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Genere: Narrativa Contemporanea

Autrice: Giovanna Ceriotti

28 ottobre 2021


Nora ha quindici anni, Tilde ottanta. Diventano vicine di casa senza volerlo, l'una affranta per la separazione dei suoi e il recente trasferimento, l'altra rinchiusa con determinazione nel suo mondo di vecchia. Nasce tra loro un'amicizia tenera e forte, con giornate trascorse nella semplicità della cucina e dell'orto di Tilde, dove confessarsi diventa normale davanti a un dolce tiepido o a un fiore di passiflora.

Ciao Lettori,
a ottobre è uscito il libro di narrativa di Giovanna Ceriotti “Come Passiflora”, edito dalla Golem Edizioni che ringrazio per la gentile copia ARC. Il romanzo è autoconclusivo.

Nora ha quindici anni, è una ragazzina molto sensibile e introversa. Il suo unico amico si chiama Oreste ed è con lei da quando lui era un cucciolo e lei una bambina di sette anni.
È molto arrabbiata con sua madre che ha deciso di trasferirsi in periferia dopo il divorzio dal padre, allontanandola dalla sua città, dalla sua piscina, dal suo adorato papà. Arrivate nella loro nuova casa, il rapporto con la madre diventa sempre più difficile e per entrambe è tanto complicato cercare di esprimere ciò che sentono e stanno attraversando.
Un giorno, grazie a Oreste,Nora fa la conoscenza di Tilde, un’anziana signora di ottant’anni che vive sola nella casa di fronte alla villa di Nora e che occupa le sue giornate curando il suo orto. Nora e Tilde si incontrano e si riconoscono, due anime affini che si specchiano; la ragazzina sente un’immediata sintonia con la sua vicina e Tilde riconosce in lei le emozioni di sé ragazzina, la rabbia, la solitudine di un carattere introverso. Da quel pomeriggio le due donne si incontreranno spesso, fino ad intrecciare un rapporto fatto di silenzi e confessioni, che aiuteranno Tilde ad affrontare i ricordi e Nora a vincere la sua rabbia, entrambe a superare l’isolamento.

Mi è piaciuto moltissimo leggere questo libro, così inaspettato, così diverso. La scrittura pacata, mai urlata, il racconto di uno spicchio di vita ordinario che oggi attraversano moltissime famiglie: il divorzio, la separazione, l’adolescenza di una ragazzina fuori dagli schemi, non manifesta, non aggressiva, isolata ma forte. La forza di questo romanzo sta nei personaggi e nel modo in cui l'autrice ci restituisce uno spaccato di vita ordinario senza essere banale o noiosa.

Ciò che di Nora mi ha colpita è il non essere un'adolescente aggressiva nelle sue manifestazioni. Personalmente quando sento parlare di adolescenza, l'immagine che mi ritorna è quella di ragazze e ragazzi alla moda, con atteggiamenti da uomini e donne molto più grandi di loro, sfrontati e onnipotenti. E, poiché non ho figli adolescenti, mi rendo conto che questa immagine mi viene dai ragazzi che vedo per strada o che mi riportano i mezzi di telecomunicazione. Nora mi ha restituito l'immagine dell'adolescenza priva di fronzoli, una ragazza sì introversa, sì sola, ma che, nonostante soffra per il suo isolamento, non si strugge per omologarsi, per essere accettata, non si arrabbia con il mondo perché “fuori” dal gruppo. La sua rabbia è tutta canalizzata sulla madre, sulla sua decisione di andare via, di strapparla alla sua normalità, a suo padre. Com'è stato bello vedere come si è abbandonata a Tilde quando ha capito che l'anziana signora l'avrebbe accolta così com'è, senza pretendere che fosse diversa, senza pretendere nulla se non la sua compagnia. Nora aveva solo bisogno di qualcuno che le si dedicasse senza aspettarsi nulla da lei e lei si è aperta, le ha dato tutto.

