da comprendere, ma aveva trovato il modo per salvarsi.

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