Tilde è un personaggio molto dolce, il modo in cui accoglie Nora, in cui si arroga la responsabilità di comprenderla e calmare la sua rabbia, con i suoi silenzi ma ricca di gesti molto più significativi e molto più eloquenti di mille parole. Le fa dono della sua storia, della sua saggezza.
Aanche la madre e il padre di Nora sono due bei personaggi, sono un uomo e una donna che affrontano il dolore del divorzio senza perdere di vista la loro figlia, dedicandole il loro amore, la loro comprensione.
Ma questo romanzo non è solo Tilde e Nora che si salvano, è anche una storia d'amore intensa, sofferta, racchiusa tutta nella citazione di Ozpetec del film “Mine Vaganti”; la nonna del film e la Tilde di questo libro si assomigliano molto.
Consiglio davvero la lettura di questo libro, dolce, pacato ma intenso, arricchente.

Voto libro - 4





 

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Genere: Romanzo Rosa
Autrice: C.C.C. Dezani

06 maggio 2021

L’avvoltoio, il crocerossino, l’uomo che non deve chiedere mai, l’eterno Peter Pan… dopo la morte di Alessandro, l’ineguagliabile Principe Azzurro, molti sono gli uomini che cercano di farsi spazio nell’impegnatissima vita di Carola e nel suo blindatissimo cuore. Trentenne, una vita davanti, ma più nessun progetto per il futuro. Carola vede crollare sotto il peso della tragedia tutti i suoi sogni ma, ispirata da una lettera di Alessandro che la esorta sempre e comunque a vivere, raccoglie tutto il suo coraggio per buttarsi nel mondo con la fame di chi, perso l’amore, ha bisogno di nutrirsi con altre emozioni. Forte della presenza di lui che sente viva dentro di sé, Carola si riempie la vita in modo frenetico, quasi bulimico, buttandosi nelle più rocambolesche e tragicomiche avventure, per dare un nuovo senso alla sua esistenza di donna e per ritrovare un equilibrio tra “mancanza” e “presenza”, tra “vuoto” e “pieno”, tra “con” e “senza”, tra lacrime incontrollabili e risate incontenibili. Viaggi in sperduti luoghi esotici, balli appassionati per ritrovare il calore di un abbraccio, lunghe meditazioni yoga davanti ai tramonti, sport estremi in cui rischia l’osso del collo, spy games in cui s’improvvisa 007 in gonnella e un disastroso catalogo di dating on-line, la portano a incontrare tanti uomini sbagliati… o forse anche qualcuno giusto ma nel momento sbagliato. Si può dire addio alla propria anima gemella?

Cari amici e care amiche del Confine,
oggi vi porto con me nell’altalena emozionale di “Ci vuole coraggio nella vita e tanto, tantissimo cu…” di C.C.C. Dezani e pubblicato dalla Golem Edizioni, che ringrazio per la copia digitale omaggio.
Questo è un romanzo sulla Vita, sulla vita che capita, su quella che si sceglie giorno dopo giorno e si costruisce mattoncino dopo mattoncino.
Insomma, questa è la vita che ognuno di noi vive e programma, ma cosa succede quando questi programmi vengono spazzati via senza alcun preavviso?
È quello che deve scoprire Carola dopo la morte di Alessandro, il suo Principe Azzurro, il suo Grande Amore.
Abbiamo a che fare con una donna trentenne che aveva programmato la sua intera esistenza come parte di una coppia e, adesso, si trova sola a creare nuove abitudini, a trovare un nuovo equilibrio e a fare nuovi piani.

“Non è stato facile rialzarsi. Ho raccolto ogni piccolo granello di forza da tutti quelli che amorevolmente mi sono stati accanto. Non ce l’avrei mai fatta da sola.”

Viviamo con lei le sue mille avventure: storie di amicizia, di viaggi, di danza, di amore, incontri con tante varietà di uomini che a un certo punto sembra di star completando l’album delle figurine degli “Animali Cucciolotti”!

“Avevo capito che ogni persona gioca un ruolo a sé, che nessuno arriva per sostituire qualcun altro e che forse nel mio controllato modo di vivere le relazioni, stavo venendo meno alla mia promessa: vivere, vivere davvero!
E questo mi fu di grande aiuto.”

Ho dovuto centellinare la lettura di questo romanzo. Per la mia esperienza personale, non sempre sono riuscita a leggere più di un capitolo alla volta, ma fidatevi, ho amato ciascuno di loro.
A inizio di ognuno si trovano dei carinissimi indicatori emozionali con le sembianze di Aristotele (se leggerete, capirete!), che dovrebbero preparare, appunto, al contenuto del capitolo, ma questo non mi ha mai impedito di ritrovarmi a singhiozzare o a ridere come una deficiente di punto in bianco. Spesso le cose accadevano anche a breve distanza, quindi sì, questo libro è una vera e propria altalena di emozioni!
Ho ammirato Carola, anche se non ho sempre condiviso le sue azioni, una donna in tutte le sue sfaccettature: la dimostrazione che si può essere deboli e forti allo stesso tempo. È una donna un po’ folle che ha fatto una gran bella limonata dai limoni che la vita le ha offerto!
Diciamo anche che le sue "follie" sono sempre state sostenute da personaggi secondari più o meno stabili, ma tutti perfettamente inseriti nel contesto e al momento giusto.
I miei complimenti all'autrice per il suo esordio.
A chi consiglio questa lettura? A tutti, non è un libro “esigente”; penso sia adatto a qualsiasi età, dall'adolescenza in su, e a qualsiasi sesso. Scoprirete pian piano che questo era ciò di cui avevate bisogno, pur senza sapere di avere una qualche necessità.
Buona lettura e a presto!
P.S. Consiglio non richiesto: lasciatevi accompagnare dalla playlist creata appositamente dall’autrice, non ve ne pentirete!


Voto libro - 5





 

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Genere: Thriller

Autrice: Cynthia Harrod-Eagles

29 aprile 2021

Un agente letterario londinese viene trovato morto in seguito a una rovinosa caduta. All'ispettore capo Bill Slider viene chiesto di indagare e sospettati e moventi abbondano. L’indagine si ingarbuglia. Ad aggiungere mistero contribuisce Calliope Hunt. Chi è? E qual è il suo legame con gli eventi?

Ciao a tutti voi, lettrici e lettori!
Oggi vi parlerò di un thriller affascinante e che vi farà entrare, fin dal primo capitolo, in un intreccio di segreti che avranno conseguenze fatali.
Si tratta di “Headlong. Una caduta rovinosa” scritto da Cynthia Harrod-Eagles e edito da Golem.

“Il labbro le si incurvò in un’espressione amara: il presente era di nuovo davanti ai suoi occhi. Hart poteva sentire il silenzioso pensiero che le attraversava la mente: Adesso tutto è cambiato.”

In “Headlong. Una caduta rovinosa” assistiamo al nuovo caso dell’ispettore capo Bill Slider che, sotto imposizione del comandante del distretto, dovrà fare di tutto per dimostrare che la morte di Ed Wiseman, agente letterario londinese, sia stata accidentale. Ma quando inizieranno a scavare a fondo nel passato dell’uomo ormai defunto, troppi intrighi e segreti verranno a galla, portando la mente di Slider su un unico binario: si tratta in realtà di un vero e proprio omicidio volontario. Con sarcasmo e scene dinamiche, ci addentriamo sempre di più in questo intreccio di amanti, ex dipendenti e segretarie. Tutti hanno qualcosa da nascondere e il colpevole è più furbo di quel che si creda.

“Quanti crimini erano figli di passioni frustrate, di gelosie erotiche o di un senso del possesso patologico; e nessuno di questi aveva a che vedere con l’amore, contrariamente a quanto dichiaravano coloro che avevano commesso le azioni criminose. Era la mancanza d’amore il vero movente, o la paura di perderlo. Era davvero importante, pensò, quella piccola e banale necessità di vere qualcuno da amare e che ti ami a sua volta; una cosa così universalmente ricercata, tanto semplice nei romanzi e nelle canzoni, ma altrettanto diabolica da ottenere nella vita reale e che faceva girare il mondo.”

Questo thriller è stato di ottima compagnia e, nel corso della storia, l’autrice è riuscita a trattenere la mia curiosità. Anche se, dopo aver letto molte storie simili, ho capito già più o meno a metà gran parte della conclusione, “Headlong. Una caduta rovinosa” non è risultato noioso.
Lo stile di scrittura è scorrevole, anche se le dinamiche di varie scene sono risultate estremamente ripetitive. Una nota negativa va all'uso non proprio corretto della punteggiatura. Non ho letto altre opere dell’autrice, ma in questa ci sono molti segni inutili dove potrebbe andare semplicemente un punto o una virgola. Però ci tengo a dire che questi sono dettagli più soggettivi e che io tendo a notare puntigliosamente in ogni lettura. È più forte di me!
Detto ciò, i personaggi li ho trovati poco originali. Il carattere di Bill Slider mi ricorda a tratti quello di John Constantine della DC misto allo Sherlock di Cumberbatch. Non è un personaggio particolarmente memorabile, ma ha comunque una personalità notevole.
Se siete alla ricerca di un libro thriller non troppo banale e con tantissimi intrecci e colpi di scena, “Headlong” fa al caso vostro!

Voto libro - 3.5





 

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Genere: Noir

Autore: Gioele Urso 

19 Novembre 

Torino, il cadavere di una ragazza di colore viene trovato sulle sponde del fiume Po. Il responsabile dell'indagine è il commissario Riccardo Montelupo, un poliziotto sui generis ma integerrimo e amatissimo dai suoi collaboratori. La scarsità di indizi e un muro di omertà rende complicato dipanare la matassa che si cela dietro questo omicidio, fino a che una fuga di notizie e la decisione di un cronista di pubblicare le immagini del cadavere martoriato daranno un'improvvisa accelerata alle indagini. In una Torino multietnica e postindustriale, in cui sfruttati e sfruttatori non sono sempre così distinguibili, si snoda una vicenda che mettere a dura prova il commissario Montelupo facendo vacillare anche alcune sue certezze.

Salve amici del Confine,
ho da poco terminato di leggere un libro firmato dalla penna di Gioele Urso, edito dalla casa editrice Golem edizioni, dal titolo "Calma & Karma. Torino rosso sangue", un bel noir ambientato nella città di Torino.

Il commissario Riccardo Montelupo è da poco tornato a Torino dalle sue due settimane di pausa forzata dal lavoro. È appena sceso dal treno quando si ritrova ad affrontare subito un caso di omicidio avvenuto alla stazione, senza contare l'altro caso irrisolto che vedeva come vittima una donna di colore, trovata morta sulle sponde del Po. Le cose sono complicate, non ci sono indizi né prove concrete, ma la fuga di notizie sull'omicidio fatte trapelare dalla stampa daranno modo al commissario di accelerare le indagini. Montelupo però non ha più certezze e non riesce a venire a capo di questa vicenda. Cosa sta succedendo davvero in città? Chi sta tingendo Torino di rosso?

Amici, è risaputo che molti di noi che amano leggere i thriller, soprattutto i noir, quando si apprestano a leggerne lo fanno principalmente per curiosità, o almeno io vengo sempre spinta dalla curiosità di sapere, di risolvere e di unire tutti i punti e gli indizi che l'autore ci regala man mano che si va avanti nella lettura. Quando ho letto la trama di "Calma & Karma. Torino rosso sangue" volevo seguire passo per passo il commissario Montelupo nelle sue indagini, e sentivo già il brivido dell'indagine, ma diciamo che ho avuto difficoltà nel terminare la lettura.

Ho fatto numerose pause perché la mia famosa curiosità nello scoprire le cose era morta sul nascere, ma mi spiego meglio.
Sin dall'inizio l'autore ha dato a noi lettori troppi punti di vista differenti, troppi personaggi, troppe cose tutte insieme da risultare quasi eccessivo e un po’ confusionario, non capivo più quale fosse il punto della storia. Non è da me abbandonare le letture quindi con un po’ di testardaggine sono riuscita a terminarlo. È un vero peccato che sia andata così all'inizio, perché i temi affrontati quali il razzismo, le differenze sociali della città, i giochi di potere dei grandi di Torino, erano il centro del problema dell'intera storia.

"Prima di tutto lo sgomento, poi la pena e infine l'egoistica considerazione che è meglio che a morire fosse stato un altro."

Il protagonista, il commissario Montelupo, è un personaggio che porta noi lettori a fidarci di lui, nonostante non si sappia nulla della sua vita privata, ci fidiamo ciecamente delle sue scelte che, il più delle volte, non seguono le regole della legge, ma confidiamo nel suo istinto per risolvere il caso. È difficile, però, venire a capo di questo caso, l'opinione pubblica non gli dà peso, la vittima è una donna di colore che sta ai margini della società e in quanto tale non viene data importanza alla sua morte, figuriamoci darle priorità.

Lo scopo dell'autore è proprio quello di fare luce su fatti che molto spesso vengono ignorati, a cui purtroppo la giustizia non dà molta importanza o viene data precedenza ad altro.
Gioele Urso è riuscito a dipingere alla perfezione la crudeltà che si nasconde all'interno della società, mettendo in luce le disuguaglianze nei diritti, dove vincono quasi sempre i grandi poteri.

“Calma & Karma” è molto più che un thriller noir, è un grido verso una società malata, dove i poteri forti si trovano nell’alto della catena e i più deboli, gli invisibili a cui non viene data importanza, sono alla fine, schiacciati dalla disperazione.
Bene lettori, vi lascio in compagnia di questa nuova lettura e del commissario Montelupo. Buona lettura e a presto.

 Voto libro - 3
 

 

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Genere: Narrativa

Autore: Marzia Pistacchio

4 febbraio 2021

"Una parmigiana da Dio" segna il ritorno di Marzia Pistacchio con i suoi racconti a volte "cattivi", a volte malinconici ma sempre e comunque "politicamente scorretti". Come sua abitudine la cucina fa da sfondo e tra un racconto e l'altro ci propina ricette sapienti. Un libro di passione e di sentimento, di forza e di coraggio, di trasgressione e di ricerca impreziosito dalle suggestive fotografie di Marco Toschi.

Ciao, lettrici e lettori!
Oggi sono qui per per parlarvi di un’uscita estremamente recente, che ho amato tantissimo per una serie di motivi che vi esporrò in seguito.
Si tratta di “Una parmigiana da Dio e altre storie” scritto da Marzia Pistacchio e edito da Golem.

"Eppure le donne fanno tutto, a volte con l’aiuto di qualche intruglio magico, a volte no. A volte con l’aiuto di altre donne, a volte no. A volte con l’aiuto di amorevoli compagni, ma a volte no. A volte, semplicemente, fanno tutto lo stesso e da sole, imprecando, inciampando e senza nemmeno un paracadute che si apra, con il santino del martire polacco della signora Kralewski in una tasca, e il balsamo di tigre nell’altra."

Marzia Pistacchio mette insieme tutto ciò per cui prova un profondo interesse in un mix di ricette culinarie e problemi sociali, raccontati quasi sottoforma di miti e leggende (come se fossero distanti dal nostro mondo odierno, quando invece sono più vicini di quanto pensiamo), trucco teatrale e fotografia. In poche parole, quest’opera è un connubio di arti e pathos.
È diviso in quattro parti:
-Le ricette della pancia eretica;
-Le ricette della pancia gravida;
-Le ricette della pancia itinerante;
-Le ricette che non so dare.
Ognuna di queste parti è dedicata a determinate tematiche e molte di queste sono dei tabù. Cose di cui nessuno parla, o cose di cui tutti sussurrano per paura di dare voce piena a problemi che, una volta pronunciati, si materializzeranno nella loro completezza e diventeranno più reali.
Marzia mette tutto nero su bianco, senza freni e controllo, come viene specificato anche nei ringraziamenti. È un ricettario cosmico da tenere stretto al cuore e di cui memorizzare tutti gli ingredienti.

"Tutti davanti al televisore, con il fiato sospeso e lo sguardo assonnato verso il cielo.
Staranno tutti a guardare la luna. E io guarderò te. "

Ho amato moltissimo quest’opera per la sua poetica (o teatralità).
Ci sono fotografie che dicono molto più di mille parole e racconti che nella loro brevità racchiudono grandi significati. Ci sono storie più aspre dei limoni e altre più dolci del cioccolato. Tutte sono accompagnate da spunti di riflessione. Nei racconti ci sono gli ingredienti e, dopo ogni storia, è scritto il procedimento.
Questo schema alternato si sussegue fino all’ultima parte del libro, ossia “Le ricette che non so dare”.
La prosa di Marzia è bellissima e scorrevole. Ci sono delle variazioni nel suo stile di scrittura a seconda della storia che si vuole raccontare, quindi gioca con vari registri linguistici. E lo fa da Dio, come la sua parmigiana (di cui, mi raccomando, le melanzane vanno fritte!). Mi sento di chiamare l’autrice per nome perché, leggendo il suo libro, è come se avessi stretto un legame con lei che va oltre l’amicizia o addirittura la semplice conoscenza.
Consiglio vivamente questo libro molto particolare e spero che vi colpisca tanto quanto ha colpito me!
Voto libro - 5







 

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Genere: Romance

Autore: Paola Gula 

Miranda conduce a Torino un’esistenza piatta all’ombra del fidanzato Guido che da alcuni anni decide della sua vita, obbligandola a dimenticare il passato di talentuosa traduttrice di testi di enogastronomia. Fabrizio è un famoso importatore di cibi e vini pregiati che gira il mondo a caccia di novità e prelibatezze rare. Si incontrano per la prima volta nello studio dell’avvocato Salerno per scoprire che il comune amico e mentore, Eugenio Mandelli, li ha nominati eredi universali di un ingente patrimonio investito totalmente in un’antica osteria di Cuneo che avranno facoltà di vendere o di gestire, purché lo facciano insieme. Sarà Miranda ad accettare la sfida e a gettarsi a capofitto in questa nuova impresa cambiando ancora una volta vita, mestiere e città. Con l’aiuto di una schiera di nuovi amici si trasforma in una moderna locandiera che poco alla volta riuscirà a convincere della sua bravura anche il suo reticente socio Fabrizio. Tra gli scorci affascinanti delle vie di Cuneo vecchia si dipana la storia di una donna che mentre va alla ricerca di se stessa trova amicizia, amore e qualche brivido di paura.


Salve lettori e lettrici del Confine!
Sono veramente felice di parlarvi di un libro che è stato per me una vera sorpresa: “La cantina dei tre lumi spenti” di Paola Gula, edito da Golem Edizioni.

Miranda Ravasi era una brillante traduttrice e un talento nel mondo dell’enogastronomia quando conosce Guido; con lui inizia una vita che la porta a stanziarsi a Torino e a diventare l’ombra di ciò che era (una vera e propria “sottona”, senza offesa).
Fabrizio Pinto ha saputo rivoluzionare l’azienda di famiglia, facendola diventare famosa nell’importazione di cibi e vini, è un giramondo a caccia di novità enogastronomiche.

Cosa hanno in comune? Un grande amico, quasi un padre per entrambi.
A farli incontrare sarà proprio la morte di Eugenio Mandelli. L’amico, infatti, prima di morire, ha nominato entrambi suoi eredi universali.
L’eredità consiste principalmente in un progetto al quale Eugenio si è dedicato fino alla morte proprio per loro: “La Cantina ‘d tre lum destis” (La Cantina dei tre lumi spenti, per l’appunto).
I due sono liberi di accettare l’eredità o di rifiutarla, di farne ciò che vogliono, il vecchio Eugenio non voleva imporre niente a nessuno, ma…

“È vero che le volontà di Eugenio vi lasciano liberi di vendere la Cantina, ma solo se vendete entrambi. In sostanza siete legati, sia che vogliate tenerla, sia che vogliate venderla. Dovrete trovare un accordo fra voi.”

Da un accordo, dal profumo di un passato mai vissuto e di un futuro ancora da scoprire, i due si ritroveranno tra le vie di Cuneo ad affrontare se stessi e una popolazione decisamente complessa.

“Miranda andava incontro spavalda al suo persecutore per affrontarlo armata di... una padella.”

Non so dirvi cosa mi aspettassi da questo romanzo, ma sicuramente non quello che ho trovato: critica a una realtà tristemente diffusa, riferimenti a opere letterarie, intrighi amorosi e non. Soprattutto non mi aspettavo di entrare così in sintonia con i personaggi.
Cosa mi ha spinto allora a leggere questo libro? Semplice, la descrizione della combo di cibo, vino, città storica e l’alone misterioso che emanava!
Uno dei pochi casi nei quali la realtà supera le aspettative.
Il romanzo è scritto in terza persona, comunicando di volta in volta il punto di vista di questo o di quel personaggio. L’inizio è un po’ lento e può provocare l’orticaria a qualsiasi essere che abbia sviluppato del senso civico nell’ultimo secolo, ma basta qualche pagina e si assiste a un crescendo di coinvolgimento che coincide con il fantastico sviluppo della nostra Miranda.

La particolarità che ho apprezzato di più di questo romanzo è, senza dubbio, la caratterizzazione dei personaggi e la loro evoluzione. Così come l’accurata ricerca sui luoghi, sui dialetti e sul mondo enogastronomico.
Però, (ebbene sì, c’è un “però”) alcuni passaggi mi sono sembrati un po’ affrettati, soprattutto il finale: non mi sarebbe dispiaciuto un epilogo più “completo”.
Mi è sembrato di gustare un buon calice di rosso e poi bere tutto d’un sorso quel che resta, guastandone il sapore (per restare in tema).

Nonostante questo, non posso fare a meno di consigliarvi la lettura di questo libro, così come ho già fatto con tutte le mie amiche!
Buona lettura e alla prossima!

Voto libro - 4.5



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Autore: B. Panetta, G. Morozzi

Genere: Racconti

Venticinque autori, tra scrittori pluripubblicati, scrittori esordienti o semi-esordienti, artisti, musicisti, sono coinvolti in questo progetto che ha per protagonisti il mare e la musica. Da Chopin su un roccioso lungomare fino ai Cure sulla Riviera romagnola, da Debussy a Ventotene fino a Battisti sulla spiaggia di Vasto, dalla Madame Butterfly su una piccola isola fino alla Rapsodia in blu di fronte alle onde, senza limiti di genere né musicale né letterario, in una continua variazione di stili.


Recensione

Ciao, lettrici e lettori!
Di recente ho letto una raccolta di racconti molto interessante e di cui vi parlerò oggi.
Si tratta di “Onda Variante”, edito da Golem Edizioni.

“Onda Variante” contiene in sé ben venticinque racconti, ognuno scritto da un autore o autrice differente. Tutte le storie sono accomunate da due elementi in particolare, ossia il mare e la musica.
È un libro che ti fa viaggiare con la mente e ogni storia è in grado di trasportarti in quei luoghi magici e a lasciarti cullare dalle onde a suon di note, dal pop alla musica classica.
Gli autori che hanno permesso a questa magia di toccare il cuore del lettore sono, in ordine alfabetico: Alberto Andreoli Barbi, Elisabetta Bagli, Stefano Bonazzi, Paola Bottero, Fabio Bussotti, Antonella Cavallo, Caterina De Mari, Tommaso Franco, Graziano Gala, Antonino Genovese, Andrea Guglielmino, Laura Manfredi, Luca Martini, Danilo Masotti, Francesca Viola Mazzoni, Gianluca Morozzi, Massimo Padua, Barbara Panetta, Paolo Panzacchi, Marco Proietti Mancini, Luca Raimondi, Luca Ribani, Nella Salvadori, Patrizia Sorcinelli, Alessandro Viale.

“In quell’istante, gli pare che entrambi stiano ascoltando la medesima melodia, la musica del mare, quel suono che tante volte ha cercato di cogliere e di mettere nelle composizioni che eseguirà si lì a poche ore.” (tratto da “La Mer”, racconto di Luca Martini)

Questo libro è stato di una dolcezza unica. Ho assaporato ogni momento e storia, dalla più nostalgica alla più felice. Mi succede raramente di apprezzare proprio tutti i racconti di una raccolta, poiché tendo a essere molto critica e a indicare subito il minimo difetto, ma qui sono quasi inesistenti.
Qualche racconto è risultato forse più lento di altri, un po’ dispersivo, portandomi più volte a rileggere le stesse frasi per capire bene cosa stesse accadendo oppure quali fossero le riflessioni dei personaggi. Ma, al di là del ritmo narrativo, sono tutte storie che mi hanno trasmesso una sensazione di malinconia estremamente piacevole. Ho amato i riferimenti musicali che, nella loro moltitudine di generi, hanno risvegliato in me emozioni distinte, come solo la musica sa fare.
Devo svelarvi che, crescendo, ho maturato sempre più paura nel mare e nelle sue onde imprevedibili, quindi nei periodi estivi tendo ad andarci il meno possibile. Ma questi racconti, seppur nella loro brevità, mi hanno riportata indietro nel tempo, a quando questo timore non esisteva e mi lasciavo cullare, per minuti che sembravano infiniti, da quelle stesse onde da cui oggi sono in fuga.
Mi ha fatto immaginare il suono del mare che si infrange sugli scogli o sul bagnasciuga, e ha risvegliato in me tantissime sensazioni diverse e in contrasto tra loro.

Se cercate un turbinio di emozioni e amate immensamente la musica, vi consiglio caldamente di leggere “Onda Variante”!


Voto libro – 4.5




 

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Genere: Gialli e Thriller

Autore: Marco Paracchini


Tokyo, 2020. Sugli argini di un fiume viene trovata una valigia. Al suo interno c'è una ragazza fatta a pezzi. Questa scoperta raccapricciante si rivelerà ben presto essere il primo tassello di una serie di omicidi assurdi e incomprensibili. Chi si nasconde dietro a questi delitti? Il profiler Kenzo Tanaka, investigatore privato con grandi abilità deduttive, affiancherà ancora una volta l'ispettore Gamanote in una corsa contro il tempo per fermare l'artefice di questi orrendi delitti. La città di Tokyo fa da sfondo alle vicende narrate, ed emerge un lato di questa metropoli che non è quello luccicante degli appassionati di anime e manga. Il lato oscuro della città fa da contraltare alle anime nere che popolano le pagine del romanzo, in una vicenda in cui nessuno è come sembra e tutti nascondono terribili segreti.

Recensione

Ciao, lettrici e lettori!
Sono qui per parlarvi di un thriller terrificante che mi ha attirata subito per la trama avvincente.
Si tratta de “Il mutilatore”, scritto da Marco Paracchini e edito da Golem.

“Portiamo più cicatrici dentro all’animo che sull’epidermide e di tutti gli errori che facciamo è sempre e solo il tempo che ci presenta il conto. Lo dice sempre anche mio zio italiano: “La vita è come una cena al ristorante, alla fine del pasto ti viene presentato il conto. Nessuno può alzarsi dal tavolo senza aver pagato il suo”.”

“Il mutilatore” è un libro agghiacciante. La sua storia ha inizio con il ritrovamento di una valigia alquanto sospetta, pesante e chiazzata di sangue, in un piccolo corso d’acqua nei pressi della stazione di Ochanomizu. Quando una poliziotta interviene per scoprirne il contenuto, rimane nauseata da ciò che ha davanti: un corpo femminile mutilato, a cui manca però il busto.
Il caso viene affidato all’investigatore privato Kenzo Tanaka e all’ispettore Gamanote, che si metteranno sin da subito alla ricerca dello spietato assassino per fermarlo in tempo, prima che mieta altre vittime.

“È proprio il sistema sociale che è sbagliato eppure viene nutrito giorno dopo giorno con l’insensatezza della contemporaneità: si dà lode al sangue, si oscura l’amore e il sesso.”

“Il mutilatore” è stata un’opera spaventosa, ricca di suspense che aumenta pagina dopo pagina, non dando via di scampo al lettore e trattenendolo fino alla fine.
La prosa è semplice ma non banale. Ho apprezzato l’utilizzo costante di termini giapponesi, con delle note al margine che hanno sicuramente aumentato la mia curiosità e le mie conoscenze.
Non è stato un libro semplice da leggere, poiché composto da varie dinamiche complesse e momenti riflessivi. Molte scene mi hanno costretta più volte a chiudere gli occhi, come ha fatto lo stesso ispettore quando ha notato il contenuto della valigia in uno dei primi momenti di questa storia. Avrei preferito un ulteriore approfondimento su alcuni personaggi, poiché ce ne sono stati molti e varie volte sono entrata in confusione, non permettendomi di simpatizzare con loro.

"Penso anche che alcuni lavori ci strappano il senso della vita e più passa il tempo, più mi rendo conto che certe cose non riusciamo più a tenerle in un pugno."

Ci sono due cose che ho amato maggiormente: il prologo e il finale.
Forse sembrerà assurdo, ma ho riletto il prologo più volte, poiché mi è piaciuto il contatto diretto con il lettore prima ancora di avvicendarci nella storia.
Sul finale, ovviamente, non dirò nulla, se non che resterà impresso nella mia mente per la sua semplicità piena di spunti di riflessione.

Sarah

Voto libro - 4




 

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